Utah Jazz Preview: l’anno delle risposte

Quin Snyder è una bravissima persona prima ancora di essere un’enciclopedia del gioco. Parola di Ettore Messina, che spende bellissime parole su di lui in “Basket, uomini ed altri pianeti”. I due, conosciutisi a Los Angeles sotto l’ala di Coach Mike Brown, si sono trasferiti a Mosca per allenare il CSKA. Snyder ha esercitato un lungo periodo di praticantato e l’anno europeo è solo una delle ultime tappe del tour che l’ha portato ad essere head coach in NBA. Prima di conquistarsi il posto nel 2014, è stato, tra l’altro, a Duke sotto Coach K. Ha allenato per anni Missuori (non proprio Kentucky) poi in D-League ad Austin. Insomma, uno che di gavetta ne ha fatta.

Il playbook di Coach Snyder, inizialmente pieno di giocate in post alto e blocchi lontano dalla palla, si è arricchito con diverse giocate per Hood. In linea di massima, quando si spegne la luce si butta la palla in post a Favors e Derrick ti prego pensaci tu. Come pace, statistica che di per sé dice poco, è decisamente in controtendenza col resto della Lega: nell’ultima stagione regolare Utah ha corso meno di chiunque altro.

Credits to: www.purpleandblues.com, via Google

In totale, ogni possesso dei Jazz dura più di 16 secondi. Non eccelle nelle statistiche relative agli assist o alle palle perse (d’altronde, se sei costretto a far giocare Neto e Mack per così tanto…), ma sotto canestro fa benissimo: ha il quarto offensive rebound rate della Lega e Rudy Gobert deve ancora far vedere tutto ciò che il suo fisico da atleta del ventiquattresimo secolo gli permette.

Un giocatore di cui spesso si parla poco, ma di cui Snyder ben conosce le peculiarità, è proprio Derrick Favors (a.k.a. il Paul Millsap della Western Conference). Il prodotto di Georgia Tech ha da poco compiuto 25 anni ed è sotto contratto per altre due stagioni. Proprio questo favorevole monte ingaggi (uno dei più bassi della Lega) rende i Jazz una seria candidata ai free agents della prossima estate, tra i quali spuntano i nomi (a meno di options varie) di Blake Griffin, Danilo Gallinari, Serge Ibaka, Derrick Rose e Jeff Teague. Sui rinnovi di Gobert, Favors e Hayward si è sbilanciato anche Zach mammasantissima Lowe: evitare una situazione stile Harden-OKC è il principale obiettivo di Snyder e della dirigenza.

Se è vero che per ora l’importante è solo il fatto che giochi, Dante Exum potrebbe avere diversi minuti con George Hill: l’australiano è infinito, l’ex Pacers è una delle migliori guardie difensive del circuito. Usarli insieme significa creare parecchi problemi senza uccidere le spaziature. Il figlio di Cecile, membro dei Tar Heels di Micheal Jordan, è un tiratore migliorabile, mentre Hill è oltre il 40% dall’arco.

Per saperne di più sull’impatto di Hill a Salt Lake City vi rimandiamo al solito super lavoro dei ragazzi di BballBreakdown. O forse ha preso la diawite e vuole solo farsi foto belle.

Immaginate la faccia che deve aver fatto un perfezionista come Snyder quando ha sentito che il suo miglior giocatore si è fratturato l’anulare della non-shooting hand – dice la leggenda – incastrando il dito nella zip di una felpa. Lo sviluppo di Trey Lyles come playmaking four dovrebbe tuttavia far pesare meno la mancanza del prodotto di Butler in quel piatto acquitrino che è l’inizio azione dei Jazz.

IL COACH

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Pubblicato da
Michele Pelacci

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