Tyson Chandler non rinnega i Suns: “Sono venuto qui per un motivo…”

In Arizona sono tempi duri, durissimi per un tifoso NBA amante dei Phoenix Suns. Il licenziamento prima di due assistant-coach, seguito poi da quello fresco-fresco di Jeff Hornacek con interessamento a Steve Nash (non ricambiato) riflette l’andamento lento, lentissimo, di una squadra che si trova nei bassifondi della classifica con 14 vittorie e 35 sconfitte (14 consecutive in trasferta).

Ma non è un dispiacere solamente per i tifosi, anche chi questa estate aveva apposto una firma ad un contratto da 52 milioni di dollari in 4 anni credeva, e tutt’ora crede, in un futuro brillante. Tyson Chandler, il centro dei Suns, è stato vicinissimo al terzo ritorno coi Dallas Mavericks dopo aver chiuso la parentesi coi Knicks, ma i texani si erano fiondati su DeAndre Jordan, che dopo settimane di promesse è tornato a Los Angeles, rovinando i piani di chiunque. Ora il momento è duro, ma Tyson è uomo di parola:

“Non abbandono la nave” ha dichiarato prima della partita della scorsa notte. “Se l’organizzazione decide di scambiarmi o qualcosa del genere allora non potrò farci niente, è una cosa al di fuori del mio controllo. Ma io sono venuto qui, e l’ho fatto per una ragione. Pensavo che questa squadra fosse giovane e promettente e volevo farne parte per cercare di aiutarla a raggiungere il livello successivo. Mi sento ancora in grado di poter raggiungere questo obiettivo e sento ancora che questa organizzazione possa fare lo stesso. Chiaramente alcune cose devono cambiare affinché possa accadere, quando ero a Dallas o anche a New York, riuscivo a farmi sentire dai compagni di squadra. Li incitavo e loro si caricavano, i ragazzi un po’ più esperti lo capiscono. Qui invece le cose sono più difficili, personalmente non lo reputo il posto giusto per quel tipo di ruolo di leader vocale che ho ricoperto in passato semplicemente perché siamo in una situazione in cui non riusciamo a competere e le uniche parole che posso dire fanno riferimento alla consolazione.”

Parole da capitano, di chi ha vinto un anello (nel 2011) e vuole costruire basi solide per una franchigia che naviga nel mare della confusione.

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Pubblicato da
Michele Ipprio

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