Categorie: Editoriali NBA

Cultura allo sport? La domenica calcistica insegna…

Una delle cose più belle e importanti dello sport è decisamente la cultura che ne deriva dal praticarne uno. Ci sono un’infinità di sport al giorno d’oggi, tra conosciuti e non. Basta pensare alle battute sul curling, al cricket o a tutti gli sport estremi, se non quelli motoristici o ancora sport di mare come surf, vela e molti altri. Senza dimenticare gli sport invernali, tra i quali troviamo una vera e propria marea di discipline. Quello che si dice però, è che i più importanti per lo sviluppo personale e sociale di un individuo siano senza ombra di dubbio gli sport di squadra. In Italia, tra i più noti troviamo il calcio, il basket, la pallavolo e il rugby. Soprattutto il primo. Ma siamo sicuri che questo sport, in Italia, sia culturalmente utile? Analizziamo per un istante la situazione: ogni domenica, ogni fine settimanta, non si fa altro che sentire polemiche per l’arbitraggio, per un rigore non dato o dato, per un fuorigioco che c’era o non c’era, per un fallo da rosso o da giallo e chi ci metterebbe pure l’arancione.

Ammettiamolo: il calcio non è assolutamente regolato come dovrebbe. E magari qualcuno direbbe che c’è una mafia di sottofondo che gestisce il tutto, e che queste imprecisioni non sarebbero altro che la loro arma migliore. Il racket di scommesse e partite falsate che di anno in anno continuano a languere il nostro calcio sembrerebbe una palese conferma. Se poi ti ritrovi infiltrati di queste vere e proprie mafie tra giocatori e allenatori, i cerchio si chiude.

Ma dimentichiamoci tutto ciò, visto e considerato che perfino il più grande sportivo di sempre è stato accusato di scommettere su partite della lega per cui giocava (anche se poi, dopo queste accuse, ha deciso giustamente di darsi al baseball, capendo però di non essere proprio così portato come sperava). Il concetto chiave è la mentalità che sta dietro a due sport di punta quali il calcio e il basket, o il rugby. O il football per americanizzare ancor più il discorso. Se nel calcio troviamo un concetto più pressapochista e soprattutto tendenzioso, nel basket c’è una situazione completamente opposta. I giocatori tendono a voler dimostrare la loro superiorità, rialzandosi dopo un antisportivo, cercando di non dare a vedere le loro debolezze di fronte agli avversari, cercando di non simulare (azione contro la quale pesano gravi multe dalla lega). Come si può dimenticare il trash talking di Bird, oggi portato avanti dal suo erede Garnett? O i flagrant di Metta una partita si ed una no? Ma gli avversari non vogliono farsi vedere sconfitti. Forse tutto ciò risiede nell’animo dei giocatori militanti nella Nba, provenienti per la maggior parte da bassifondi e ghetti dove si impara a sopravvivere ancor prima che a vivere.

Nello sport giocato solo con i piedi, invece, si tende alla furbata, allo restare a terra doloranti anche quando non si viene nemmeno toccati. Certo, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono giocatori e giocatori, sicuro. Basta pensare ad un Pirlo, o uno Zanetti del caso. Ma lasciamo stare le eccezioni, immaginate anche solo per un istante a cosa sono sottoposti i giocatori di rugby, ai contrasti e placcaggi che avvengono all’interno di una partita. E immaginate se le sanzioni per le simulazioni gravassero sui calciatori di Serie A tanto quanto gravano sui giocatori Nba, anzichè qualche squalifichetta. Immaginate di mettere in campo tre arbitri competenti (lasciamo stare quelli di porta) più i due guardialinee, che su un campo da gioco grande almeno quattro volte un campo da basket sarebbe il minimo. Immaginate cosa sarebbe il calcio con la moviola in campo. Quante meno prese in giro i tifosi paganti possano prendere a fine partita, sia che la loro squadra risulti vincente o meno. Ma forse questa è solo utopia. Chi mai può volere tutta questa tecnologia in uno sport così?

Per non dimenticare, di seguito il video che più di tutti può farvi capire la sottile differenza culturale che passa tra due sport alquanto diversi.

 

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