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Kevin Durant nei panni del «cattivo»: ” Volevo provare questa sensazione”

Kevin Durant si è raccontato in un’intervista con Bill Simmons su The Ringer Podcast Network

Durant

“Buoni o cattivi non è la fine…” Il celebre ritornello di Vasco  dev’essere frullato in testa a Kevin Durant molte volte dall’ultima Free Agency. Le reazioni alla sua decisione di unirsi a Golden State, inutile dirlo, l’hanno molto turbato,  ma il numero 35 ha impiegato solo pochi mesi a lasciarsi scivolare addosso tutte le critiche per concentrarsi solo sulle questioni di campo.

Durant è stato recentemente ospite di Bill Simmons su The Ringer Podcast Network. Si è parlato della riabilitazione e, come inevitabile,  del passato ad Oklahoma City, con particolare attenzione agli incroci stagionali tra i Thunder e  i Golden State Warriors . L’accoglienza ricevuta al suo ritorno in Oklahoma non sembra aver sorpreso Durant:

Se fossi un tifoso di quella squadra e fossi nei loro panni avrei fatto la stessa cosa. Penso che ad un certo punto della tua carriera, se sarai considerato uno dei migliori, dovresti volerti sentire amato e odiato. Io ho provato [questa sensazione]. Volevo sentire cosa vuol dire essere dall’altra parte. 

Durant ha speso qualche parola per descrivere la reazione di segno opposto avuta dalla madre nell’osservare l’accoglienza del pubblico in occasione del ritorno ad OKC:

È una mamma. Non vede le cose dalla prospettiva di un tifoso. Vede tutto ciò come… sono stata qui così a lungo, ho fatto così tanto per la comunità, per la squadra e l’organizzazione […] Lei pensa che io dovrei essere lodato per questo. Io, da parte mia, e Rich [Kleiman, agente di Durant] le dicevamo – Non penso tu capisca cosa sta succedendo- […] pensava davvero fosse un ritorno a casa.

Durant ha proseguito rievocando  i giorni precedenti la fatidica «decision»:

Ero come in una specie di mondo professionale fantastico. Non c’era nessun tipo di odio, non c’erano tabloid. Stavo vivendo in una vera… bolla. […] Poi quando ho lasciato ero come scioccato […] 

Un ultimo pensiero sull’infortunio che ha tenuto in apprensione l’intera NBA:

La prima diagnosi che abbiamo avuto diceva che mi ero rotto la gamba, fratturato la tibia, ciò necessita di una riabilitazione di 4-5 mesi. Sono semplicemente scoppiato in lacrime, pensavo -No, non di nuovo- 

Fortunatamente la riabilitazione procede per il meglio e il rientro in campo si avvicina.

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