Appunti Tattici: Kawhi Leonard Reloaded

Appunti Tattici: Kawhi Leonard Reloaded

La stella degli Spurs sta continuando il suo processo di crescita. Per la gioia di tutti noi

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Avete mai provato la sensazione di sapere se siete svegli o state ancora dormendo? Se amate la NBA e passate le notti a fare zapping sul League Pass sapete di cosa sto parlando. Ma siete sempre sicuri che quello che avete visto è successo realmente? Ad esempio, potete dire con certezza che l’inizio di stagione di Kawhi Leonard è qualcosa di reale? Forse è solo il frutto della vostra immaginazione. E se fosse solamente la proiezione mentale del vostro io digitale? Kawhi Leonard sta migliorando la sua pallacanestro con una precisione ai limiti del credibile, come se la sua ascesa all’Olimpo dei giganti fosse l’inevitabile soluzione del destino finale di un Eletto.

Kawhi Leonard sembra essere entrato in una realtà che non possiamo capire, realtà che al tempo stesso permea il nostro concetto di esistenza. Una realtà talmente abbagliante da impedirci di realizzarla completamente, che culla quella sensazione impercettibile che non ci permette di capire se siamo svegli o stiamo ancora dormendo. Che cos’è reale? Come possiamo definire Kawhi Leonard?

Segui il coniglio bianco…

Abbiamo ancora tutti negli occhi la sua straordinaria evoluzione della passata stagione. Un’esplosione che ci sembrava tanto incredibile quanto definitiva, atta a ricollocare l’esterno degli Spurs come uno dei giocatori più completi della lega; non solo un difensore imbattibile capace di marcare chiunque, anzi di esasperare a tal punto gli attaccanti da portarli ad una crisi nervosa, ma anche punto di riferimento offensivo grazie alla consapevolezza di un jumper molto più solido.

Jumper che tra le altre cose gli ha permesso di diventare uno dei giocatori più efficienti da tre punti, chiudendo la stagione col 44.3% da fuori. Aspetta cosa? Kawhi Leonard è stato in grado di migliorare questo fondamentale di quasi 10 punti percentuali in una sola stagione (se vi state chiedendo se è una cosa normale, no, teoricamente non lo è).

Il lavoro di Chip Engelland ― probabilmente l’allenatore di tiro più bravo della lega ― paga sempre i suoi dividendi, ma la facilità con cui Leonard è in grado assimilare e riproporre è impressionante, quasi come fosse soltanto la realizzazione di un destino che si doveva compiere. I suoi allenamenti devono trattarsi di lunghissime sessioni di assorbimento dati dove i programmatori segreti di San Antonio gli installano nel software milioni di tera-byte di pallacanestro, e nelle quali Kawhi Leonard accresce il suo potere sfidandosi in un uno-contro-uno infinito con un Mistico Profeta.

Già nella passata stagione era in grado di padroneggiare talmente bene il suo equilibrio offensivo da far gridare allo scandalo. Kawhi Leonard è un cyborg! È un’invenzione della CIA (nella quale Popovich ha lavorato) per controllarci! In realtà Leonard è semplicemente un’entità superiore che sta ascendendo tra noi comuni mortali. Kawhi Leonard è l’Eletto.

Quello che Leonard vede quando entra in campo.

Si può dire che Leonard nella scorsa stagione abbia aperto finalmente gli occhi, sia uscito dal torpore della sua precedente esperienza di vita ed abbia realizzato che il suo scopo rappresenta qualcosa più grande di lui, di noi, di tutto. Quello che avevamo visto l’anno scorso era soltanto la realizzazione della propria forza, ed una volta ultimata, Kawhi Leonard ha semplicemente continuato a fare quello per cui è nato. Migliorare ed evolversi. Mostrarsi al Mondo come l’anomalia in grado di ripristinare la pace.

Nella metà campo difensiva Kawhi ha raggiunto un livello di dominazione soffocante. Spesso non difende neanche più secondo i canoni classici fatti di scivolamenti laterali e letture difensive, ma travolto dalla noia, si limita a sradicare letteralmente la palla dalle mani degli avversari per poi andare in campo aperto. È come se la sua capacità celebrale viaggiasse al doppio a quella degli umani che lo circondano.

Nella vittoria all’esordio contro gli Warriors lo ha fatto con Curry, il miglior ball-handler della lega, facendolo sembrare un recupero quasi scolastico e correndo in campo aperto per una comoda schiacciata. Nella partita contro i Sacramento Kings lo ha fatto per due azioni consecutive, entrambe su Ben McLemore che si è visto portare via la palla due volte nel giro di due minuti scarsi con la stessa facilità con cui voi riuscite a sollevare un cucchiaio. Poi ancora contro Miami e contro New Orleans. Quando si è l’Eletto non basta sollevare il cucchiaio, bisogna anche piegarlo.

Immaginatevi che sensazione tremenda dev’essere quella di non avere mai la certezza di controllo.

Ma è in attacco dove Kawhi Leonard ha fatto registrare l’evoluzione più marcata. Nonostante un inizio al tiro pesante al di sotto delle medie dello scorso anno ― per adesso viaggia solo con il 39% di media, che scempio ― Leonard ha alzato il suo fatturato portandolo ad oltre 27 punti a sera che lo rendono uno dei dieci migliori realizzatori della lega mettendo a referto quattro partite da 30+ punti nelle otto disputate dagli Spurs finora. Per intendersi, nella passata stagione ne aveva collezionate quattro, ma in tutta la stagione.

Ha catalizzato l’attacco degli Spurs come non succedeva dai tempi di Tony Fulmine di Fuoco Parker (nell’epoca in cui i playmaker erano più tradizionali) e il 34.2% di Usage Percentage ― quasi raddoppiato dal suo ingresso nella NBA ― è la dimostrazione di chi sia il nuovo padrone dell’Alamo. Ah, a tempo perso Kawhi ha deciso di diventare anche il miglior tiratore di liberi del mondo visto il 97.2% frutto di 69 centri su 71 liberi tentati. No, non è uno scherzo.

Leonard sembra essere capace di assorbire anche le qualità degli avversari che ha marcato, incamerandone i movimenti e sapendoli rieseguire con una fluidità disarmante. Ad esempio qui contro i Kings segna un canestro à-la-Kobe Bryant dopo una doppia esitazione usando solo le spalle ed il classico movimento posturale per distanziarsi quel tanto che serve dal difensore per segnare un fadeway di elevata difficoltà. O qui contro Utah prendendo potenza con una spin-move da running back NFL, lasciandosi franare addosso Gobert ― uno dei migliori lunghi difensivi della lega ― senza che questo gli impedisca di portare a casa canestro più fallo. Qualcuno ha detto LeBron James? O entrare sotto il braccio del difensore dopo la partenza dal palleggio conquistandosi due tiri liberi come nemmeno il miglior Kevin Durant. O segnare una tripla dal parcheggio manco fosse Curry o Lillard.

Kawhi Leonard è capace di cosa paranormali come solo i prescelti sanno fare e adesso che la forza scorre consapevole dentro di lui strane situazioni si stanno verificando. Ne ho ritagliati tre che spiegano meglio di tutti perché Kawhi Leonard è il nuovo Neo.

Partiamo dal più semplice. La sicurezza del suo tiro e la completa e totale visione di cosa succeda attorno a lui gli permettono di giocare costantemente sotto controllo. Questo aiuta quando ti arriva uno scarico sporco nell’angolo che devi convertire in tre punti. Certo aver imparato a muoversi a tripla velocità schivando pallottole deve averlo aiutato molto nel superare i close-out degli avversari.

Kawhi Leonard fa della componente mentale una delle fondamenta del suo gioco. La concentrazione è alla base di ogni miglior giocatore difensivo back-to-back (con three-peat in vista) che si rispetti. La mente di Leonard è capace di esercitare un controllo totale sui propri avversari al punto di riuscire pure a fermali o a farli correre in direzioni sbagliate.

I difensori degli Heat si aprono inconsapevoli che la loro non è il classico esempio di mis-comunication ma bensì il risultato di una piegatura della realtà da parte di Kawhi Leonard. Il prossimo step sarà quello di fermare una pioggia di pallottole.

Il dominio psico-fisico che Leonard è in grado di esercitare su tutto quello che lo circonda ha raggiunto livelli irreali, come detto. L’aver dovuto affrontare centinaia di pericolosi agenti federali gli ha permesso di imparare a come destreggiare intere difese. Anche difese organizzate e dalle braccia lunghissime come quella di Utah, la quale tenta di oscurargli ogni angolo visivo. Ma questo non è un problema per Kawhi Leonard che con la flessibilità di un giunco mosso dal vento danza una sorta di ju-jitsu sopra un piede perno talmente solido da sembrare etereo. Obiettivamente l’unico modo per credere che questa azione sia reale è pensare che sotto il palazzetto i fratelli Wachowski stiano alterando la realtà con una massiccia dose di effetti in CGI.

La crescita di Kawhi Leonard però potrebbe essere ancora lontana dall’essere finita e Zion è sembra ancora molto lontana. L’essere il 5-tool player più forte della lega potrebbe non essere sufficiente. Potremmo provare a chiedergli come mai non sembri mai accontentarsi, del perché persista in questo processo di rivoluzione ― alla quale non vediamo l’ora di continuare ad assistere. Considerando la natura introversa del personaggio difficilmente otterremo delle risposte soddisfacenti, ma forse va bene così. Kawhi Leonard ha scelto di essere così. Ha scelto la pillola giusta e adesso combatte per qualcosa più grande di lui. Alla fine, forse, non era impossibile. Soltanto inevitabile.

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