The Dark Side of the Game 1/8: Lloyd Daniels

The Dark Side of the Game 1/8: Lloyd Daniels

“Perché la luce sia splendente, ci deve essere l’oscurità” recitava l’empirista Bacone al capezzale della corte Inglese di fine ‘500. In questa rubrica settimanale, vi racconteremo appunto di “otto odiosi”, la parte oscura del gioco, senza cui le luci non sarebbero poi così abbaglianti.

Per iniziare insieme questa catabasi nel versante torbido della palla a spicchi, abbiamo scelto come punto di partenza uno che, paradossalmente, il nome da duro non ce l’ha neanche un po’. All’anagrafe il preso in causa fa: Lloyd Daniels, ma questo interessa relativamente. Perché nei selciati newyorkesi in cui è cresciuto, ciò che conta è the nickname, il soprannome.

E il nostro uomo risponde a quello di: Swee’ Pea. Swee’ Pea? Swee’ Pea! “Pisellino”, il personaggio tratto dal fumetto di Elzie Crisler Segar, conosciuto all’unanimità come il figlio adottivo di Braccio di Ferro, che per fisionomia è il riflesso di Lloyd Daniels stesso.992110b7988ff705d1999b927b8eda55 Sì ma, nel ghetto anni ’70-’80 risolvevano le dispute con le .44 Magnum e la droga passava sulle tavole con frequenza spesso superiore a quella del pane. Uno con un nome del genere è cibo per cani in meno di un mese. Non esattamente.

Innanzitutto, Daniels nasce a Brownsville nel Brooklyn, diciamo non proprio il quartiere della Grande Mela in cui la Lonely Planet consiglia di portare i bambini a spasso. È  il figlio del prototipo della famiglia americana in-felice. Il padre, con atteggiamento ponziopilatico, se ne lava le mani e abbandona il tetto coniugale prima ancora che Lloyd veda la luce. La madre invece muore quando Daniels ha solo 4 anni. Cresce con la nonna, istruito a playground e malavita.

A 10-12 anni, Lloyd fumava Sinsemilla e Skunk spesso e volentieri e beveva cose che un bambino non dovrebbe neanche vedere, figuriamoci ingerire. A 13 spacciava. A 15, era alcolizzato e drogato. Scuola? Neanche a parlarne; era un analfabeta, un dislessico per la precisione, che però portava palla come Magic e tirava come Larry Bird.

credits to: "ballislife.com", tramite Google
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Lloyd possedeva una comprensione mistica del gioco, mostrava insomma i sintomi di quello che gli americani chiamano in gergo: The Disease, la malattia per la pallacanestro. Trascorreva intere giornate girovagando per i playground newyorkesi. Sfidava, e regolarmente umiliava, gente come Walter Berry, Pearl Washington e Rod Strickland, futuro Oak Hill Academy, DePaul ed NBA.

A 17 anni Daniels era il miglior liceale d’America, considerato il giocatore più forte della Mela dai tempi di Jabbar; persino Manigault gli era un gradino sotto. Ma con un livello d’istruzione semi nulla ed un pellegrinaggio ininterrotto attraverso ben cinque high school, da cui venne puntualmente espulso per comportamento poco ortodosso, non sembrava avere chances di approdare al college.

credits to: "Grantland", tramite Google
credits to: “Grantland”, tramite Google

Tuttavia, su di lui aveva messo addosso i propri occhi sonnolenti il compianto Jerry Tarkanian. Tarkanian, figlio d’immigrati armeni scampati al genocidio del ’15, era a quel tempo Head Coach dei Running Rebels a UNLV, e si era fatto un nome in quanto “specializzato” nel recupero di talenti problematici. È  l’uomo che fa per Daniels, che è un predestinato senza dubbio, ma a forte rischio di dissipare il dono dell’Onnipotente nella tossicodipendenza. Con lui, Tarkanian decise di tentare il triplo salto mortale senza rete. Lo parcheggiò ad un junior college di Mount San Antonio, nel tepore Californiano, sotto tutela quasi cautelare del proprio assistente di fiducia. Qui, Lloyd migliorò il proprio rendimento scolastico, fino a diventare finalmente pronto per l’approdo a Nevada-Las Vegas. È fatta? Triplo salto mortale eseguito con successo? Non è andata proprio così.

Swee’ Pea venne pizzicato in una “crack house” prima ancora di disputare un allenamento con i Rebels. Sfiga volle che non solo il fattaccio fosse ripreso in live-tv da un emittente locale, ma che ad assistere in prima persona ci fosse niente meno di: Nancy Reagan. Se il nome vi dice qualcosa, non vi state sbagliando; era la moglie del Presidente in carica Ronald.

That’s enough

dice Tarkanian. In realtà, non era abbastanza affatto. Si scoprì infatti che il rivenditore di crack fosse tale Rick Perry, sgherro brutta copia del Jack Molinas d’altri tempi: un gambler, già interdetto in precedenza per corruzione sportiva. E quindi? E quindi Rick Perry era anche lo stesso burattinaio ad avere architettato l’approdo illegale di Daniels ad UNLV. Non serve una laurea in legge per capire che questi cavilli giudiziari furono l’inizio della fine per Coach Jerry e la spintarella definitiva verso il basso per Lloyd.

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credits to: “IndieWire”, tramite Google

Swee’ Pea fu costretto a ripiegare sulla CBA, a Topeka, ridente cittadina eretta in ex territorio indiano Shawnee (anche le parole hanno il senso dell’umorismo). Qui Daniels alternò prestazioni stellari a gite fuoriporta per comprare la droga. Proprio una di queste escursioni però, andò a finire nel sangue. Tornato nella sua New York durante la primavera dell’89, Lloyd ebbe la bella idea di trafugare una partita di crack alle persone sbagliate.

Non serve dire che i due pusher non presero il colpo basso in modo sportivo. Gli si presentarono sotto casa in Jamaica Avenue nel Queens e gli spararono tre-dico-tre colpi di pistola, tanto per stare sul sicuro. Lloyd venne abbandonato in un bagno ematico, dato per spirato; ma la vita non aveva ancora finito con lui. Sopravvisse, con un ricordino di piombo che gli rimarrà piantato per sempre nella spalla, ma sopravvisse.

Della serie: tutti meritiamo una seconda possibilità, ironia della sorte, a tirarlo per l’ennesima volta fuori dal fango è: Jerry Tarkanian. Quel Tarkanian? Proprio lui. L’ex Coach dei Rebels, che con attitudine metempsichica era rinato nel frattempo in veste di allenatore NBA per i San Antonio Spurs. Daniels con gli Speroni fece scrivere 26 alla seconda indossata di canotta nero-argento, ma con un record perdente di 9-11, il suo mecenate Jerry si vide costretto a prendere l’uscita di sicurezza dell’ancora HemisFair Arena.

credits to: "Ciuff", tramite Google
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Swee’ Pea resistette al licenziamento del Coach fino al 1994, quando per inciso, domandato al neo presidente Holt cosa intendesse farsene di Daniels in scadenza di contratto, questo glissò con un ben più lungimirante:

«L’Ammiraglio ieri sera ne ha messi sul serio 71?»

«Sì presidente. Neanche troppo tempo fa quadrupla doppia s’è per questo…»

«Pensiamo prima a lui»

Profetico Peter.

La sparatoria, l’alcool e la droga avevano scippato Pisellino irreversibilmente di quell’enorme talento di cui un tempo disponeva. Fatta pace con i demoni stupefacenti però, per il nostro uomo cominciò a questo punto una carriera picaresca, che lo vide sciorinare pallacanestro per i parquet di mezzo mondo. In CBA militò ancora a cifre immaginifiche e nel 1995, approdò persino in Italia alla Scavolini Pesaro, dove per un anno fu la spina nel fianco di giocatori come Mayers e Bodiroga.

Da qui, passerà poi in Turchia, di nuovo Stati Uniti, Nuova Zelanda e persino Cina. Se aprite per sbaglio o per fortuna la pagina Wikipedia che lo riguarda, troverete nella casella delle squadre in cui ha militato una lista infinita di nomi, fino a 3 per orbita terreste completa.

Nel 2005, Lloyd Daniels realizzò con amarezza di essere arrivato al capolinea di una carriera-ombra di quanto avrebbe potuto essere, se in gioventù non avesse scelto di fumare la grande signora in bianco tanto spesso. Oggi Swee’ Pea ha messo su famiglia, ha creato un camp estivo nel New Jersey ed ha definitivamente accantonato alcool e droga. Altri come lui non sono stati altrettanto fortunati, ma queste sono altre storie, altre puntate, altri lati oscuri del gioco più bello del mondo.

credits to: "The Sport Fan Journal", tramite Google
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