Manuale sul Tanking stagione 2016-17 part.2

Manuale sul Tanking stagione 2016-17 part.2

Tutto quello che dovete sapere su uno dei processi strategici più singolari dello sport americano. Perché in fondo siamo tutti un po’ Sam Hinkie.

Adesso che sei padrone del perché il processo di tanking è così comune ed importante nella NBA ed hai realizzato di essere circondato da squadre che fanno di questa pratica il loro pane quotidiano non fermarti qui. Essendo tu uno di quelli che aspira a dominare la conversazione attraverso la costruzione di processi logici basati sulla conoscenza non ti basta più accettare la realtà in cui vivi. Hai il bisogno di dover sentire il controllo totale anche sul futuro; ma per poter tentare di prevenire il futuro bisogna prima conoscerlo.

Nella prima parte ci siamo concentrati sulla provenienza di questo singolare processo e abbiamo visto quattro esempi di come sia già presente anche nella stagione che sta iniziando.

Ecco perché la seconda parte del Manuale sul Tanking 2016-17 parla di realtà che sono ancora in divenire, cercando di estrapolare, analizzare e infine giudicare le situazioni borderline della prossima stagione NBA. Tutte quelle squadre cioè che non partono con l’obiettivo di perdere e fallire ma che per motivi diversi potrebbero ritrovarsi ben presto ad attuare il piano B, accettando di entrare nel vorticoso non-spettacolo magico del tanking estremo.

Quando stasera uscirete coi vostri amici e tirerete notte fonda a fare previsioni sui possibili andamenti delle vostre franchigie del cuore, potrete parlare con più criterio e farla da padrone. Quando poi a fine stagione vi sarete fatti la fama di intenditori, potrete ringraziarci.

Atlanta Hawks

Negli ultimi due anni Atlanta ha vinto 120 delle 190 partite disputate (playoff compresi), giocando una pallacanestro fluida e organizzata e arrendendosi soltanto difronte ai Cavs neo campioni NBA. Ma gli Hawks sembrano essere arrivati alla fine di un ciclo e nella free agency di quest’estate hanno iniziato un processo di cambiamento che potrebbe non essersi ancora esaurito.

Il secondo 0-4 consecutivo rimediato da LeBron e compagni ha indotto il front-office a pensare a dei cambiamenti, che si sono tradotti nella trade a tre con Indiana e Utah che ha visto la partenza di Jeff Teague in cambio della prima scelta dei Jazz e la firma di Dwight Howard in free agency. Una free agency che ha visto anche il rinnovo di Kent Bazemore, ma al tempo stesso anche l’addio di Al Horford ― il centro gravitazionale del sistema di Budenholzer.

Dopo dieci anni giocati in magli Hawks il centro dominicano ha preferito cambiare aria e il suo sostituto Howard costringerà per forza di cose Budenholzer ad un cambio di strategia. Ma oltre ai problemi di spacing e trappole difensive Atlanta sembra essere arrivata alla conclusione che con questo core di giocatori è impossibile vincere. Due quintetti se ne sono già andati e anche per Millsap, altro giocatore chiave degli Hawks, si sono rincorsi rumors di addio per tutta l’estate.

Atlanta si trova davanti ad un bivio molto importante, dal quale possono dipendere le sorti della franchigia nel medio-lungo periodo. Oltretutto perché decidere di tenere il roster attuale potrebbe portare a decisioni (o peggio, esiti) di gran lunga peggiori tra un anno, quando Millsap appunto diverrà free agent così come Korver, Splitter e Sefolosha. Infine si ha l’impressione che la squadra sia meno forte della stagione passata, nonostante Howard potrebbe sentirsi rinfrancato da un sistema meno disfunzionale di quello dei Rockets e soprattutto dalla minor fisicità dell’Est,.

Dichiarare invece lo shut down adesso potrebbe avere maggiori vantaggi. Millsap e Korver ― due starter un po’ ovunque a giro per la Lega, non due qualsiasi ― non possono avere un valore di mercato superiore a quello attuale e scambiarli adesso potrebbe infarcire di scelte e/o asset Atlanta; nel draft di quest’estate gli Hawks hanno puntato su due giovani molto interessanti come DeAndre Bembry e Taurean Prince, l’erede di DeMarre Carroll.  Inoltre Atlanta può decidere di estendere i contratti da rookie di Schröder, nuova PG titolare e costruire attorno a lui (e Howard) la squadra di domani. Un Howard infine che coi tre anni di contratto (invece dei quattro strappati da un po’ o meno tutti gli altri free agent quest’estate) non incasina la flessibilità salariale.

L’asse tra i due può funzionare, specie se messa in mano ad uno degli allenatori più preparati della lega, e i vari Bazemore, Prince e Bembry (più Hardway Jr. più le scelte future) rappresentano già una base di partenza. Ormai sembra certo che almeno inizialmente proveranno a giocarsela con il roster attuale, ma se le cose dovessero andare male, una sana ricostruzione affiancata dal tanking potrebbe essere la soluzioni migliore.

 

Sacramento Kings

La situazione dei Kings sta assumendo contorni quasi comici. Ad una stagione fallimentare (siamo dolci), un progetto tecnico naufragato, il non aver capito chi ancora tira le redini all’interno della società, uno spogliatoio caldo (siamo così dolci che vi stanno cariando i denti) e una miriade di contraddizioni con cadenza quasi quotidiana, i Kings hanno aggiunto anche un draft molto discutibile. Erano partiti bene scambiando Belinelli per la prima scelta di Charlotte per poi smentirsi subito con lo scambio di pick con Phoenix cedendo la loro 9 in cambio della 13 (e i diritti di Bogdan Bogdanovic, attualmente al Fenerbahce). Così mentre i Suns mettevano le mani sull’interessantissimo Marquese Chriss, Divac (GM dei Kings) sceglieva Giorgios Papagiannis.

Tutto bene, no? (Credits to SB Nation)
Questo il commento di Cousins, Tutto bene, no? (Credits to SB Nation)

È vero, il draft non è una scienza esatta e magari nel gigante greco hanno visto qualcosa che nessun altro (nessuno) aveva visto, ma i dubbi per adesso rimangono.

Divac che ha agito bene nella scelta del nuovo allenatore con Dave Joerger ma che nonostante il grande lavoro fatto a Memphis negli ultimi anni non può avere i poteri magici per far funzionare un roster disfunzionale (volete che la smettiamo di essere così dolci?). Per fare un esempio su tutti ― e che credo renda bene l’idea dell’ambiente Kings ad oggi ― la squadra ad oggi non ha a roster una PG schierabile per la opening night, visto che il presunto titolare Collison dovrà scontare otto turni di stop per violenze domestiche (bene) e la sua riserva, Ty Lawson, non si è presentato ad una partita perché ha perso l’aereo della squadra dopo aver fatto bisboccia in un locale per tutta la notte (benissimo). Sembra che comunque non verrà sospeso. Un delirio.

Sacramento non ha una singola possibilità di raggiungere i playoff in questa stagione ― a meno di interventi dall’alto, e non stiamo parlando di Silver ― e il progetto tecnico è ancora a ground zero. Per di più McLemore (sic) e Rudy Gay sono sul mercato da tanto di quel tempo che si rischiano i servizi sociali.

La soluzione del tanking sarebbe l’unica salvezza. Fatta la premessa che manco con le scelte al draft i Kings sono messi bene (Philadelphia può decidere di scambiare la propria con la loro nel prossimo draft ed ha diritto alla scelta 2019), disintegrare questo core potrebbe comunque portare dei vantaggi. McLemore e Gay saranno entrambi free agent la prossima estate e se la situazione fosse quella attuale lascerebbero i Kings con un pugno di mosche. Inoltre intraprendere la strada del tanking potrebbe permettere a giovani come Cauley-Stein e Labissiere nel tentativo di costruire una coppia stile Gasol-Randolph (seppur con qualità completamente diverse) che con Joerger funzionava benissimo anche in era di Small-Ball.

La vera domanda che bisogna farsi quando si parla dei Kings però è un’altra: e Cousins? Questo rende tutto più spinoso perché nonostante un carattere spesso non semplice Cousins è uno dei dieci-dodici giocatori più forti della lega, nonché un lungo atipico, bi-dimensionale e con un arsenale offensivo ancor più semplicemente inarrestabile.

Privarsi di Cousins è una decisione difficile da prendere, così come sarebbe difficile chiedergli di rinnovare il contratto che scade nel 2018 se Sacramento decidesse di diventare una squadra che perde intenzionalmente, anche se non è molto diverso da quello che sta succedendo ad oggi (visto? Abbiamo smesso di essere dolci).

Prevedere che McLemore e Gay verranno scambiati non è così difficile, ma forse Sacramento dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza e finire il lavoro attuando un piano che comunque sembra destinato a succedere, seppur in due anni. Ricordate cosa avevamo detto nella prima parte del Manuale riguardo a fare dei sacrifici oggi per non ritrovarsi indietro domani? Ecco, tutta l’organizzazione Kings dovrebbe pensarci seriamente.

Miami Heat

I Miami Heat stanno vivendo un momento veramente delicato della loro storia. Dopo aver perso un icona come Wade durante l’estate sono alle prese anche con il difficilissimo caso-Bosh, che oltre ad una confusa e sfortunata situazione fisica sta azzoppando Miami anche sotto il profilo della gestione organizzativa.

Nonostante alla fine non sia riuscito a tenere Wade, Pat Riley ha svolto quest’estate l’ennesimo lavoro preciso, pulito e terribilmente efficace, riportando a casa Whiteside il prima possibile e tamponando i vuoti a roster dando solo buonissimi contratti; un esempio su tutti il biennale dato a Waiters, e a proposito, fatemi dare il benvenuto a South Beach al padrone incontrastato di Waiters Island!

Disponibile anche la mappa per navigarla!!!(Credits to The Ringer)
Disponibile anche la mappa per navigarla!!!(Credits to The Ringer)

La perdita di Wade indebolisce la squadra di un totem esperto capace di guidare il gruppo nelle ripide più insidiose e complici anche le partenze di Joe Johnson e Deng Miami sembra essere scivolata via dalla lista delle squadre da playoff. La bella notizia si chiama Justin Winslow, che dopo una stagione molto valida promette di tramutarsi definitivamente in un Jimmy Butler 2.0, mentre l’altro giovane Richardson dovrà prima vedersela con la riabilitazione dal suo infortunio al ginocchio.

So che può sembrare strano ma considerato lo stato attuale di forza del roster e una situazione nel parco scelte future non proprio ottimale (Miami dovrà cedere a Phoenix una sua prima scelta tra la 2017 e la 2018 ― dipende dal piazzamento ― e sicuramente la 2021) gli Heat potrebbero pensare di sabotare il nuovo progetto tecnico costruito sull’asse Dragic-Whiteside e ripartire da zero. Dragic è una PG che può far gola a tante squadre, e infatti negli ultimi giorni sono uscite delle voci che volevano Sacramento molto interessata ad uno scambio con Gay. Anche lo stesso Whiteside ― anche se qui saremmo alla soluzione Godzilla col patchwork ―può portare in dote più asset su quali riorganizzare il futuro della franchigia e il rinnovo appena firmato rende il suo prezzo di mercato altissimo, ma forse parlare di un suo addio è un po’ esagerato.

C’è di certo che un’era sembra essersi definitivamente conclusa e gli Heat devono iniziare a pensare al futuro. La nuvola tanking potrebbe abbattersi presto anche sulla soleggiata Miami.

 

Oklahoma City Thunder

Purtroppo in sede di analisi il romanticismo va lasciato chiuso nel cassetto della scrivania, e per quanto tutti noi vorremmo assistere ad una stagione molto positiva di Oklahoma City come segno di un riscatto sociale ed emotivo bisogna anche essere realisti.

Prima però di parlare di come i Thunder potrebbero decidere di affidarsi al tanking permettetemi un pensiero su Sam Presti. Costretto all’ennesima estate difficile della sua giovane carriera da GM Presti a gestito la situazione come francamente meglio non si poteva chiedere; ha evitato ogni sorta di intoppo salariale scambiando un opaco Ibaka per due giovani rampanti come Oladipo e Sabonis ― in quella che a tutti gli effetti rimane LA trade dell’estate ― rimanendo in prim(issim)a fila per Durant e dopo l’aver subito il colpo dell’addio ha gestito la situazione con tranquillità, sia nei toni che nei contenuti, confermandosi il miglior dirigente (o comunque uno dei primissimi) ad oggi nella NBA.

Proprio per questo Presti starà pensando al bene futuro della franchigia, e di conseguenza a tutte le carte a sua disposizione. Per quanto anche lui ― come tutti noi ― non veda l’ora di godersi il Russell Westbrook Armageddon Show, sa anche molto bene che difficilmente lo stesso Westbrook potrà avere un valore di mercato superiore a quello attuale, visto il recente rinnovo di contratto. Per quanto sia poco romantico pensarla così nessun altra franchigia ha un asset spendibile e del valore di Westbrook; se pensate che da un Harden molto più giovane Presti ha tirato fuori Reggie Jackson, Lamb, Robertson e Steven Adams (tra la trade e le scelte prese) capite che con Westbrook Presti potrebbe accorciare e di molto i tempi di rebuilding.

Per di più i Thunder devono decidere cosa fare coi contratti di Oladipo, Roberson e Adams, tutti eleggibili per l’estensione contrattuale. Se per quanto riguarda Adams la scelta sembra apparentemente facileanche perché nessuno vorrebbe privarsi di uno così ― per gli altri due vanno fatti dei ragionamenti più complessi; primo su tutti se la coesistenza tra Oladipo e Westbrook appunto può essere fattibile, e non minaccia lo spacing offensivo della squadra di Donovan.

Appurata la perdita di Durant e la conseguente detronizzazione dal grado di Contender i Thunder potrebbero premere il bottone dello smantellamento definitivo, affidarsi a un paio di anni di tanking, puntare forte sulle capacità gestionali di Presti in ufficio e di Donovan sul parquet (altro di cui si è parlato troppo poco; la sua gestione negli scorsi playoff è stata senza mezzi termini perfetta) e ricostruire un progetto più forte.

Ovviamente ragionamenti di questo tipo si potrebbero fare su molte altre squadre, visto che l’incertezza sembra regnare sovrana un po’ ovunque e fatta eccezione di poche franchigie, le altre ad oggi non sanno quale piega potrebbe prendere la loro stagione. Gli esempi si sprecano, dai sempre malconci Grizzlies di Gasol, Conley e Parsons alla nuova Indiana fino al lento ma inesorabile declino delle potenze texane (a parte gli Spurs ma forse forse un pensierino ce lo possono fare pure loro).

Il magico mondo del tanking è vario ed in continuo mutamento, ed adesso che avete la conoscenza necessaria per maneggiarlo potete tornare fuori dai vostri amici e riconquistarvi il rispetto che bramate. Che Sam Hinkie sia con voi.

(Se volete provare a fare le vostre previsioni o più semplicemente vi divertite a torturare i vostri amici augurando il peggio alle loro squadre del cuore potete trovare tutte le situazioni salariali delle squadre qui e tutti i diritti sulle scelte dei futuri draft qui. Fate attenzione però, che con queste cose si diventa ciechi.)

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