Phoenix Suns Preview: giovani talenti, nuove speranze

Phoenix Suns Preview: giovani talenti, nuove speranze

I Phoenix Suns vivono nell’anonimato da troppe stagioni. E probabilmente continueranno a farlo anche quest’anno

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Cercare di trovare qualcosa di positivo nella scorsa stagione dei Phoenix Suns è un duro lavoro, come resistere per più di un’ora sotto il sole dell’Arizona in pieno luglio. Ma qualcuno dovrà pur farlo.

No, non stiamo parlando di prendersi un’insolazione (per favore non fatelo), bensì di valutare in chiave ottimistica quanto visto nella passata stagione nella metropoli più calda degli Stati Uniti. Parlare di numeri è superfluo per una squadra che ha vinto a mala pena 23 partite finendo tra le ultime cinque della lega per efficienza offensiva (99.4 punti se 100 possessi) e difensiva (107 invece quelli concessi), e che ha perso quasi 17 palloni a sera (più di tutti), anche se il numero è inflazionato dal fatto che ad eccezione di Sacramento, Golden State e Boston nessuno ha corso più di loro (100.86 il valore di PACE).

Phoenix Suns' Devin Booker celebrates a 3 point shot against the Charlotte Hornets during the second half of an NBA basketball game, Wednesday, Jan. 6, 2016, in Phoenix. The Suns defeated the Hornets 111-102. (AP Photo/Ross D. Franklin)
Credits to www.nbarevolution.com

Le assenze di Knight e Bledsoe per lunghi tratti della stagione sono state semplicemente ingestibili per una squadra che comunque era partita bene (8-9 il record ad inizio dicembre). I due, sommati assieme, hanno giocato appena 83 partite e una volta appreso l’infortunio terminale di Bledsoe il piano per il resto della stagione è stato chiaro: tanking. Cosa che è riuscita molto bene ai Suns finendo al quarto posto nella griglia del futuro draft.

Oltre a questo la stagione dei Suns ha avuto un’altra sola nota positiva ed è il volto da angelo assassino di Devon Booker. Arrivato in Arizona da Kentucky con la numero 13 del draft 2015 Booker ha avuto bisogno di un periodo di adattamento ed all’inizio ha giocato poco ― anche se la presenza contemporanea di Bledsoe e Knight tendeva a chiuderlo maggiormente ―, ma progressivamente ha iniziato a guadagnarsi in campo i gradi di giocatore cardine del futuro della franchigia. Tiratore mortale (anche se il 34.3% finale un po’ lo ha ridimensionato) ha fatto vedere di possedere tutte le qualità per diventare una point-guard di assoluto livello nella NBA. È lui il primo mattone su cui ricostruire.

La quantità di variazioni del suo attacco è impressionante, soprattutto per un ragazzo di appena diciannove anni.

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