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Offseason Preview. Sacramento Kings: Anarchy in California

In un susseguirsi di scelte al limite del paranormale sembra continuare la fase autodistruttiva della franchigia californiana, ormai una polveriera a un passo dall’implosione.

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Caos è una parola particolarmente calzante per definire la situazione che impera nei Sacramento Kings. Da quando, tre anni fa, la franchigia è stata venduta al magnate indiano Vivek Renadivé le scelte prese dai piani alti della squadra californiana sono state ondivaghe e contrastanti. Nomi, anche di alto profilo, sono stati affastellati nel roster, a volte senza una vera logica, con il risultato che i Kings, nonostante possano risultare sulla carta una squadra competitiva, continuano a chiudere le loro stagioni con record piuttosto mesti. Dalle parti di Sacramento ci si augura quindi che questa estate segni la svolta decisiva.

Il Draft

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credits to: twitter.com

Sarebbe stato lecito aspettarsi una strategia meno isterica da parte dei Kings nella notte del Draft, dopo anni di clamorose imbarcate. Invece, mai banale, l’establishment di Sacramento ha deciso di “stupire” anche quest’anno: detentore della scelta #8, infatti, nonostante la presenza di alcuni prospetti molto interessanti, Vlade Divac ha deciso di effettuare un elaborato scambio con i Phoenix Suns. In Arizona è andato Marquese Chriss, ala grande da Washington, selezionato proprio con la scelta #8, mentre i Kings hanno ricevuto la scelta #13 e la #28, oltre a una futura scelta al secondo giro e ai diritti su Bogdan Bogdanovic (draftato dai Suns nel 2014, con la scelta #27). Ma è stata l’identità dei giocatori selezionati dai Kings con le due scelte ottenute a suscitare l’incredulità e lo scoramento dei tifosi – e anche di “qualche” giocatore: alla #13 è stato chiamato Georgios Papagiannis, centro 19enne del Panathinaikos, alla #28 Skal Labissiere, altro lungo giovanissimo proveniente da Kentucky, lungamente dato tra le prime scelte e poi scivolato in basso. Se si sommano queste scelte a quella dello scorso anno di Willie Cauley-Stein non si può che giungere alla conclusione che i Kings stiano cercando un lungo che vada a soppiantare quella che è, allo stato attuale, l’unica superstar della squadra: DeMarcus Cousins. Ma proseguiamo con ordine. Perché Divac, attivissimo nella notte di Brooklyn, non si è lasciato sfuggire la possibilità di un altro scambio, mandando Marco Belinelli (che in California non ha esattamente espresso il suo miglior basket) da Michael Jordan, a Charlotte, in cambio della scelta #22. Con quest’ultima pick hanno selezionato Malachi Richardson, guardia tiratrice da Syracuse. Una scelta un po’ più sensata, dal punto di vista sia sportivo che economico, ma comunque di difficile interpretazione. Richardson è un enigma e non dà alcun tipo di garanzia nell’immediato. Una scelta quindi che sembrerebbe ulteriore conferma del fatto che a Sacramento si stia puntando a una difficoltosa ricostruzione.

La stagione

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I Kings non sono partiti con i migliori auspici già nella offseason scorsa, quando hanno vissuto una sorta di paradossale scontro di potere tra il coach voluto dalla dirigenza, il grande George Karl, e la stella assoluta della squadra, DeMarcus Cousins. Per un certo periodo sembrava addirittura che la cessione di Boogie fosse ormai cosa fatta, che la dirigenza avesse fatto una scelta e che avesse scelto Karl. Ma la questione è poi sfumata, e Sacramento ha iniziato la stagione con un Cousins in grande spolvero ma con scarsi risultati complessivi. Nonostante le grandi prestazioni del centro e gli acuti di Rajon Rondo infatti, la squadra non è riuscita a farsi largo nella sempre agguerrita Western Conference. Le prestazioni al di sotto delle aspettative dei comprimari hanno fatto il resto, con i Kings che hanno collezionato un record di 33-49, valso il decimo posto nella Conference, troppo distaccati però dalle posizioni valide anche solo per lottare per i Playoffs. Questo risultato deludente ha portato al licenziamento di Karl, coach forse mai del tutto gradito alla squadra e alla sua star, e la prima mossa dei Kings alla fine della stagione è stata quella di mettersi alla ricerca di un nuovo capo allenatore. La scelta è ricaduta infine su Dave Joerger, reduce dal toccante addio ai Memphis Grizzlies, la squadra di cui è stato head coach, con incoraggianti risultati, nelle ultime tre stagioni. È lui l’uomo sul quale Sacramento vuole ricostruire.

Il mercato

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Dal punto di vista contrattuale i Kings, dopo aver registrato l’opt-in dell’espertissimo Caron Butler, si ritrovano con alcune sicurezze, e un grosso, enorme, punto interrogativo: Rajon Rondo. Il playmaker ex Boston e Dallas aveva infatti firmato, durante la scorsa offseason, un contratto annuale con il preciso scopo di rilanciarsi dopo un’annata deludente e monetizzare al massimo durante la free agency del 2016. Missione parzialmente compiuta per il prodotto di Kentucky, che giocando una stagione da 11.9 pts11.7 ass (primatista stagionale) e 6 rbd, conditi anche da 7 triple doppie, ha ampiamente ripagato la fiducia in lui riposta dall’establishment dei californiani e si è guadagnato nuovo credito in giro per la lega. Per questo riconfermare Rondo anche per la prossima stagione sembra essere un obiettivo complicato per i Kings: il giocatore appariva interessato all’idea di continuare a giocare con Cousins, ma gli ultimi sviluppi hanno gettato qualche ombra su questa possibilità. Inoltre, con un clamoroso voltafaccia rispetto a qualche mese fa, Rondo si è dichiarato interessato al progetto dei New York Knicks, diventati molto più intriganti dopo l’acquisizione di Derrick Rose. Nessuno ha quindi il posto assicurato in quel di Sacramento, evidentemente nemmeno Cousins – che si vede affiancare continuamente nuovi lunghi e non sa più a che santo votarsi – e con la riapertura del mercato sempre più vicina saranno molti i giocatori che si terranno pronti a fare le valige, da Boogie a Rudy Gay, fino a Darren Collison e Omri Casspi. Il GM Valde Divac sarà chiamato quindi agli straordinari, con lo scopo di consegnare alla città di Sacramento una squadra che sia di nuovo degna di calcare il parquet del “Greatest Show on Court”. Missione sempre più complicata, visto il caos che sembra regnare sovrano in California. I Kings non sono di certo una destinazione ambita in questo momento, soprattutto finché permarranno i dubbi sulla permanenza di Cousins, e i grandi free agent potrebbero essere più intrigati da ben altri progetti. Sacramento avrebbe bisogno anche di puntellare la panchina, di certo non la più rassicurante della lega. Ci si aspetta dunque un intenso traffico ai Kings, pronti forse a una ricostruzione che ha il terribile retrogusto della distruzione.

Il futuro

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In questo momento il futuro dei Sacramento Kings è assolutamente oscuro: una tifoseria distaccata, giocatori (leggasi Cousins) sfiduciati e frustrati, dirigenza confusa. Questi non sono i migliori punti di partenza per un progetto vincente, né sul breve né sul lungo periodo. I Kings rischiano di perdere tutto quello che di buono c’è stato in questa stagione e nelle precedenti, e di non essere in grado di coprire le defezioni. C’è bisogno che si faccia chiarezza, che si dia un ordine all’anarchia, che si prenda una decisione definitiva della strada da seguire: tanking e ricostruzione o piuttosto il tentativo di diventare da subito una grande squadra. Di sicuro i Kings continuano a essere il rebus più indecifrabile della NBA, una squadra in bilico, e con un bacino d’utenza a rischio. Tutte caratteristiche che non hanno messo del tutto al sicuro la franchigia dalle offerte d’acquisto che solo tre anni fa minacciavano di estirparla dalla California per un trasferimento verso lidi “più luminosi”, che fossero il caldo e secco deserto del Nevada, in zona Las Vegas, o il ben più piovoso stato di Washington, dalle parti di Seattle. Un rischio – quello del trasferimento – che in mancanza di risultati potrebbe farsi di nuovo presente. E quindi questo è il momento decisivo, il momento di scegliere che cosa fare da grandi e di mettere un po’ a posto quel disordine, quell’caos, quell’anarchia.

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