Offseason Preview. Chicago Bulls: Senza D-Te

Offseason Preview. Chicago Bulls: Senza D-Te

I Chicago Bulls devono fare gioco forza i conti con un rebuilding annunciato, a partire dalla trade che ha portato Rose a New York. I sei vessilli che scendono sullo United Center sembrano destinati a rimanere tali per parecchio tempo.

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Forse nessuno si sarebbe aspettato un epilogo simile dopo la opening night contro i Cleveland Cavaliers. In quell’occasione Rose e una stoppata fenomenale di Gasol sul Re avevano rovinato l’inizio di una stagione che poi sarebbe stata trionfale per Lebron&co. A distanza di otto mesi da quel giorno è cambiato tutto, compreso il codice postale di casa Rose.

Stagione passata

I tifosi dei tori sono stati la vittima principale di una lotta intestina che ha visto l’owner Jerry Reinsdorf e l’ex coach Tom Thibodeau sfidarsi a colpi di frecciatine che hanno portato all’avvicendamento sulla panchina dei Bulls. Al posto di Thibs viene chiamato Fred Hoiberg, volto noto a Chicago (ci ha giocato dal ’99 al 2003) e alla prima esperienza su un pino NBA. L’ex coach di Iowa State vuole giocare una pallacanestro “moderna” fondata su un alto numero di possessi e un continuo movimento della palla. C’è da dire che un Pace di 98,25 è nella media, così come segnare il 59,1% dei canestri grazie al passaggio vincente di un compagno. La rivoluzione tanto auspicata da Reinsdorf non ha portato i benefici augurati, e l’Offensive Rating di 102,1, addirittura inferiore all’ultima gestione Thibodeau, ne è la prova più lampante.

Insomma le intenzioni di Hoiberg sono buone ma intorno a se sostenta un ambiente fedele ai precetti di gioco del vecchio maestro e instabile proprio per l’allontanamento di quest’ultimo. L’attacco non crea vantaggio e se non riesce a prendere un tiro nei primi 10 secondi dell’azione spesso genera un tiro contestato e a bassa percentuale. Difensivamente la squadra prova a vivere di rendita ma il DefRtg di 103,9 (quindicesimo della lega) spiega parzialmente un attitudine non replicabile senza l’applicazione giornaliere di Thibodeau. I Bulls segnano appena 10,2 punti in contropiede, meglio soltanto di Knicks e Jazz, dato che non combacia con la volontà di correre espressa più volte da Hoiberg ma diciamo fraintesa dall’uomo che più di tutti dovrebbe muovere la palla. Derrick Rose non è mai stato un passatore di livello assoluto (che poi madre natura gli avrebbe dato anche una discreta visione di gioco ma tant’è), tuttavia quest’anno il suo AST% è sceso al 25,5 ovvero il dato peggiore da quando è entrato in NBA. Con Rose in campo la palla non si muove, o meglio non si muove per creare vantaggio, e inoltre la squadra subisce 4 punti in meno ogni 100 possessi se il prodotto di Memphis siede in panchina.

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I Bulls non riconoscono più il loro leader tecnico, e in una situazione di sede vacante emerge il Camerlengo di turno. Jimmy Butler si conferma un all-around tra i primi 10 nella lega, sfoderando prestazioni che tengono vive le speranze playoff dei Bulls. Eppure a Febbraio Butler si stava per vestire in verde, se non fosse che Ainge all’ultimo non ha voluto scommettere sul prodotto di Marquette. Chiaramente il GM Gar Forman voleva cominciare in anticipo un processo di rivoluzione inevitabile per quello che si è visto durante quest’ultima stagione, e l’elemento sacrificabile sembrava essere proprio il MIP 2015. La vicenda prenderà tutta un’altra piega.

I Bulls mancano i playoff per la prima volta negli ultimi 8 anni, da quando è arrivato Rose insomma. E se non fosse una coincidenza?

Il mercato

Ovviamente nello sport le coincidenze non esistono e Chicago ha deciso di non seguire l’esempio di Portland, la quale ha smantellato tenendo soltanto il playmaker e leader assoluto della squadra. È di un paio di giorni fa la notizia che Derrick Rose, quello che lo speaker dello United Center annunciava con un fiero “from Chicago” anche se l’università l’ha fatta a Memphis, vestirà la casacca dei New York Knicks dalla prossima stagione. Nella Grande Mela lo accompagna Justin Holiday e una seconda scelta del 2017, mentre il percorso inverso è toccato a Calderon, Robin Lopez e Jerian Grant. Questo scambio ha spiazzato parecchi addetti ai lavori, i quali pensavano che alla fine sarebbe stato Butler ad abbandonare la Windy City, visti anche i rapporti non idilliaci con coach Hoiberg. Invece Gar Forman ha pensato bene di regalarci tutt’altro finale e adesso spetta a lui l’arduo compito di porre le basi per ripartire dal post Rose. Il payroll dei tori non cambia granché, anzi è stato lo stesso Forman a classificare la cessione di Rose alla voce “basketball decision’’. Tuttavia in un contesto simile sembra difficile pensare ad un addio di Jimmy Butler; l’interesse dei Timberwolves, nella persona del neo coach Thibodeau, è concreto, e lo stesso Butler nutre profondo rispetto e ammirazione nei confronti del suo mentore, tuttavia Chicago non vorrà perdere in un colpo solo i due elementi più rappresentativi della franchigia. Rimanendo in tema di adii ad oggi sembrano scontati quelli di Noah e Gasol. Il fratello di Marc ha dimostrato di avere ancora qualche cartuccia da sparare (16+11 e il 6 Luglio spegne 36 candeline) ed è in cerca di una squadra che possa implementare la sua collezione di gioielli. Heat e soprattutto Spurs sembrano avere un leggero vantaggio sulle altre pretendenti, anche se Pau non si è ancora sbilanciato sull’argomento. Diverso il discorso per Noah, il quale è molto legato a Rose e fonti interne parlano di un serio interesse dei Knicks. Phil Jackson sta valutando anche altri profili (Howard in primis) e qualora cincischiasse su troppi nomi il francese potrebbe essergli soffiato dai bistrattati cugini, piuttosto che dai T’Wolves sempre forti di Thibs in panchina, o dai Warriors vista la stima (un po’ datata) di coach Kerr.

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Questi due farebbero comodo a tanti

Poche fin’ora le manovre in entrata dove comunque possiamo aspettarci che la priorità sul taccuino di Forman sia un lungo (maggior ragione dopo la scelta di Valentine). Un’ offerta per Biyombo è il minimo; la squadra ha impellente necessità di un rim-protector che possa mascherare le numerose lacune difensive emerse durante l’ultima stagione. Per il congolese la concorrenza sarà agguerrita, ma tutto quello che non è un max-contract andrebbe fatto firmare oggi ad uno dei centri più “performanti” a ridosso del ferro. Il sogno si chiama Whiteside ma tra pretese del ragazzo e ambizioni da titolo direi che siamo fuori portata, l’alternativa è Mahinmi ma somiglia tanto ad una soluzione di ripiego per non intaccare troppo il salary cap. 

Infine difficile pensare ad un futuro a Chicago per Aaron Brooks, mentre c’è ancora qualche spiraglio per la permanenza di E’Twaun Moore il quale è ben contento di continuare in Illinois la sua avventura.

Il draft 

I Bulls, detentori della scelta 14, portano a casa Denzel Valentine, combo guard senior da Michigan State. La mossa va letta (come tutte le mosse future dei Bulls) in chiave D-Rose: Forman ha preso un giocatore nba-ready in grado di poter giocare minuti sia al posto di Calderon, sia in una second unit con Jerian Grant. Il ragazzo è un esterno moderno, forte dei quasi due metri d’altezza ha un notevole impatto a rimbalzo e un’eccezionale visione di gioco. Inoltre stiamo parlando di un prospetto che ha punti nelle mani ed è in grado di colpire in svariate situazioni, compreso il tiro pesante (in uscita dai blocchi o dal palleggio cambia poco) che realizza con un buonissimo 45%. Purtroppo coach Izzo non è riuscito a limarne le gli handicap difensivi che lo portano troppo spesso a scomparire quando sono gli altri ad attaccare, il che non è accettabile. Anche a livello di rapidità deve migliorare, sia sugli scivolamenti sia quando attacca il ferro, forse unica pecca di un arsenale offensivo in grado di regalare perle simili.

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Sicuramente non è il più bello del draft

Con la 48 invece Forman pesca in Germania, assicurandosi le prestazioni di Paul Zipser. Classe ’94, raggiunge i 2,03 m che gli permettono di sfruttare i mismatch fisici contro le ali più piccole e di aprire il campo nello spot di 4 tattico. Infatti Zipser è dotato di un affidabile tiro da 3 e atleticamente riesce a contendere più di un rimbalzo in entrambi i lati del campo. Anche a livello difensivo ha buoni istinti, tuttavia il suo imprinting sembra adatto più ad una dimensione europea del gioco che non alla versione a stelle e strisce. Il ragazzo manca di esplosività e di velocità di pensiero, carenze che intorno ai pick and roll o spalle a canestro in NBA non perdonano. Zipser dovrebbe rimanere al Bayern almeno per un altro anno, poi si vedrà.

Scenari futuri 

A Chicago è iniziato con un anno di ritardo il processo di rebuilding e coach Hoiberg avrà parecchio da lavorare nei prossimi anni. Se il Front Office continuerà a rifiutare ogni tipo di offerta per Butler, allora la squadra può avere un futuro nel medio periodo, considerando anche la crescita dei vari Portis, McDermott, Grant, Snell, Valentine. La dirigenza di Chicago dovrà valutare se l’affidabilità di Valentine è tale da evitare un aggiunta di livello nel ruolo di point guard, anche perché, senza entrare nel merito, Calderon ha il contratto in scadenza nel 2017 quando la carta d’identità dirà 35. Qualora le valutazioni sul prodotto di MSU risultassero negative Forman andrà a prendere un altro giocatore e fin’ora gli indizi portano a Jeremy Lin. Se invece la free-agency attuale non dovesse stuzzicare le fantasie del GM il discorso sarebbe rimandato al prossimo anno quando Curry, Westrbook, Paul e Lowry (tra gli altri) saranno liberi di scegliere la loro prossima squadra. I tifosi della Windy City dovranno essere pazienti e fidarsi dell’operato dirigenziale, anche se vedere quel numero 1 a tinte blu e arancio deve sicuramente fare un certo effetto.

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