Prigioni si chiama fuori dalle Olimpiadi

Prigioni si chiama fuori dalle Olimpiadi

Il play dei Clippers dà forfait ai Giochi Olimpici di Rio con la sua Argentina, nello stesso giorno in cui il compagno di squadra CP3 si autoesclude da Team USA

prigioni

Pablo Prigioni non parteciperà ai prossimi Giochi Olimpici di Rio con la sua Nazionale argentina: la notizia è stata resa nota da un membro del suo entourage. Curioso che il forfait del playmaker argentino avvenga lo stesso giorno di un altro annuncio eccellente, quello di Chris Paul – suo compagno di squadra ai Los Angeles Clippers – che invece ha deciso di non prendere parte alla spedizione olimpica statunitense in Brasile.

Prigioni ha esordito con la maglia del proprio Paese nel 2003 e da allora ha raccolto diversi traguardi importanti: un bronzo olimpico a Pechino 2008, un oro e un argento ai Campionati Sudamericani, quattro medaglie di cui una d’oro nel 2011 ai Campionati Americani svoltisi proprio in Argentina. Il nativo di Rio Tercero è stato uno dei protagonisti principali con l’Albiceleste nell’ultimo decennio, col grande rammarico dell’assenza nel trionfo del 2004 alle Olimpiadi di Atene.

Prigioni, che il 17 maggio spegnerà 39 candeline, si chiama fuori dall’avventura olimpica qualche giorno dopo la decisione di un connazionale illustre, Manu Ginobili, che invece ha scelto di tornare per un’ultima volta in Nazionale nonostante sia più giovane di soli due mesi di Pablo. L’ex play di New York Knicks e Houston Rockets tuttavia non se l’è sentita di affrontare una nuova sfida, seppur prestigiosa e allettante alle Olimpiadi, con la casacca della sua patria. Il chilometraggio e gli acciacchi di Prigioni, non che Ginobili non abbia di questi problemi, hanno fatto propendere all’ex Baskonia per lasciare spazio a giocatori più pronti a livello fisico e più affamati a livello di palmares.

Nella stagione in corso è sceso in campo 51 volte coi Clippers viaggiando a 2.2 punti di media a partita, ritagliandosi un piccolo spazio nella rotazione di coach Doc Rivers in caso di evenienza. Dal suo avvento in NBA, meno compiti in regia e più responsabilità come tiratore dall’arco: un grande cervello cestistico nonostante un fisico non da super atleta gli permette ancora di dire la sua nella Lega più importante del pianeta.

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