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March Madness 2016, Elite Eight Day 1: Moment of Truth

I seed e le previsioni di inizio Torneo le conosciamo tutti, ma quali squadre si contenderanno il titolo sul campo? Ormai stiamo iniziando a scoprirlo e due squadre sono già approdate all’evento dell’anno, le Final Four.

Non sempre essere i numeri due vuol dire essere inferiori ai numeri uno, specialmente se questo ordine è stato dato dall’umana fallacia che con la democrazia ci ha già dimostrato più volte nella Storia non essere giudice perfetta di ciò che accade intorno a lei. Ciò premesso non è certo stato scandaloso da parte della commissione NCAA dare i seed #1 a Kansas e Oregon, ma è altrettanto vero che le numero #2 Villanova e Oklahoma si sono rivelate le vere numero uno sul campo al momento della verità, vincendo le relative sfide ed approdando alle tanto agognate Final Four. Andiamo a vedere come.

#2 Oklahoma Sooners vs. #1 Oregon Fighting Ducks: 80-68

Una cosa che sapevamo anche prima della palla a due era che se i Sooners possono essere considerati o meno la squadra numero uno della nazione, certo non vi è alcun dubbio sul fatto che Buddy Hield sia il miglior giocatore collegiale della stagione con due giri di pista sul secondo arrivato e ci dispiace per chi ancora nutriva dubbi all’inizio di questo Torneo.

Nella partita contro Oregon Hield non impiega più di sei minuti per far capire a tutti, Bryant sugli spalti compreso, quello che sarà l’andamento della partita: tre triple, undici punti e 15-7 Oklahoma in apertura.

Buddy escluso però i Sooners si dimostrano superiori ad Oregon sotto praticamente ogni aspetto: dominano a rimbalzo offensivo (15 punti su seconde occasioni) e sfruttano al meglio le nove palle rubate ad Oregon che trasformano in dodici punti, mentre i Ducks non riescono a far fruttare in egual modo le altrettante perse di Oklahoma e nel complesso paiono molto meno organizzati e mentalmente pronti rispetto alla squadra di Kruger che nel primo tempo, eccezion fatta per le menzionate perse, esegue alla perfezione su ambo i lati del campo andando addirittura a concludere i primi 20′ con un 9 su 14 da tre probabilmente non legale in molti stati. Woodard che ad un certo punto segna nove punti consecutivi dà a Oklahoma il primo vantaggio in doppia cifra con 8′ sul cronometro della prima frazione e da lì sembra tutto in discesa per OU: la prima frazione viene conclusa da una tripla da dieci metri eseguita con perfetta nonchalance da Hield che dà il 48-30 ai suoi all’intervallo e si guadagna il saluto dagli spalti di Kobe. Nella seconda frazione Oregon migliora la propria esecuzione di gioco, ma continua a sbagliare troppo in attacco e persino ai liberi e come Texas A & M due giorni prima si ritrova con uno svantaggio incolmabile contro una squadra come Oklahoma e di fatto nei secondi venti minuti non si avvicina mai a meno di quelle dodici lunghezze che poi costituiscono anche il gap finale.

La partita di Hield, come molte quest’anno, è di quelle che è meglio vedere che descrivere a parole, ma per i meri numeri – che per una volta parlano chiaro- possiamo riassumerla così: 37 punti con 13 su 20 dal campo e 8 su 13 da tre con l’ammirazione di Bryant (e anche Wade) a fine partita. Predestinato.

Benissimo comunque tutta la squadra di Kruger con ogni giocatore in grado di dare contributi importanti, dai punti di Cousins e Woodard alla difesa di Lattin e Buford, ogni giocatore è stato fondamentale, concludendo un weekend in cui i Sooners hanno spazzato via ogni dubbio riguardante una squadra che a tratti è parsa troppo dipendente dal tiro e da Hield (sebbene certe percentuali non siano ovviamente state sfavorevoli ai Sooners). Per Oregon pochi rammarichi data la superiorità dimostrata da Oklahoma, anche se certamente i Ducks sono parsi lontani parenti di quelli visti contro Duke, venendo dominati a rimbalzo e risultando inconcludenti in attacco specialmente in un primo tempo che di fatto ha deciso tutta la partita.

Ora per Oklahoma Final Four con terza sfida stagionale a Kan…ah no scusate, c’è un nuovo sceriffo in città.

#2 Villanova Wildcats vs #1 Kansas Jayhawks: 64-59

Sarà infatti Villanova a sfidare Oklahoma per un posto in finale: le due squadre si sono già scontrate ad inizio anno a Pearl Harbor in una sfida vinta agilmente da Oklahoma che tenne ‘Nova ad un orrendo 4 su 32 da tre e andò a vincere di 22 punti. D’altro canto è la solita Villanova che se non segna venti triple a partita perde malamente, giusto? Mmmm molte cose paiono essere cambiate a casa di Jay Wright, Villanova che batte Kansas e approda alle Final Four tirando con un misero 4 su 18 da tre negli ultimi anni sarebbe stata vista come una favola postuma dei fratelli Grimm, ma i Wildcats come si dice dall’altra parte dell’Oceano “proved the doubters wrong”, insomma hanno zittito i molti che, come chi scrive non si vergogna di ammettere, non le avrebbero dato chances di una lunga corsa al Torneo, come d’altra parte ci avevano abituato negli ultimi anni gli stessi Cats.

In una delle rare partite punto a punto di questi ultimi giorni Villanova si è imposta in una tenzone brutta, sporca e cattiva (e non eccezionalmente arbitrata) contro quella che da moltissimi era vista come la favorita principale per il titolo: la differenza l’ha fatta la difesa, in particolare il lavoro svolto da Jenkins, Ochefu e Bridges su un Ellis frustrato sin dalle prime battute e mandato negli spogliatoi all’intervallo con 0 punti e quattro palle perse. In una partita in cui entrambe le squadre non tirano propriamente con percentuali da All Star Game una differenza sostanziale la fa la capacità di crearsi occasioni di mettere punti a referto nei modi più disparati: i Wildcats sfruttano le ben 16 palle perse di Kansas e si guadagnano molti punti dalla lunetta, entrambi aspetti che risultano decisivi anche nel finale punto a punto della partita. Sotto di cinque a meno di 10 dal termine Nova riesce a riavvicinarsi e a ritrovare per un attimo il ritmo da tre grazie al perfetto tempismo di Hart e Arcidiacono che con due triple guidano i Wildcats sul 50 a 45; dopo un periodo di equilibrio è sempre Arcidiacono questa volta dalla lunetta a dare il più quattro ai suoi a 33” dal termine, ma Mason è l’ultimo ad abbandonare la nave Jayhawks e con cinque punti consecutivi intervallati da altri due di Arcidiacono dalla lunetta riporta Kansas a -1 con 17” sul cronometro. I liberi e le rubate però si confermano fattori principi della partita con Villanova che non sbaglia con Jenkins e poi ruba palla a Mason a 6” dal termine concludendo poi la partita con un 2 su 2 questa volta di Jalen Brunson che dà il risultato finale.

novaaaGuts si definirebbero in America, “onions” le chiamerebbe il mitico commentatore Bill Raftery, vi evitiamo la prosaica traduzione italiana, ma diciamo che con il “carattere” e la freddezza nei momenti chiave i Wildcats si sono guadagnati un difficilissimo accesso alle semifinali nazionali. Tre i giocatori con tredici punti a referto per Jay Wright: Jenkins, Hart e Arcidiacono, l’ultimo in particolare autore dei propri con un tempismo invidiabile. Come già detto benissimo la difesa e la capacità di adattare l’attacco in una giornata no al tiro: un 18 su 19 ai liberi e un vantaggio sugli avversari di 13 a 6 nei punti da palle perse fanno la differenza che intercorre tra 64 e 59 punti e tra le Final Four e un mesto ritorno a casa.

Per Kansas qualche rimpianto per una verve al tiro che pareva esser stata ritrovata in stagione, ma è andata perdendosi nel Torneo, tornando ai preoccupanti livelli di inizio anno: 6 su 22 al tiro da tre, ma fuori dal 5 su 9 di Devonte Graham (top scorer con 17 punti) potete facilmente fare i conti delle percentuali del resto della squadra. Brutta chiusura di carriera per il comunque meritevolissimo di lodi Perry Ellis che chiude con quattro punti e quattro palle perse dopo essere stato portato via dalla partita dalla difesa di Villanova nel primo tempo. Bill Self poi si conferma allenatore non particolarmente efficace al Torneo: dodici titoli della Big 12 consecutivi, tanti seed #1, ma solo due Final Four, un titolo per il quale Mario Chalmers meriterà sempre una statua a Lawrence e tante uscite anticipate rispetto alle attese.

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