Cuban critica pubblicamente l’arbitraggio dei Mavericks

Cuban critica pubblicamente l’arbitraggio dei Mavericks

Dopo una stagione piuttosto silente, Mark Cuban torna a far parlare di sé criticando il metro arbitrale tenuto nella gara tra Mavs e Warriors

Cuban

Potranno multarlo, riprenderlo, limitarlo, ma è ormai evidente che il vulcanico Mark Cuban, proprietario dei Dallas Mavericks, non cambierà mai. Non nuovo a comportamenti sopra le righe nei confronti dell’organizzazione della Lega, anche nella notte, nel corso della gara persa dai sui Mavericks a Oakland con gli Warriors, l’esplosivo miliardario ha pensato bene di esplicitare su Twitter tutto il proprio disappunto per alcune chiamate arbitrali durante la partita stessa.

Cuban infatti ha twittato live, non senza una certa dose di ironia, la propria opinione non esattamente favorevole riguardo i fischi della terna arbitrale. Questi gli esempi più rappresentativi:

Derrick Stafford (uno degli arbitri, ndr) me l’ha inviato per posta. Quel “passi” non sono “passi” e quindi non lo fischia. Rick ha bisogno di prendere un tecnico.

Azione non cestistica in cui un giocatore colpisce un altro sul collo. Ovviamente non è flagrant. Perché mai avrebbe dovuto esserlo?

Dwight Powell (giocatore dei Mavs) si prende più fischi per falli inesistenti rispetto a chiunque altro in NBA.

La NBA generalmente non va certo per il leggero con frasi di questo tipo nei confronti dei propri dipendenti, e in particolare verso gli arbitri, da parte di persone all’interno del proprio mondo, e quindi particolarmente influenti, com’è un proprietario. Probabile dunque la multa in arrivo per Cuban, per la verità finora particolarmente tranquillo in questa stagione (una sola multa da 25000 dollari per aver parlato del caso Jordan, un’inezia per i suoi standard). Uno dei personaggi più audaci e caratteristici del panorama NBA ha quindi pensato di rimediare a un’annata personale tanto grigia, e verrebbe da commentare un “fortunatamente” per chi comunque non può fare a meno che apprezzare delle uscite che, in genere senza ledere eccessivamente a nessuno, in fondo non fanno che rendere più colorato il mondo NBA.

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