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Editoriali NBA

Pagellone NBA di metà stagione

Chi i migliori e chi i peggiori? A noi ed a voi il giudizio

Metà Febbraio significa, nella Lega che tanto amiamo, All-Star Weekend, quest’anno in svolgimento nella città di Toronto. Con i migliori giocatori NBA che si trastullano sul parquet canadese ed i vari front office pronti alle frenetiche ore della deadline, passiamo in rassegna cosa hanno fatto le 30 franchigie sino ad ora col nostro consueto pagellone di metà stagione, invitando anche voi a divertirvi e ad esprimere la vostra opinione sulle squadre NBA.

Atlanta Hawks: 6,5. Stagione finora passata sotto traccia quella di Atlanta. Inevitabile, dopo l’incredibile exploit di 12 mesi fa e che era quasi impossibile da replicare. Gli Hawks però, seppur in sordina e con un record ovviamente inferiore al 2015, hanno confezionato una buona regular season, stabilmente da terza/quarta forza ad Est. Occhio però a possibili stravolgimenti di roster proprio nei prossimi giorni che potrebbero rivoluzionare il nucleo della squadra.

Boston Celtics: 7+. Stiamo parlando della squadra più in salute di tutto l’Est, andando alla pausa per l’All Star Game. I ragazzi di coach Brad Stevens difendono, corrono ed attaccano davvero molto bene, guidati da un ispiratissimo Isaiah Thomas. Considerando anche la scelta alta che arriverà dai Nets, i progressi inevitabili di un gruppo giovane e la possibilità di avere tanti asset per una trade per nomi di alto calibro (Dwight Howard, ad esempio), il futuro è davvero roseo in quel del Massachusetts.

Brooklyn Nets: 4,5. Un marasma. Discorso praticamente inverso rispetto a Boston, a cui, tra l’altro, dovranno dare la prossima prima scelta che si preannuncia altina. Il licenziamento di coach Hollins è stato solo l’ultimo tassello di una gestione che ha portato la franchigia verso i bassifondi e da cui non sembra facile provare a riemergere. Anche Andrea Bargnani, dopo il buon Europeo, si è smarrito in una stagione ai limiti dell’anonimo. Sono tornati i Nets barzelletta della Lega?

Charlotte Hornets: 6+. Stagione altalenante per il momento quella degli Hornets, ma che, se si chiudesse oggi, garantirebbe loro un posto nei Playoffs. Il tutto avendo avuto a disposizione solo per 19 partite Al Jefferson e per 7 Michael Kidd-Gilchrist, ma avendo conferme dal solito Kemba Walker. Se non si ricordano di essere discendenti dei Bobcats, combatteranno fino all’ultimo per agguantare la postseason.

Chicago Bulls: 5,5. Qualche attenuante per la franchigia dell’Illinois dovuta alla solita, annosa questione relativa agli infortuni, che hanno costretto Noah a chiudere anzitempo la stagione ed un fenomenale Jimmy Butler a saltare la partita delle stelle. Anche al completo, però, hanno palesato disfunzionalità dovuta al nuovo corso-Hoiberg, con la cui filosofia male si sposano certi giocatori. Anche il conflitto di leadership tra Butler ed un Rose che solo nelle ultime settimane ha ritrovato un po’ di feeling col canestro non ha aiutato tranquillizzare l’ambiente. Urge trovare rimedi in fretta.

Cleveland Cavaliers: 7+. I Cavs sono praticamente dove ci si sarebbe aspettato, ossia al top della Eastern Conference, anzi non hanno risentito molto delle assenze nel backcourt nel primo mese e mezzo di regular season. Il problema è stato dovuto all’ormai arcinoto licenziamento di coach David Blatt, che ha scosso un ambiente che forse abbisognava solo di tranquillità in vista delle battaglie nei Playoffs. Curiosità anche attorno a Love, la cui permanenza in Ohio sarà garantita solo col passare della deadline.

Dallas Mavericks: 6+. I Texani sono partiti benissimo, prima di ritornare quasi subito tra i ranghi. Solo nelle ultime settimane si sono visti sprazzi del vero Chandler Parsons, mentre Nowitzki rimane sempre uno spettacolo da veder giocare. E se Pachulia sta disputando forse la miglior stagione in carriera, i problemi dei Mavs derivano principalmente da una panchina non adeguata. Stagione di transizione se ne è mai esistita una.

Denver Nuggets: 5,5. Il record è decisamente deficitario ma stiamo parlando di un gruppo molto giovane ed inesperto, guidato da un Danilo Gallinari da vero leader della squadra. Accanto a lui tanti giovanotti che promettono bene, a partire da un superlativo Nikola Jokic del quale probabilmente sentirete parlare in futuro.

Detroit Pistons 6-. L’obbiettivo dichiarato di questa stagione è il ritorno ai Playoffs ma, ad oggi, i Pistons ne resterebbero fuori. Di tempo e margine per rientrare nelle 8 elette ce n’è eccome, ma Detroit dovrebbe ritrovare l’entusiasmo iniziale che nelle ultime partite è sembrato un po’ scemare. Menzione d’onore per un Andre Drummond con i soliti numeri da capogiro e convocato all’All Star Game.

Golden State Warriors: 9,5. Sfiora la perfezione una squadra che, col record attuale, sarebbe semplicemente la migliore della storia NBA. Con un Curry lanciato verso un legittimo secondo trofeo di MVP, i Warriors non sembrano poter avere nessuno in grado di poterli fermare tra qui ed il prossimo Giugno. History in the making.

Houston Rockets: 5. Teoricamente sarebbero gli stessi che non più tardi dello scorso Maggio si giocavano le Western Conference Finals. Da lì in poi solo macerie. Un record insufficiente, coach McHale a pagare per tutti, l’incapacità a difendere o ad essere continui su singola partita. James Harden ha innalzato ulteriormente il proprio livello nelle ultime settimane, ma è chiaro che serve una scossa a tutto l’ambiente per poter ripartire da dove si era lasciato nel 2015.

Indiana Pacers: 6. Partenza col botto, con un Paul George spettacolare a guidare le danze. Poi, pian pianino, si sono iniziate ad accumulare sconfitte su sconfitte, colpa anche di un’acquisizione, quella di Monta Ellis, che non ha pagato i dividendi sperati. I Pacers sono comunque un gruppo molto ben allenato, che sarà rognoso nei Playoffs e che crescerà sicuramente negli anni a venire, soprattutto se Myles Turner continuerà a far vedere i già consistenti lampi di talento espressi in quest’annata da rookie.

Los Angeles Clippers: 6,5. Per i Clippers vale un po’ il discorso fatto per Cleveland: sono dove tutti si aspettavano che fossero (ossia quarta forza ad Ovest) ed anzi la prolungata assenza di Blake Griffin non ha avuto ripercussioni sul record. I problemi, però, ci sono stati fuori dal parquet, con lo stesso Griffin coinvolto in una rissa con un membro dello staff . La situazione ha destabilizzato l’ambiente ed ora sul futuro del numero 32 inizieranno parecchie speculazioni al riguardo.

Los Angeles Lakers: 5. Mezzo voto in più per il farewell tour di Kobe Bryant, che ha alternato qualche serata da lacrimuccia ad altre in cui l’età si è vista tutta. Il problema fondamentale di una squadra giovane come i Lakers è che…i giovani giocano poco e, a tempo perso, si scontrano pure col coach. Byron Scott è probabilmente agli sgoccioli come allenatore NBA ed anche in questa fermata nella Los Angeles che fu sua da giocatore sta riuscendo a compiere “miracoli” nella gestione di Randle e, soprattutto, Russell. Tifosi Lakers, occorre pazientare un altro po’ prima di tornare ai fasti di un tempo.

Memphis Grizzlies: 6. Stagione rapsodica per gli Orsi del Tennessee. Tantissime sconfitte devastanti in termini di divario, esperimenti in corso (quintetto grosso sì, quintetto grosso no), un buon Gennaio prima della notizia dell’infortunio di Marc Gasol. Al solito nella postseason ci dovrebbero arrivare senza troppi problemi, ma è chiaro che ormai questo gruppo, comunque il migliore nella storia della franchigia, è giunto al capolinea.

Miami Heat: 6. Ci si aspettava qualcosa di più da questi Miami Heat. Certo la solita classe di Wade ed il ritorno di Bosh ad ottimi livelli sono lì da vedere, eppure il record poteva essere decisamente migliore. I Playoffs, dopo un anno di delittuosa astinenza, verranno riconquistati, eppure gli Heat non hanno mai dato modo di sembrare quella seconda/terza forza ad Est che nelle previsioni di Settembre era lecito attendersi.

Milwaukee Bucks: 5. Praticamente ogni anno nella NBA c’è una squadra, tendenzialmente composta da giovani elementi, che dopo aver fatto molto bene la stagione precedente, si carica di certe aspettative e/o velleità di riconferma ma finisce col fallire più o meno miseramente. Ecco, quest’anno tale “onore” spetta ai Milwaukee Bucks, reduci da una grande regular season 2014-15 ma perdutisi in un bicchier d’acqua in questa. Probabili problemi di alchimia e coesistenza tra i vari elementi del quintetto base, forse tardivamente rivoluzionato da coach Kidd solo nelle ultimissime partite. Menzione speciale per essere stati i primi a battere i Golden State Warriors.

Minnesota Timberwolves: 5,5. Partenza al fulmicotone poi, come sempre accade ai roster più inesperti, è finita la magia e sono arrivate le sconfitte, e neppure poche. Eppure, nel Minnesota si respira un’aria frizzantina ed il merito è tutto delle due meraviglie che rispondono al nome di Karl-Anthony Towns ed Andrew Wiggins, che hanno tutto per diventare due fenomeni, Se scelgono bene al prossimo Draft ed i due giovanotti continuano la propria evoluzione, occhio ai T-wolves tra qualche anno.

New Orleans Pelicans: 4,5. Neanche gli infortuni possono giustificare una stagione orrenda da parte di Anthony Davis e soci. La difesa implementata da coach Gentry è stata, per esser gentili, più sforacchiata di uno scolapasta, ed i buoni propositi dopo la postseason 2015 sono svaniti nel nulla. Di contro, però, la buona sorte potrebbe ricompensarli con una scelta alta da affiancare al Monociglio, per provare a ripartire da dove si era colpevolmente lasciato.

New York Knicks: 5,5. Mezzo voto in meno per la mossa, apparentemente insensata vista da qui, del licenziamento di coach Fisher. La squadra, infatti, si è comportata molto bene, con le cronache riempite dalle gesta del rookie Kristaps Porzingis e da un Carmelo Anthony leader come non mai (0-7 senza di lui). La panchina è composta solo da mestieranti più o meno volenterosi e sicuramente là ci sarà da intervenire per riportare New York nelle posizioni di vertice nel prossimo futuro.

Oklahoma City Thunder: 7+. La sfortuna per i Thunder è “solo” quella di ritrovarsi nella Conference due avversarie ai propri massimi storici, altrimenti la buonissima stagione di OKC non sarebbe passata così sotto i radar. Il ritorno di Durant è stato come ci si auspicava e la coppia con Westbrook è ancora una delle più temute della Lega. Il banco di prova per questa squadra saranno i Playoffs, per poi capire cosa farà in estate KD35.

Orlando Magic: 6-. Un pessimo Gennaio ha cancellato con un colpo di spugna quello che sembra essere l’ennesimo capolavoro di coach Skiles. Tale sarebbe stato riportare ai Playoffs i Magic, disciplinando un gruppo giovane, inesperto ai massimi livelli ma con del potenziale. La postseason dovrebbe essere nuovamente un miraggio, a meno di vincere tante partite da qui alla fine, ma con qualche altro tassello sistemato in estate si possono avere buone prospettive future. Ci si aspettava di più, infine, da Tobias Harris.

Philadelphia 76ers: 4,5. Mezzo voto in più perché dall’inizio del nuovo anno hanno almeno cercato di essere una squadra NBA. Dall’inizio della gestione Colangelo si è cercato di riguadagnare quella credibilità andata perduta negli ultimi anni. Di strada ce n’è ancora tantissima da fare e sinceramente ci sembra prematuro dire che si intravede la luce in fondo al tunnel. Buone cifre ma impatto relativo per Jahlil Okafor, non sempre immune da peccati al di fuori dei parquet.

Phoenix Suns: 4,5. Erano partiti con ben altre ambizioni, ma si sono sgonfiati strada facendo, processo accelerato dall’infortunio di Bledsoe. Come sempre capita in questi casi, a farne le spese è stato coach Hornacek, le cui labbra sono state spedite ad indirizzo nuovo. Tra giocatori sull’orlo di una crisi di nervi (Markieff Morris chi??) e veterani che sembrano pesci fuori dall’acqua (Tyson Chandler), emerge una possibile stellina del futuro, Devin Booker.

Portland Trail Blazers: 7. Probabilmente, LA sorpresa della stagione. Hanno perso quattro quinti dello scorso lineup, erano da tutti accreditati come squadra da Lotteria ed invece sono in piena lotta per i Playoffs e con un record positivo. E’ vero, la Western Conference è la più debole da tempo immemore a questa parte, ma grandi meriti vanno a coach Stotts e ad un backcourt tra i più prolifici della Lega, quello formato da Lillard e McCollum. La domanda però sorge spontanea: non sarebbe stato più conveniente per la franchigia scegliere più in alto al prossimo Draft? In your face, tanking!

Sacramento Kings: 4. Ma può una squadra che ha un DeMarcus Cousins dominante, una seconda punta comunque di sostanza come Rudy Gay ed il miglior assistman della NBA, Rajon Rondo, avere un record del genere nell’anno in cui l’accesso alla postseason ad Ovest è il meno improbo dell’ultimo decennio? La risposta, almeno per il momento, è sì. E con un chiacchierato -quanto confermato- George Karl in panca, il rischio di aver buttato via una grossa occasione diventa sempre più grande. Senza particolari picchi la stagione di Marco Belinelli, all’interno di formazione che potrebbe essere la più deludente di tutta la Lega.

San Antonio Spurs: 9-. Come confezionare un record di 45-8 e passare quasi in silenzio. Non è colpa degli Spurs se Golden State ha fagocitato tutte le attenzioni ma, eliminando il “rumore”, si nota come la stagione della ciurma del sempre più scatenato coach Popovich è la migliore nella storia della franchigia. Il voto risente delle recenti sberle prese da Warriors e Cavaliers, che hanno minato un po’ la fiducia nel gruppo in ottica Maggio inoltrato. Mai però dare per morto l’eterno Tim Duncan, desideroso, come il resto dei Big Three, a scrivere un ultimo capitolo d’autore alla propria leggenda.

Toronto Raptors: 7,5. Hanno perso Valanciunas per discreto tempo, il neo-acquisto Demarre Carroll è stato più in infermeria che sul campo eppure i Toronto Raptors hanno prodotto una stagione straordinaria. Fissato il record di vittorie consecutive, secondo posto consolidato ad Est, senza essere troppo distanti dalla prima moneta, all’interno del solito clima entusiasmante all’Air Canada Centre. Sognare quantomeno una Finale di Conference è doveroso.

Utah Jazz: 6+. I Mormoni sono stati tempestati dagli infortuni nel frontcourt, che li hanno privati per diverso tempo di elementi del calibro di Rudy Gobert e Derrick Favors. Senza tralasciare, inoltre, gli stop ben più pesanti che hanno fatto terminare la stagione di Dante Exum (già in estate) e di Alec Burks. Eppure, a dispetto anche di una panchina non entusiasmante, i Jazz sono lì, a giocarsi fino alla fine i Playoffs. Sarebbe un buon punto di inizio per un gruppo molto giovane e desideroso di fare strada.

Washington Wizards: 4,5. L’equivalente di Sacramento sulla costa orientale, con qualche attenuante in più dovuta agli ormai cronici problemi fisici di Bradley Beal. Ed anche se il livello medio ad Est è cresciuto, non ci possono essere giustificazioni per un record assolutamente deficitario. Di tempo per recuperare, soprattutto avendo a roster John Wall, ce ne sarebbe ancora, ma rischiano di fare la solita figura da Wizards.

Alessandro Scuto

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