Butler: “Il coach non doveva togliermi a inizio quarto periodo”

Butler: “Il coach non doveva togliermi a inizio quarto periodo”

L’ala piccola dei Bulls critico col suo allenatore, Fred Hoiberg, per averlo lasciato in panchina all’inizio dell’ultimo quarto quando i Celtics piazzano il parziale decisivo

butler

Jimmy Butler ha ormai soppiantato Derrick Rose dal ruolo di leader della squadra, sia sotto il profilo tecnico sia a livello emotivo. La cosa gli sta forse sfuggendo di mano a leggere le sue ultime dichiarazioni dopo la sconfitta dei suoi Chicago Bulls in quel di Boston contro i Celtics per 105-100 al TD Garden.

E’ consuetudine che a fine terzo periodo o a inizio dell’ultimo quarto gli allenatori NBA facciano riposare in panchina il quintetto titolare per avere i giocatori chiave più freschi per il finale di gara. Il coach dei Bulls, Fred Hoiberg, ha scelto la seconda opzione tenendo fuori alcuni suoi starters tra cui Butler.

Il quarto quarto è incominciato con le squadre appaiate a quota 75, ma nelle prime battute c’è stato l’allungo decisivo dei Celtics con un parziale di 12-2 che ha reso la rimonta degli ospiti un Everest che nemmeno un Butler da 36 punti – career-high – in 39 minuti di gioco è riuscito a scalare.

Durante questo run subito da Chicago, Butler si trovava in panchina per tirare per un attimo il fiato prima di ritornare alla contesa, anche se a suo avviso sarebbe dovuto essere sul parquet. Ecco le parole del prodotto di Marquette a Nick Friedell di ESPN.

Ho detto a Fred (Hoiberg, ndr) che non avrebbe dovuto togliermi all’inizio del quarto periodo. Volevo giocare perché è il momento in cui di solito buttiamo via i vantaggi che costruiamo prima. Nulla contro i miei compagni, però io credo che sia giusto farmi riposare quando in campo c’è un’energia positiva da parte degli altri. Contro Boston non c’erano queste condizioni, è per questo che credo sarei dovuto essere in campo a inizio dell’ultimo quarto.

 

Una presa di posizione che farà rumore nella Windy City: frasi che non fanno bene allo spogliatoio, al coach, all’ambiente intorno alla squadra, a nessuno insomma. Un’uscita un po’ incauta da parte di Butler che, se vuole diventare leader a tutti gli effetti, deve imparare anche a misurare le parole soprattutto coi giornalisti.

 

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