Seguici su

Players Tribune

I 6 giocatori più forti che abbia mai marcato – Nazr Mohammed

Nazr Mohammed ci racconta i lunghi più difficili da marcare della sua era nella NBA, nella traduzione di questo articolo da “the Player’s Tribune”

Tutti hanno un movimento.

Quando giochi in NBA, ogni sera ti trovi a fronteggiare un ragazzo che è tra i migliori del mondo in qualcosa, che sia segnare, difendere, passare o anche soltanto darti un fastidio del diavolo.

Quando si tratta di difendere, le tue opzioni sono o quella di raddoppiare o di forzarli nei loro punti deboli – giocarti i tuoi vantaggi. Ho sempre creduto nello studio dei report degli scout e nel guardare dei filmati così da conoscere quali fossero le debolezze dei miei avversari prima di ogni partita. Sapere cosa aspettarmi mi dava sicurezza nel posizionamento difensivo che potevo prendere per dare fastidio al mio diretto avversario. Ogni giocatore ha le sue tendenze, e conoscerle bene a volte può fare la differenza per vincere lo scontro quella sera.

Ma ci sono sempre giocatori che sono così forti che la tua preparazione, sostanzialmente, non conta. L’unica difesa contro di loro è pregare che abbiano una serata storta.

Nei miei 17 anni nella NBA, ho incontrato molti giocatori con un talento straordinario. Ma dal mio punto di vista, questi pochi che ho selezionato erano quasi immarcabili. Mentre ci sono stati molti giocatori fortissimi nella mia era che odiavo marcare, riempirò questa lista con le posizioni che conosco meglio: ali forti e centri.

1. Shaquille O’Neal

credits to: anninvitation.com via Google

credits to: anninvitation.com via Google

La mattina dopo aver giocato contro Shaq ti senti sempre come se fossi stato in battaglia. Hai dolori dalla testa ai piedi.

Questo probabilmente non scioccherà nessuno, ma Shaq era il centro più dominante che io abbia mai marcato. Lui è in una classe a parte. Shaq è il giocatore che mi ha tenuto sveglio la notte a chiedermi “Come diavolo lo fermerò?” O, più realisticamente, rallenterò, perché nessuno poteva fermarlo.

Portargli via i suoi movimenti significava non concedergli la schiacciata, il che è settare il tuo livello difensivo molto in basso. E significava anche sacrificare il tuo corpo provando a impedire a un uomo di più di 145 kg di prendere la miglior posizione sul campo.

Per poterlo marcare, o almeno tentare di marcarlo, devi anticiparti il lavoro. E questo significa tornare velocemente in difesa e provare a intercettarlo sulla linea dei tiri liberi. Da lì, praticamente ti preparavi all’impatto in uno scontro che eri fisicamente incapace di vincere.

Quando era più giovane, potevi raddoppiarlo durante la ricezione. Il problema è che si è abituato a questa cosa negli anni, e alla fine è diventato un buon passatore. Allora ti rimaneva solo da sperare che sbagliasse il tiro o di usare uno dei tuoi falli per fargli guadagnare punti dalla linea dei liberi.

Onestamente, Shaq avrebbe potuto guadagnarsi una chiamata di fallo su praticamente ogni azione della sua carriera. Intendo che il solo modo di marcarlo era o di spingerlo o di trattenerlo, che di solito era considerato un fallo. Quasi come se fosse punito per essere più forte dei suoi avversari. Se un difensore rimaneva fermo lì e si prendeva il colpo, poteva far ricadere il fallo su Shaq. Qualche volta essere lo sconfitto in una battaglia per la posizione era conveniente.

Ma gli arbitri non potevano fischiare con Shaq nello stesso modo in cui fischiavano in altre occasioni. Semplicemente, non potevano. Le squadre avversarie si sarebbero viste tutti i centri espulsi per falli entro la metà del secondo quarto.

Quando lo vedevo sulla mia tabella di marcia, il mio obiettivo principale era semplicemente quello di non farlo schiacciare a canestro.

Tutto qui.

Sapevi che si sarebbe preso dei buoni tiri, ma provare a fermarlo dallo schiacciare ti garantiva che stavo giocando aggressivo. Nel suo periodo migliore, sarebbe stata una buona serata difensivamente se fossi riuscito a tenere Shaq a 20 punti e 10 rimbalzi, senza schiacciate.

Dannazione, sarebbe stata una serata grandiosa difensivamente!

2A. Rasheed Wallace

credits to: nba24.it via Google

credits to: nba24.it via Google

Rasheed era un talento sottovalutato.

Il suo tocco da ogni zona del campo era semplicemente assurdo. Non avresti potuto chiedere di più da un ragazzo tuttofare. Poteva infilare una tripla – con entrambe le mani – oppure poteva portarti in post.

Ho giocato con e contro Sheed durante la mia carriera, e così ho due visioni diverse di lui.

Come avversario era difficile da marcare perché aveva questo tiro mortifero con un rilascio davvero alto. Aveva anche perfezionato quello che io chiamo “the High Booty Back Down“.

Quando stai marcando in post, la strategia di base ti dice di metterti basso in difesa e di utilizzare i tuoi avambracci per mantenere la posizione. Alla maggior parte dei difensori piace mettere gli avambracci sopra alle anche o sulla bassa schiena. Ma con Sheed, invece di piegarsi sulle ginocchia, piegava all’altezza della vita per mantenere il sedere alto e quindi si avvicinava a te, prima con il sedere. Questo ti metteva nella situazione imbarazzante di decidere se usare i tuoi avambracci sul suo sedere o usare il petto per mantenere la posizione. Questo non funzionava, a meno che non fossi abbastanza forte da rimanere in equilibrio. Con il suo rilascio alto e il suo tocco di palla, lui  ruotava sulla sua spalla destra, ed ecco il canestro.

Non ho mai visto un altro giocatore tentare di fare un “High Booty Back Down“, così da quel giorno in avanti sarà rinominato in “the Sheed“.

Quando si arrabbiava non c’era modo nemmeno di provare a fermarlo. L’unica speranza era che quella rabbia fosse canalizzata contro gli arbitri. Un Rasheed Wallace incazzato significava canestri quando si focalizzava. Shaq era della stessa pasta. Con questi centri d’élite non avevi davvero voglia di stuzzicare l’orso.

Un sacco di fan hanno ben presente il “Rasheed incazzato“. Quella era la sua maschera con un sacco di gente. Penso sia un vero peccato che i fan al di fuori di Detroit e Portland non abbiano potuto vedere Rasheed nella stessa luce dei suoi compagni di squadra. Un sacco di persone hanno quest’idea che fosse tipo una testa calda per via dei falli tecnici, ma i compagni lo adoravano perché era così divertente stargli intorno fuori dal campo.

Quando firmai con Detroit la prima volta, sapevo di Sheed, ma non avevo mai effettivamente passato del tempo con lui. Professionalmente, c’è sempre stato un sano rispetto reciproco tra noi.

Quell’anno diede un party di Capodanno a casa sua. In tutti i miei anni nella NBA, andando a casa di diversi ragazzi, non ho mai incontrato nessuno più ospitale di Rasheed Wallace. Si preoccupò di ogni persona in quella casa, non importava chi fosse. Era il bartender, il ragazzo del guardaroba, l’aiuto cameriere, il cameriere, il maggiordomo… Si assicurò che tutti quanti si sentissero come a casa loro.

Il Rasheed che conosco è il tipo di ragazzo che si siederebbe nello spogliatoio a fare battute con gli altri per ore.

Diventava veramente una persona completamente diversa in campo. Era quasi come se avesse un alter ego per il basket. Si metteva la sua faccia da partita e faceva schizzare il livello di intensità a 100. Approcciava il modo del basket in maniera completamente differente da come approcciava la vita. Ma è in entrambi i casi molto bravo, comunque.

2B. Dirk Nowitzki

credits to: 350sv.fotomaps.ru via Google

credits to: 350sv.fotomaps.ru via Google

Frustrante.

Questa è la parola che mi viene in mente quando penso a com’è marcare Dirk Nowitzki.

Quando guardavi Dirk, anche quando era più giovane, vedevi che non era veloce, non era atletico e non era forte. Non incontri molti ragazzi a questo livello che non mettano un segno su almeno una di queste caselle. Così era facile andare allo scontro sentendoti abbastanza sicuro delle tue possibilità. Ma le qualità che hanno reso Dirk Nowitzki uno dei migliori giocatori della storia non sono visibili immediatamente. La sua combinazione di tecnica, tocco di palla ed equilibrio è ciò che ha fatto dire ai centri “Dannazione!” per quasi 20 anni.

Per conoscere meglio le sue abilità sbalorditive, basta guardare il lavoro di Dirk prima di una partita. Non avevo mai visto un ragazzo ruotare su un piede prima di tirare, finché non ho guardato lui.

Infatti il suo fadeaway su una gamba brevettato è appena un indizio di che giocatore speciale sia.

Questo è il tipo di tiro che mette immediatamente fuori da una partita la grande maggioranza dei centri. La maggior parte dei coach cercherebbe di toglierlo subito dal tuo gioco, prima ancora che tu entri in NBA. Ai loro occhi, è un tiro soft per un centro. Ai tradizionali giocatori in post è stato insegnato a martellare nel pitturato, a non retrocedere dagli scontri. Ma Dirk ha inventato un’idea completamente differente di che cosa un centro possa essere. Sapete, ci sono un sacco di ragazzi nella NBA – alcuni dei quali si bloccano, altri che non lo fanno – che devono il loro lavoro a un tipo come Dirk Nowitzki, che ha aperto loro la strada. Per molto tempo, è sembrato che ogni squadra nella lega stesse cercando di draftare il prossimo Dirk. Dannazione, alcuni ancora lo stanno cercando!

Il solo problema è che non c’è nessun altro al mondo che abbia lo stesso gioco di Dirk. Probabilmente non ci sarà mai. Con il suo gioco di piedi poco ortodosso e i suoi movimenti, non c’era davvero un modo per prepararsi a una partita contro di lui.

Tutti noi sappiamo che è uno dei migliori centri tiratori che abbia mai giocato in NBA, ma quello che non viene messo in conto è quante altre cose era capace di costruirsi sul parquet grazie al suo tiro. Sa che può tirare con poco o con nessuno spazio data la sua altezza – e anche ogni ragazzo nella lega lo sa altrettanto bene. Così lui ha sviluppato il suo gioco intorno a questo, basato sulla paura dei difensori che lui si alzi al tiro. A qualche ragazzo piace fare movimenti veloci per prendere una miglior posizione prima che sia piazzata la difesa. Ma Dirk lasciava che ti avvicinassi a lui, il che era inusuale. Voleva sapere dov’eri e non si sarebbe messo ad affrettare il processo a causa della difesa. Una volta che ti avesse avuto vicino, cominciava a lavorare, facendo una serie di finte sottili e di perni, prima di cogliere finalmente la sua opportunità. Anche la difesa perfetta, di solito, non era abbastanza perfetta.

La percentuale di Dirk sui tiri contestati è eccezionale. Quasi come se non vedesse il difensore di fronte a sé. Ma la verità è che si trova esattamente dove lo vuole lui. Non voleva affrettarsi, e quindi essere infilato in un lato cieco da una difesa che non poteva vedere o alla quale non poteva reagire. Ti voleva proprio lì, vicino, faccia a faccia. Se poteva vederti, o sentirti, sapeva quale movimento doveva usare.

La tua unica possibilità contro di lui era sperare che gli arbitri ti lasciassero giocare duro quella sera. Se potevi uscire con una spinta o una trattenuta qui e lì, avresti potuto riuscire a buttarlo giù. Ma se gli arbitri hanno deciso di usare i loro fischietti quella sera, puoi anche lasciar perdere. Sapevi che avrebbe segnato i suoi tiri liberi, così certamente non volevi fargli fallo. Lui è uno di quei ragazzi che se subisce fallo, non c’è bisogno di sprecare tempo a tirare i liberi. Tagliamo corto e aggiungiamo due punti al tabellone, così possiamo velocizzare il gioco.

Generalmente Bruce Bowen prendeva in carico Dirk quando ero agli Spurs, e io non ho mai protestato per questo. Era probabilmente uno dei migliori a marcare Dirk.

Ma ognuna di quelle volte che, quando giocavo per altre squadre, e dovevo cambiare, ho sempre pensato la stessa cosa: “Dannazione!

2C. Yao Ming

credits to: ftw.usatoday.com via Google

credits to: ftw.usatoday.com via Google

Ogni qual volta che un giocatore entra in NBA con tutta quella pubblicità, il resto della lega rimane in attesa di vedere se il ragazzo rispetta le aspettative. Tutti quei “Draft Busts” nel corso degli anni sono stati creati da noi. I giocatori che entrano con la migliore pubblicità devono essere pronti al fatto che i loro avversari arrivino con il loro gioco migliore, perché tutti vogliono un pezzettino di loro.

Quando Yao stava per entrare in NBA, tutti si stavano leccando i baffi. Ero eccitato all’idea di giocare contro di lui. Ti svegli la mattina per giocare contro ragazzi come quelli. Volevo vedere se era così forte come lo dipingevano. Ogni cosa che leggevo su di lui lo faceva sembrare più un eroe popolare.

Qui avete uno dei giocatori più solidi del mondo a livello di fondamentali, e arriva in un pacchetto di 2.30 m e 136 kg.

Dai! Si, giusto!

La prima volta che mi sono seduto a guardarlo giocare una partita intera, i Rockets stavano affrontando il Lakers di Shaq il giorno di Natale. Come un sacco di persone, venni fuori da quella partita pensando “Dannazione, questo ragazzo sa giocare!” Ragazzi delle sue dimensioni generalmente non sono proprio capaci di muoversi come poteva fare lui. Eppure, nonostante la sua stazza, c’era una certa grazia in lui.

La difesa naturale per qualcuno così grosso è raddoppiarlo ogni volta che prende la palla, ma Yao era un passatore talmente buono che sarebbe stato in grado di trovare l’uomo libero nel momento stesso in cui tu mandavi l’aiuto. Poteva letteralmente guardare sopra i raddoppi.

La tua migliore possibilità era quella di provare a spingerlo il più lontano che potevi dai blocchi. Ma la forza della parte bassa del corpo di quel ragazzo era semplicemente irreale. Le sue gambe erano come tronchi d’albero – tronchi d’albero veramente grossi. In qualche azione doveva solo mettersi in post, piantare radici e poi l’attacco sarebbe passato semplicemente attraverso di lui. Yao aveva le abilità per giocare in questa lega al di là della sua altezza, ma va a suo merito che sapesse utilizzare la sua stazza e la sua tecnica allo stesso modo.

Migliorò ancora e ancora nel momento in cui si adattò alla fisicità della lega. All’inizio era come se scappasse dai contatti, ma poi realizzò esattamente quanto fosse forte, il che era quello che ogni centro nella lega si era augurato non succedesse mai.

Ragazzi, il gioco in post di Yao era raffinato. Poteva fronteggiarti e segnare il jumper, ed era preciso con entrambe le mani negli hook shot. Un grande hook shot è l’arma più importante nell’arsenale di un giocatore dal post – e, ancora una volta, il ragazzo era alto 2.30 m. Problemi.

Non tirava da tre grazie a Dio – ma dovevi tenerlo d’occhio dalla linea del tiro libero in poi, perché poteva segnare quei tiri molto più spesso di quanto non li sbagliasse.

Quello che lo rendeva particolarmente difficile da marcare era il fatto che non potevi forzarlo su un suo punto debole, perché a lui piaceva attaccare con entrambe le mani. E di certo non potevi stoppare il suo tiro, a meno che non fossi dietro di lui e non ti avesse visto arrivare o non ti chiamassi Nate Robinson. Come Shaq, era un ragazzo che non otteneva tanti falli quanti poteva averne. Essere fisico era l’unica difesa che avevi, e la sua stazza faceva più male a te di quanto tu facessi male a lui.

L’unica cosa che fermò Yao dal dominare completamente furono gli infortuni. Se li metti fuori dall’equazione, è incredibile immaginare il tipo di eredità che avrebbe lasciato. Mi sento fortunato ad aver avuto l’occasione di confrontarmi con un talento così straordinario. La pubblicità era così realistica.

2D. Tim Duncan

credits to: nba.com via Google

credits to: nba.com via Google

Molti giocatori sono prevedibili. Hanno un movimento preferito e forse un paio di contromosse.

Quando ero agli Spurs, i lunghi avevano questo esercizio, che facevamo dopo l’allenamento e si chiamava “Segui il Leader“. Di base funzionava così: c’era un ragazzo che sarebbe stato il leader, ed eseguiva un movimento in post sul blocco, e allora il resto di noi doveva provare a fare lo stesso movimento – lo stesso numero di palleggi, lo stesso gioco di piedi, lo stesso tutto. Di solito Tim guidava l’esercizio, e guardarlo mentre lo eseguiva ti dimostrava perché fosse un giocatore così speciale. Facevamo questo esercizio per 15, 20 minuti, e Tim non faceva mai lo stesso movimento due volte.

Quando lo stavi difendendo, aveva un movimento, e una contromossa, e un’altra contromossa, e almeno altre 50 contromosse, giusto nel caso i primi tre movimenti non avessero funzionato. E potevi sempre scommettere che ti aveva osservato perché aveva concepito un modo unico di attaccarti, basato su quello che avevi fatto per rallentarlo l’ultima volta che avevate giocato. Tim è l’esempio perfetto di quello che succede quando unisci tecnica, talento ed etica del lavoro.

Anche quando era considerato uno dei due o tre migliori giocatori del mondo, stava continuando a espandere il suo gioco. Non è di certo entrato nella lega con quel tiro, ma lo ha sviluppato nel tempo. Ti fronteggiava, ti punzecchiava, poi si alzava e la metteva di tabella dall’angolo del pitturato.

I difensori pensavano che avvicinarglisi quando ti fronteggiava fosse il modo di fermare questo movimento. Ma, certo, Tim capì che questo era il modo perfetto per prendersi falli, cominciando il suo movimento di tiro nel momento in cui lo raggiungevi.

Il post basso era roba sua, e aveva risorse illimitate per fare il suo lavoro. Avere braccia lunghe e mani grandi ha solo aiutato la sua causa.

E così come era un buonissimo giocatore, Tim era anche migliore come compagno di squadra, se possibile.

Se vorrà, penso che potrà essere un coach fantastico un giorno – anche se dubito che prenderà quella strada. Ma penso che sarebbe eccellente perché è un raro esempio di grande giocatore che è anche capace di spiegare il gioco ad altri giocatori, ad ogni livello. Alcuni grandi giocatori sanno fare cose che non saprebbero spiegare, o insegnare. Ma Tim è un insegnante per natura, ed è completamente altruista con la sua conoscenza. Lui può fare qualcosa di straordinario e poi condurti attraverso il suo processo mentale che sta dietro a quella cosa. Che cosa puoi chiedere di più in un compagno di squadra? Che cosa puoi chiedere di più in un leader?

Che cosa puoi chiedere di più in un coach?

2E. Kevin Garnett

credits to: ftw.usatoday.com via Google

credits to: ftw.usatoday.com via Google

Kevin Garnett e Tim Duncan sono stati davvero lo yin e lo yang della mia era nella NBA. In qualche modo, Kevin sembrava quasi il gemello cattivo di Tim Duncan. Erano così simili, eppure così diversi.

Entrambi erano cruciali per la mentalità della loro squadra sul parquet. Tim è una persona calma e composta, e questo è il modo in cui gli Spurs sono condotti a giocare. KG è fiero in campo, con una tonnellata di swag, e le squadre in cui ha giocato hanno adottato quella personalità. Entrambi erano meticolosi nella preparazione delle loro partite. Le cose che facevano in campo non succedevano per caso. Il loro dominio in partita era il culmine di un sacco di lavoro.

La prima volta che vidi KG giocare fu all’high school. Siamo venuti su a Chicago e si diceva un gran bene di lui – e per delle buone ragioni. Era quasi lo stesso giocatore che sarebbe stato nel momento migliore della sua carriera. Un’alta, atletica e molto dotata palla d’energia che giocava duro da entrambe le parti del campo.

Era un altro ragazzo con un punto di rilascio molto alto e una folle combinazione di altezza e atletismo. Quando lo affrontavi in post non c’era modo di bloccare i suoi tiri. Il suo gioco dalla media distanza ha solo continuato a migliorare quanto più a lungo stava nella lega. Aveva questo passo laterale non ortodosso che usava quando tirava i suoi jump shot e che creava più distanza dal suo difensore.

Ma nonostante tutti i suoi mezzi fisici, quello che in fin dei conti distingueva KG era la sua passione per il Gioco. Non si incontrano spesso persone che abbiano, in ogni campo, lo stesso tipo di passione che KG ha per il gioco del basket.

Quasi come se fosse posseduto ogni volta che entra in campo.

Il suo trash talking è rinomato e non è una cosa di poco conto. Lo rende un giocatore ancora più difficile da marcare. KG poteva batterti sul campo con così tanti movimenti, ma il suo trash talking era anch’esso un’arma. Era come un altro movimento.

Le sue parole, quando combinate con le sue abilità, potevano spingere l’avversario a reazioni eccessive. Venivano così catturati in quello che diceva che perdevano completamente il focus su qualsiasi altra cosa stesse succedendo intorno a loro. I giocatori alla fine provavano a essere più fisici con lui per la frustrazione e finivano per commettere falli stupidi. Ti fronteggiava, infilava un jump shot e ti distruggeva con la sua maestria nelle parole profane dell’inglese del Re. Questo gli garantiva un vantaggio tattico nelle partite particolarmente calde. Il suo trash talking poteva renderti un giocatore meno efficace. Ti faceva desiderare di gettarti contro un blocco portato da lui piuttosto che di girarci intorno.

All’inizio della mia carriera collezionavo falli ogni volta che giocavo contro di lui. Prendevo tutto quello che mi diceva e che diceva su di me, sul personale. Era un attacco alla mia virilità, e sentivo di aver bisogno di reagire. Anche quando ero pronto al suo trash talking, quando mi dicevo tra me e me che stava cercando di gettarmi un’esca, è sempre stato difficile per me controllare le emozioni contro di lui in campo quando ero più giovane.

Quando sono diventato più vecchio e un po’ più saggio, il trash talking non mi colpiva più tanto. Dopo un po’ impari che se non ti avvicini a una partita con la mente libera, ti ingoierà.

Si, quel tipo mi ha fatto incazzare qualche volta. Ma adesso mi levo il cappello di fronte a lui.

Menzioni d’Onore: Antoine Walker, Shareef Abdul Raheem.

Clicca per commentare

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Altri in Players Tribune