Thabo Sefolosha: “Ecco come mi hanno arrestato. Con me in campo forse il titolo”.

Thabo Sefolosha: “Ecco come mi hanno arrestato. Con me in campo forse il titolo”.

Thabo Sefolosha racconta qualche dettaglio in più della notte in cui fu arrestato e dice la sua su come sarebbero andati i playoffs con lui in campo.

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Thabo Sefolosha è stato scagionato dalle accuse che pendevano su di lui dalla fatidica notte in cui Chris Copeland fu accoltellato in un locale di New York mentre si trovava in compagnia del sopracitato giocatore e di Pero Antic; i due atleti degli Atlanta Hwaks furono arrestati per intralcio alle operazioni.

Sefolosha, ora che le vicende giudiziarie si sono concluse, ha voluto rilasciare un’intervista chiarificatrice che fornisce molti importanti dettagli. Queste le parole del giocatore raccolte per noi da Nathaniel Penn di GQ:

 

Un agente di polizia è venuto da me e mi ha detto: “Levati dai piedi!” e io: “Ho fatto qualcosa di sbagliato? Potresti parlarmi in una maniera più educata”. Non ho veramente capito come mai lui si sentisse in bisogno di usare le manieri forti quando c’era così tanta gente intorno a noi. Ci siamo spostati, ma continuava a ripeterci di uscire dal locale. Gli ho detto che lo stavamo ascoltando e poi gli ho fatto notare che nonostante lui rappresentasse la polizia, non c’era bisogno che si comportasse come se fosse il più tosto del pianeta. Lui mi ha risposto: “Posso fotterti con o senza il distintivo”. Non era mia intenzione scoprirlo, sono l’ultima persona della terra a cui piace ingaggiare un duello fisico, specialmente con la polizia. Ma allo stesso tempo, mi sono sentito sfidato senza motivo. Lui era più piccolo di me e gli ho detto: “Sei un nano e sei pazzo”. Poi ho continuato a muovermi. Un agente mi ha preso il braccio destro, un altro il sinistro ed un altro ancora mi ha afferrato per il collo, da dietro, ero come se fossi stato crocifisso. Non potevo muovermi, c’era solo caos, non ero mai stato arrestato prima. Solo poco dopo ho realizzato che stavano provando a mettermi al tappeto, ma se qualcuno ti prende le braccia e il collo, per prima cosa atterri di faccia. 

Qualcuno mi ha preso a calci la gamba, più di una volta, per forzare la mia caduta. Ho capito subito che avevo riportato un danno non appena mi hanno calciato: sono un atleta, quindi so come si dovrebbe sentire il mio corpo. Credo che alcuni mi siano saltati anche sul piede per tentare di tenermi fermo. Ho capito che non c’era molto da fare se non calmarsi e così ho provato a cooperare. Ci ho provato.

 

Questa l’importante testimonianza di Thabo Sefolosha su quella fatidica notte che lo ha costretto a saltare tutti i playoffs della passata stagione. E a chi gli chiede cosa sarebbe successo se avesse potuto prendere parte alle finali di Conference contro i Cleveland Cavaliers ecco cosa risponde:

“Nonostante non ottenga molta pubblicità credo di essere il migliore difensore, o comunque tra i migliori, di questa lega. Non voglio ragionare in modo egoistico, ma mi piace pensare che con me in campo, forse avremmo avuto una chance di vincere il titolo. Credo che avrei fatto un lavoro meraviglioso su LeBron James. Guardare la mia squadra dalla panchina è stata l’esperienza peggiore che un giocatore di pallacanestro possa avere”.

 

Thabo Sefolosha cercherà adesso giustizia intentando una causa contro la polizia di New York: la vicenda quindi andrà avanti ancora per mesi.

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