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Cleveland Cavaliers

Cleveland Cavaliers Preview: ricomincia la caccia

I Cleveland Cavaliers si presentano a questa stagione come una delle serie candidate per la conquista del titolo: quando hai LeBron James in squadra non può essere altrimenti

La scorsa stagione

Benvenuti alle montagne russe. Così si può sintetizzare la stagione 2014-15 dei Cleveland Cavaliers, reduci da anni di paurose sbandate. Col ritorno del figliol prodigo LeBron James e l’acquisizione di Kevin Love, il management era riuscito a costituire un nuovo trio di stelle, accanto all’ex prima scelta Kyrie Irving. Non tutto però è andato per il verso giusto per la franchigia dell’Ohio. La regular season è iniziata malissimo, con quel famoso “A fragile team” pronunciato da LBJ e che riassumeva i dubbi e le incertezze dei Cavs. A gennaio il record era addirittura perdente e si andava profilando un clamoroso epilogo della stagione. L’annata è stata invece chiusa sulle note alte, con tanta curiosità sui Playoffs ormai imminenti. In postseason, subito alti e bassi: 4-0 (forse fin troppo generoso) ai volitivi Boston Celtics ma perdita per il prosieguo del cammino di Love per l’ormai noto infortunio alla spalla. Nel turno successivo una battaglia (più di quantità che di qualità) contro i Chicago Bulls, sconfitti 4-2 anche grazie a due miracoli di James nei finali di partita: il buzzer-beater della vittoria in gara-4 e la stoppata su Rose nell’incontro successivo. In dote, se così si può dire, l’infortunio però ad Irving, che lo ha estromesso anche dalle Finali di Conference, che hanno visto, forse un po’ a sorpresa, i malconci Cavs riuscire a battere con un secco 4-0 gli Atlanta Hawks. Giunta alla seconda Finale NBA della sua storia, Cleveland era così chiamata ad uno scontro quasi impari contro i Golden State Warriors, dominatori della stagione. In uno vero e proprio corpo a corpo in gara-1, i Californiani hanno avuto la meglio tra le mura amiche, con i Cavs costretti a vedere il rientrate Irving infortunarsi gravemente ed abbandonare sul più bello. Un James a tratti irreale, forse mai visto così anche negli anni precedenti, ha portato la sua banda di comprimari addirittura sul 2-1, stupendo il mondo intero. La lunghezza del roster, il miglior stato fisico e la complessiva superiore forza dei Warriors ha poi preso il sopravvento: serie ribaltata, 4-2 e Golden State Campione NBA.

interno Quicken Loans Arena

Quicken Loans Arena esterno

In Estate

Estate parecchio movimentata in quel di Cleveland. Non per gli arrivi, che pure ci sono stati: Mo Williams, Richard Jefferson e Sasha Kaun dall’Europa. A tenere banco sono stati i rinnovi contrattuali delle pedine fondamentali. Se LeBron e Love non hanno fatto aspettare molto i propri tifosi, l’odissea ha riguardato Tristan Thompson, cresciuto esponenzialmente anche nei Playoffs. Il giocatore ed il proprio entourage erano alla ricerca di un maxi-contrattone, forti anche del beneplacito dello stesso James. La trattativa è stata lunghissima, ricordando a tratti quanto successe nell’estate del 2007: in quell’anno, proprio successivamente all’arrivo alle Finali, il front office ingaggiò una battaglia senza quartiere col procuratore di Anderson Varejao (e di Pavlovic), di fatto chiudendo le ostilità solo a stagione abbondantemente inoltrata. Con questo spettro, è stato accolto quasi con un sospiro di sollievo la chiusura delle trattative proprio negli scorsi giorni: Thompson continuerà ad essere un Cavalier anche nelle prossime annate.

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Il Coach

Che dura dover allenare il miglior giocatore del mondo e dover stare costantemente nell’occhio del ciclone e sotto le luci dei riflettori. Questo deve aver pensato David Blatt nel corso della sua stagione da rookie dopo i trionfi europei. Si è trovato costretto a fronteggiare pesanti critiche, il suo rapporto con LBJ è andato a fasi alterne ed i continui spifferi su chi tenesse effettivamente le redini del comando, col minaccioso Tyronn Lue alle spalle, non hanno certamente giovato. Tuttavia, a dispetto di una turbolenta annata anche per lui, è giunto sino alle Finali NBA ed ha accumulato preziosissima esperienza. Tutto passato e navigazione in acque tranquille in vista? Niente di più sbagliato. Gli esami, per David, non finiranno mai.

David Blatt

Giocatore chiave in attacco

Qualche dubbio su chi sarà il giocatore chiave in attacco di questa squadra? LBJ continuerà a portare la carretta, soprattutto in contumacia Irving e con Love che sta tornando in condizione solo in questo periodo. L’importante, per Cleveland, è che non faccia stancare troppo il proprio numero 23, per averlo il più fresco e riposato possibile ai Playoffs. Importante e curioso sarà vedere se Blatt riuscirà a dotare la sua squadra di un certo tipo di fase offensiva, dopo aver abiurato dalla Princeton Offense ed essersi affidato, anche per le assenze, costantemente nei Playoffs al “palla a James e ci arrangiamo”.

lbj

Giocatore chiave in difesa

Il miglior difensore sugli esterni dei Cavs inizierà anche lui ai box: Iman Shumpert resterà fermo sino all’inizio dell’anno nuovo per un grave infortunio al polso. L’ex New York è una garanzia nella propria metà campo, in una squadra che non abbonda sicuramente di specialisti della materia. Da osservare anche Mozgov sin dall’inizio a roster: fino al suo arrivo Cleveland aveva enormi problemi nel difendere il proprio ferro.

Possibile rivelazione

Non avendo il roster farcito di elementi futuribili o di nuovi arrivi, andiamo con un nome già presente in squadra, da 12 mesi circa: Kevin Love. Ha mostrato preoccupanti carenze non solamente tecniche (da mani nei capelli in difesa in tante circostanze), ma anche e soprattutto psicologiche. Non è assolutamente facile, passare dall’oggi al domani, da un contesto come quello dei Minnesota Timberwolves ad una formazione in lotta per l’anello, ma l’ex UCLA non ha reagito sempre con la giusta mentalità. I Playoffs dovevano essere il banco di prova per testarne l’efficacia ai massimi livelli ma, di fatto, non è stato possibile osservarlo in azione. Tanto della stagione dei Cavs passerà dalla primavera del numero 0.

Kevin Love

Miglior Comprimario

Per forza di cose, anche per via del rimpinguato conto in banca, il miglior comprimario può, anzi, deve essere Tristan Thompson. Con l’infortunio di Varejao prima e Love dopo, le sue quotazioni in seno alla squadra sono aumentate vorticosamente, dimostrando di avere il giusto atteggiamento per le battaglie della postseason. In attacco non è pericoloso se non nei pressi del ferro, in difesa non è propriamente uno stoppatore ma ci dà dentro ad ogni possesso, rivelandosi inoltre come il miglior rimbalzista offensivo dell’intera Lega,grazie all’inesauribile tasso di attività. C’è ancora spazio per margini di miglioramento e deve farli vedere già da questa stagione, che non è partita sicuramente con la giusta attenzione e concentrazione.

Miglior Innesto

Torna sul luogo del delitto Mo Williams, dopo le esaltanti regular season del James pre-Decision, a cui facevano seguito delle uscite premature nei Playoffs. Con l’ex 23 non erano certo volate parole dolci dopo il passaggio di James a Miami, ma siamo sicuri che verranno dimenticate in un battito di ciglia. Con l’assenza di Irving e la relativa pericolosità di Dellavedova, Williams, autore anche di un cinquantello la scorsa stagione, può fornire ulteriori garanzie dall’arco e punti sicuri dalla panchina.

Punti di forza

La voglia di rivalsa, di ritornare all’ultimo atto della stagione e di completare l’opera, donando alla città un titolo che ormai aspetta da immane tempo in tutti gli sport professionistici. In attacco, in certi momenti ed al completo, Cleveland è stata a tratti divertente e devastante, con tutti gli alfieri al posto giusto. Nei Playoffs, poi, i Cavaliers hanno mostrato uno spirito combattivo ed un’anima che, fino ad Aprile, non sembravano possedere.

Punti di debolezza

Con i lunghi mesi di regular season avanti, come si comporterà la difesa dei Cavs, a maggior ragione con Shumpert out? Non ci sarebbe da stupirsi se, come nella scorsa stagione, in tante, troppe occasioni, Cleveland mostrasse una certa fragilità nella propria metà campo. L’altro enorme punto interrogativo è la salute di questa squadra: Irving e Shumpert saranno out per un altro po’, con il primo che ancora non ha una data certa di rientro. Varejao è diventato injury-prone negli ultimi anni, Love viene da un grave problema ed anche James inizia a soffrire qualche acciacco. Riusciranno i Cavaliers ad essere al completo nei momenti più importanti della stagione?

Miglior scenario

Gli infortunati tornano subito e bene, l’entusiasmo della città è contagioso e James gioca una stagione quasi da MVP. Nei Playoffs, dopo aver sbaragliato la concorrenza ad Est, Cleveland si ripresenta all’atto conclusivo, avendo finalmente la meglio dei propri rivali dell’Ovest e vincendo il tanto agognato Larry O’Brien Trophy.

Peggior scenario

Le troppe assenze debilitano la truppa di Blatt, che resta impantanata nella Eastern Conference, perdendo settimane preziose e distanza dalle prime della classe. A differenza di 12 mesi prima, questa volta i miracoli non riescono e Cleveland è costretta ad abdicare già in Finale di Conference.

Previsioni

Senza avere un quadro preciso della situazione medica di Irving, diventa difficile fare previsioni accurate. Non dovrebbe stupire una partenza al rallentatore, aspettando magari il ritorno in condizione di diversi giocatori. Se tutto dovesse andare al proprio posto i Cleveland Cavaliers torneranno nuovamente alle Finals, affrontando la Golden State o San Antonio di turno. Al momento, tuttavia, non sembrano ancora pronti a fare l’ultimo passo e vincere il titolo, a dispetto anche di LeBron James. Se il processo di maturazione di alcuni uomini chiave, Love su tutti, si dovesse rivelare inesorabile, ed il numero 23 non costretto agli straordinari in ogni singolo possesso, allora i sogni di gloria potranno essere legittimamente cullati in quel dell’Ohio.

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Cleveland Cavaliers' Big Three

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