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Boston Celtics

Un sogno ad occhi aperti, 3 giorni di NBA a Milano

Allenamenti, interviste, mostre e la gara contro l’Olimpia. I Celtics hanno colorato Milano e noi siamo stati lì. Questo il diario di bordo.

La bocca è impastata. La sveglia è suonata più presto del solito, ma sembro quasi non accorgermene. La corsa in stazione e il treno che stava per partire senza di me. Non sono previste fermate intermedie, per fortuna. 3 ore e Milano è pronta a palesarsi al di là delle porte scorrevoli.

La mia non è una levataccia domenicale qualsiasi. Alle 11 c’è il primo allenamento dei Boston Celtics e non posso/voglio/devo fare tardi.

Le Ferrovie dello Stato (al solito) non sono purtroppo del mio stesso avviso. 20 minuti più tardi del previsto leggo il cartello “Milano Porta Garibaldi“. 10:50 in stazione, 11:15 “palestrina” del PalaLido. Entro in quello che mi sembra un campetto qualsiasi, quasi mi viene da pensare di aver sbagliato strada, di essere capitato in un posto come tanti.

Ma poi, appena messo piede dentro con ancora il borsone in spalla, sono costretto a ricredermi.

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Sono tutti lì, mezzi sdraiati e stiracchiati nelle loro tute verdi. Immensi, enormi, veri. E soprattutto molto alla mano. Sessione di “media availability”. Tu li insegui come un cane da tartufo sul parquet e loro sono lì, pronti a rispondere.

Il contatto è immediato, diretto, senza filtri. Così si passa da un David Lee fresco di trasferimento pronto a dare un contributo da Star a questo roster ad un Isaiah Thomas che spiega la diversa concezione offensiva degli schemi giocati a Phoenix e quelli dei Celtics.

Un sogno ad occhi aperti per chi (come noi) l’NBA l’ha sempre vista su uno schermo, magari di notte, saltando sul divano ad ogni singolo canestro.

Anche qui, in questa palestra che ormai ha assunto contorni paradisiaci, si iniziano a gonfiare le retine. E’ tempo di spostarsi, di guardare l’inizio della sessione d’allenamento. L’antipasto di una tre giorni tutta all’insegna del basket a stelle e strisce.

La seconda tappa obbligatoria è quella all’Arco della Pace. NBA Fan Zone, bimbi e ragazzini di tutte le età che si rincorrono e tirano a canestro all’ombra di uno dei monumenti più famosi della città.

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La spalla dolorante è ormai orfana della valigia che le ha fedelmente fatto compagnia così a lungo, mentre le gambe (purtroppo per loro) hanno ancora parecchio lavoro da fare. Il sali-scendi continua, corso Sempione scorre via che è un piacere sotto le suole delle mie Adidas.

La destinazione è Viale della Liberazione, la prima mostra digitale NBA in Italia. Un salone interamente tappezzato di schermi che ripropongono senza soluzione di continuità schiacciate, assist e triple che i miei occhi non si stancheranno mai di rivedere.

Contenuti speciali, postazioni video con le cuffie e angolo per la consultazione dei libri. Non manca davvero niente. Così come sulle pareti, riempite di frasi che danno ancor di più misura e valore allo spazio espositivo.

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A quel punto le forze sono definitivamente terminate. Birra. Partita. Cibo. Letto.

Il mattino seguente, si riparte presto. L’allenamento non è più in un posto qualsiasi. Tocca fare più strada, ma il Forum d’Assago che si intravede dal finestrino della metro ha tutto un altro fascino.

“Your media pass is near Scalabrine pass. Do you know him?”

Se conosco il White Mamba????? Vorrei travolgere di racconti e aneddoti l’addetta NBA, ma mi limito ad un “Yes” col sorriso stampato su un volto più ebete del solito.

Anche perché la spessa tenda nera di fianco al banco accettazione è già stata tirata e “i Giornalisti” (si, detta così fa molto figo) in fila stanno iniziando ad entrare sul parquet. Lo stomaco inizia a farsi via via più stretto, ripiegandosi su sé stesso come non pensavo potesse fare.

E’ come salire sul palco assieme gli attori mentre preparano lo spettacolo. Ascolti le battute, il vociare, le risate, il sudore.

Quello che mettono in mostra sul parquet non è uno stretching di riscaldamento. Sono 10 minuti SERI di preparazione atletica, palla in mano, 5 contro 5. La lotta è selvaggia. L’intensità mi lascia sconvolto.

Resto lì, col telefono in mano a fare da schermo, quasi a voler porre un grado di separazione da cotanta quantità di moto.

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Lo stridio del parquet è vertiginoso. Le urla di chi difende sono piene, si fa davvero sul serio. Sullinger, primo per distacco in quanto a mancanza di mobilità, chiama ripetutamente “ICE, ICE, ICE!” sulla difesa del pick&roll.

Non è impazzito, né tanto meno soffre particolarmente il caldo. Gioca una soluzione difensiva che gli permetta di rifiatare, spingere l’avversario lungo la corsia laterale, lasciando spazio al proprio uomo per poter tirare da fuori. Lo grida nelle orecchie dei compagni, che sembrano seguirlo con proficuo successo.

La fine delle ostilità giunge dopo pochi battiti di ciglia. Un piccolo assaggio di quanto andrà in scena sul parquet la sera seguente.

Prima di arrivare al Forum il pomeriggio della gara però, un’ultima deviazione. Sky Sport pubblicizza il palinsesto della nuova stagione di basket ormai alle porte. Conferenza stampa, quattro chiacchiere con tutti (“Ciao Billy, è davvero un piacere poterti stringere la mano! Tu che ami il basket segui NBAReligion. com, dai!”) e soprattutto un ottimo buffet (che non fa mai male).

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Il lancio di “Basket Room” è di certo la notizia del pomeriggio. Il lunedì sera, dopo il posticipo della Serie A Beko, Sky proporrà un approfondimento di un’ora ogni settimana con Alessandro Mamoli e Flavio Tranquillo in cui si parlerà di palla a spicchi a 360°. Una chicca a cui gli appassionati difficilmente rinunceranno.

Poi, con lo stomaco pieno, non resta far altro che entrare. Tra 3 ore la palla a due (mica potevo permettermi di fare tardi). Entro quando dentro a popolare il palazzo siamo io, gli steward e i Celtics. Questa è una sessione d’allenamento tutta per me (e per Danny Ainge, GM dei biancoverdi che non ho il coraggio di avvicinare).

Vedo tutti gli 11.388 spettatori riempire a poco a poco l’arena. Quelli intorno a me arrivano tutti all’ultimo minuto, nel mondo dello spettacolo funziona così. Resto sotto shock quando alzando la testa dallo schermo del pc, mi ritrovo davanti questa scena.

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1163 presenze in Serie A che si salutano amichevolmente. Due leggende dello sport accorse come tanti altri a godere dello spettacolo NBA.

La partita sostanzialmente non c’è (qui il recap dell’incontro). Lo spettacolo invece è continuo, senza interruzione, riempie i timeout e fa scivolare via le 2 ore abbondanti di gara. Thomas col suo pick&roll giocato ad un ritmo differente, Bradley e le triple dall’angolo (lo scorso anno convertite col 35%, se solo riuscisse a salire al 40..) e Gentile che sembra aver sbagliato canotta tanto è pronto a poter volare oltreoceano.

La ciliegina sulla torta è la conferenza stampa. Coach Stevens conferma le ottime impressioni che il numero 5 milanese ha destato, oltre che a raccontare di adattamenti tattici ancora tutti da inventare, di automatismi da dover trovare e di una rotazione i cui contorni sono tutt’altro che definiti.

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Alla fine mi ritrovo in piedi sulla banchina della metro, col mio pass stretto tra le mani, cartacea conferma del fatto che non è stato un sogno. Anche perché, anche usando tutta la (poca) fantasia di cui dispongo, difficilmente sarei riuscito ad immaginare un’esperienza simile.

Possibile soltanto per merito del vostro affetto e della passione con cui leggete, commentate e interagite con quanto pubblicato da NBAReligion.

Per questo l’ultimo pensiero non poteva che essere rivolto a voi.

Grazie. Di cuore.

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