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Eurobasket 2015

Eurobasket 2015, Italia-Lituania: le pagelle

Italia Lituania Eurobasket

Una partita intensissima, vibrante, giocata a viso aperto da due squadre entrambe di alto livello, ma diversissime tra loro. La Lituania, spinta da un pubblico caldissimo, da una serata magica al tiro e dalle scelte oculate di un allenatore sempre in pieno controllo, ha vinto meritatamente. La squadra di Pianigiani, invece, probabilmente aveva più talento, ma il talento questa volta non è bastato; ha vinto il gioco di squadra, la durezza mentale, la fisicità dei lituani. L‘Italia esce tra i rimpianti: nella prima vera serata da dentro-fuori (senza offesa per Israele) sono venuti a mancare alcuni degli interpreti più importanti della recita azzurra; nelle fila della squadra baltica, invece, hanno risposto tutti presente.

ITALIA

Danilo Gallinari 6: Le ali lituane hanno il fisico e l’atletismo per stargli dietro e per impedirgli di cercare con continuità le sue soluzioni offensive preferite (step back dalla media, penetrazioni a centro area, triple in isolamento). Il Gallo è meno in ritmo del solito, ma riesce comunque a incidere sulla partita con fiammate di puro talento (la difficilissima tripla segnata per il vantaggio italiano del 52-50, i rimbalzi offensivi rapinati, i liberi guadagnati nei momenti decisivi del quarto quarto). La prima bocca da fuoco degli Azzurri stasera è Bargnani; il Gallo soffre per tutta la partita, poi sembra poterla svoltare con la penetrazione del 79 pari a 32 secondi dalla fine. L’ultimo possesso, pochi istanti dopo, doveva essere suo (vedi partita con la Germania). Nell’overtime va in confusione con tutta la squadra, ma è uno degli ultimi ad arrendersi. Dispiaciutissimo e arrabbiato nel post partita, a ragione. PILASTRO

Marco Belinelli 4.5:  Dopo un Europeo da 8, stasera è il peggiore degli Azzurri, senza se e senza ma. Il saldo finale delle partite di Belinelli è sempre il risultato della somma algebrica tra canestri clutch, letture offensive visionarie, forzature gratuite e mancanze difensive. In questa partita gli ultimi due elementi sopravanzano di gran lunga i primi due. Per 36 minuti il Beli è contemporaneamente il peggior creatore di gioco (spesso) e il peggior difensore dell’Italia (sempre). In difesa sbaglia tutto: la postura, gli angoli, il tempo dei recuperi sul perimetro e degli aiuti; soffre la rapidità e la fisicità degli esterni lituani, che lo battono a ripetizione. In attacco non riesce ad acquisire fiducia: segna qualcuna delle sue triple folli (3/11 alla fine), innesca Bargnani sui pick’n roll e non ha paura di prendersi le consuete responsabilità, ma il lavoro fatto dai pariruolo baltici per togliergli ritmo e ricezioni comode  è davvero eccellente (l’arbitraggio fin troppo concessivo non va a sua volta trascurato, in questo senso). Arriva all’overtime sulle ginocchia e condanna l’Italia alla sconfitta con una gestione dei possessi decisivi sciagurata (doppia fucilata sui piedi di Hackett, forzature assortite, frenesia ingiustificata). Da lui era lecito aspettarsi una partita da campione, ma stavolta il Beli ha deluso. Va detto, però, che se l’Italia è arrivata a giocarsi il quarto di finale con la Lituania, una fetta non trascurabile di merito va assegnata proprio alla guardia da San Giovanni in Persiceto. FUORI FASE

Andrea Bargnani 6.5: Gioca sull’infortunio rimediato nel match con Israele, ma a tratti è incontenibile. Ancora una volta è l’anima offensiva e, soprattutto, difensiva dell’Italia. In più di un caso è irriconoscibile, vista l’intensità animalesca che mette in campo. Inizia la partita tirando male, ma non si scoraggia. In difesa fa un lavoro encomiabile sul devastante Valanciunas, che si deve guadagnare ciascuno dei suoi 26 punti. Difende in single coverage, stoppa, intimidisce gli esterni e si comporta da vero e proprio leader emotivo; a volte Valanciunas è semplicemente troppo bravo. Il simbolo della partita del Mago poteva essere lo splendido “airone” nowitzkiano con il quale manda a bersaglio il canestro del 70-74, o anche la rovesciata ultraterrena con cui segna in testa a Valanciunas e con cui chiude un parziale di 6-0 in favore degli Azzurri. Invece anche lui, come gli altri giocatori dell’Italia, affonda in un overtime tagliagambe, conclusione forse ingiusta di un’avventura che lo ha visto inaspettato protagonista e performer d’eccezione. SPIRITATO

Alessandro Gentile 5: Poteva essere l’eroe della partita e della manifestazione per gli Azzurri. Fino al terzo quarto gioca un match semplicemente sensazionale per intensità offensiva (schiacciata a una mano devastante su rimbalzo, penetrazioni quasi sempre incontenibili) e per applicazione difensiva (pur con diverse sbavature – puntualmente punite dal chirurgico Maciulis – che lo portano ad avere problemi di falli). Poi inizia a calare fisicamente, a intestardirsi e a forzare ripetutamente, fino ad arrivare alla sciagurata gestione dell’ultimo possesso del quarto quarto. Gentile, che durante la partita e nel corso dell’Europeo ha fatto vedere lampi di un talento abbacinante, sente di poter chiudere la contesa senza l’aiuto dei compagni; i freddissimi lituani non aspettano altro: lo mandano verso fondocampo raddoppiandolo e lo costringono a scaricare in modo maldestro verso Belinelli. Risultato: tiraccio del Beli e partita che finisce all’overtime, dove l’Italia viene massacrata. Gentile ha un futuro luminoso davanti a sé, a patto che riesca a imparare dai propri errori; già contro la Repubblica Ceca, domani, dovrà dimostrare la sua forza mentale. CROCE E DELIZIA

Andrea Cinciarini 5.5: All’Italia manca un vero centro intimidatore, ma forse è proprio il Cincia il vero emblema dei problemi strutturali della squadra di Pianigiani. Il play dell’Olimpia sarebbe eccellente dalla panchina, un comprimario ottimo per gestire i cambi di ritmo della squadra; da titolare, invece, priva il quintetto italiano di una bocca di fuoco in attacco e costringe i compagni a tappare le sue falle difensive. Non è al livello dei compagni di starting five: gli manca il passo per battere il marcatore diretto e il tiro da fuori per incidere. Stasera si arrangia come può contro i più alti e più veloci esterni lituani. In attacco gioca appena meglio di Hackett, in difesa decisamente peggio. In questo caso Pianigiani ha fatto bene a cavalcare il nuovo play dell’Olympiacos. LIMITATO

Pietro Aradori 6: Gioca la solita partita di sostanza: 8 punti, 4 rimbalzi e 50% al tiro, frutto di una selezione offensiva decisamente solida. Pianigiani gli chiede intensità dalla panchina e lui risponde presente. Fra i migliori degli Azzurri nei primi due quarti (zingarata per l’assist a Cusin, penetrazione e canestro in faccia a Valanciunas), si spegne gradualmente con l’andare della partita, anche per le scelte tattiche non felici del coach italiano. Entra da freddo a fine quarto quarto per tirare due liberi potenzialmente fondamentali, guadagnati da un Gallinari sanguinante. Difficile stigmatizzarlo per il conseguente 1-2. INCOLPEVOLE

Daniel Hackett 6.5: In difesa è commovente, in attacco non la vede. L’unico (insieme a Bargnani e ai sottoutilizzati Melli e Cusin) emotivamente sempre dentro la partita; gioca ad armi pari con i fisicissimi lituani e spesso esce vincitore dai confronti di puro agonismo  con i durissimi Kalnietis, Seibutis e Maciulis. In difesa fa un numero infinito di piccole cose potenzialmente risolutive; purtroppo i suoi sforzi non vengono ricompensati a fine partita. Che sia un attaccante limitato non è certo una novità, e dovrebbe esserlo ancor di meno per il suo allenatore. Continuare a cavalcarlo nell’overtime, overtime in cui forse sarebbero servite forze fresche e più tiro da fuori, probabilmente è uno degli errori più gravi della gestione tattica di Pianigiani. Non è colpa di Hackett, in ogni caso; come non sono colpa sua gli scarichi frenetici e le letture rivedibili di Belinelli che lo costringono a buttare via due, fondamentali, palloni che avrebbero potuto tenere l’Italia a galla fino all’ultimo. Arriva a fine partita sulle gambe, come tutti i giocatori italiani. SOLDATO DANIEL

Nicolò Melli 6.5: Doveva giocare di più. Stasera entra nel match con la faccia cattiva delle grandi occasioni e dimostra di essere uno dei pochi in grado di competere coi lituani nel decathlon allestito da coach Kazlauskas. Corre, salta e si danna sui frenetici attacchi avversari (rubata appena entrato, due grandi difese a seguire). Il boxscore quasi vuoto non deve ingannare, Melli stasera poteva dire la sua (anche in attacco, vedi tap-in offensivo del 36-35). Peccato. INCOMPRESO

Marco Cusin 6,5: Probabilmente, come nel caso di Melli, Pianigiani avrebbe dovuto fidarsi di più di lui. Bargnani gioca una partita per certi versi mostruosa, ma è lasciato solo contro la batteria di lunghi avversaria per tre quarti e mezzo (e, contro il fortissimo Valanciunas, che gioca un match ancor più leggendario, fa molto più di quanto si possa immaginare leggendo il tabellino di quest’ultimo). Cusin dimostra di avere il fisico per reggere contro Valanciunas e la voglia per incidere sulla partita potenzialmente più importante della sua carriera. Gioca solo 6 minuti, in cui fa in tempo a racimolare un +8 di plus-minus; dà anche un non trascurabile contributo offensivo con un’ottima ricezione su un grande  scarico di Aradori e con un rimbalzo in attacco (e canestro) di pura intensità, che sembra poter cambiare almeno momentaneamente l’inerzia della partita. In ombra, ma stavolta non per colpa sua; il Cuso era uno di quelli che ci credevano di più.  COMMOVENTE

Achille Polonara SV

Amedeo Della Valle SV

LITUANIA

Valanciunas 8,5, Maciulis 8, Kalnietis 7.5, Seibutis 6.5, Jankunas 6.5, Kuzminskas 7, Javtokas 5, Milaknis 7, Lekavicius SV, Gailius SV, Sabonis SV, Kavaliauskas SV,

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