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Eurobasket 2015

NBAReligion Eurobasket preview: Islanda

Nel gruppo B, quello riservato alla formazione Azzurra, fa capolino, in questo Eurobasket 2015, una nazionale che in pochi avrebbero previsto sul parquet ad affrontare quintetti di caratura maggiore. Stiamo parlando dell’Islanda, una delle avversarie dell’Italia verso la gloria di questo Europeo.

Il palmares

La bacheca della Federazione islandese è sostanzialmente vuota. Ciò non deve stupire, anche perché stiamo parlando di una debuttante assoluta per quanto riguarda gli Europei di pallacanestro. L’Islanda, comunque, ha al suo attivo due successi in Promotion Cup, la competizione FIBA riservata esclusivamente alle nazionali europee minori.

Il gruppo

Il gruppo, agli ordini dell’allenatore canadese Craig Pedersen, non presenta molti elementi di spicco, con una piccola eccezione per gli appassionati non solo NBA, ma anche tifosi del basket del Belpaese. Leader della compagine islandese sarà quel Jon Stefansson che rappresenta un volto particolarmente noto alle nostre latitudini.

Il nativo di Reykjavik ha fatto parte dei Dallas Mavericks nella stagione 2003-04, pur non scendendo mai in campo, prima di intraprendere una buonissima carriera europea. In Italia ha vestito le maglie di Napoli, Roma e Treviso, lasciando spesso un ottimo ricordo di sé. Nella passata stagione ha invece giocato a Malaga, nella ACB.

Altri elementi di respiro internazionale sono Haukur Palsson (da quest’anno al Caja Laboral), Jakob Sigurdarson (Svezia), Hordur Vilhjalmsson (Germania), Hlynur Baeringsson (Svezia) e Pavel Ermolinskij, tornato in patria dopo diversi campionati in Spagna.

Completano il roster dell’Islanda Karason, Hermansson, Magnusson, Steinarsson, Nathanaelsson e Gunnarsson.

Le aspettative

Abbastanza intuitivo immaginare quali siano tanto le aspettative quanto il destino che attende Stefansson e compagni. L’Islanda, a meno di grosse sorprese, sembra avviata ad essere la classica Cenerentola del gruppo, con speranze pressoché nulle di poter passare al turno successivo. Sarebbe considerata un’impresa, o quasi, poter vincere anche solo una partita, probabilmente l’obbiettivo prefissato per una nazionale che ha comunque voglia di non far sì che questa qualificazione resti un fatto isolato. Occhio a sottovalutarli, dunque: a questi livelli, nessuno vuole fare brutte figure difendendo i colori del proprio paese, mettendo quindi il 110% in ogni partita. Figuriamoci per chi ha sangue vichingo che scorre nelle vene.

Alessandro Scuto

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