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Players Tribune

Katrina: 10 anni dopo – DJ Augustin

Le mini videocassette che erano nelle scatole delle mie Nike, erano sempre quelle le prime cose che prendevo. La mia famiglia era abituata alle evacuazioni. Quando vivi a New Orleans, devi essere abituato a certe cose. Mia madre cercava sempre di prendere i certificati di nascita, documenti importanti e tutte le foto di famiglia. Le mie sorelle raccoglievano i loro vestiti preferiti. Io prendevo sempre le mie videocassette. Mia madre era abituata a registrare tutte le mie partite di basket, fin da quando avevo 4 anni e fino alla high-school. Non ha mai saltato una partita. Le filmava con la videocamera e poi le metteva su queste piccole videocassette. Non penso le producano più ormai, dovevi letteralmente infilarle dentro al videoregistratore se le volevi vedere. Se siete nati dopo il 1990, probabilmente non sapete neanche di che cosa sto parlando. Non andavo mai via di casa senza le scatole delle scarpe con le videocassette dentro. Portavo sempre con me almeno un paio di scarpe da basket… fin quando avevo le scarpe con me, ero sicuro di poter giocare dovunque mi trovassi.

Se vieni da New Orleans, sei abituato alle evacuazioni. E’ normale. La stagione degli uragani dura davvero una stagione. Durante questo periodo non fai altro che controllare il meteo e se c’è un decreto di evacuazione tu devi andare, non ci sono altre scelte. Quando gli uragani iniziano ad arrivare, lo fanno in continuazione, non-stop. Ogni settimana ne arriva un altro, con un nome diverso. C’è un sacco di pioggia e vento per qualche giorno e poi di solito passa tutto. Da bambino, mi ricordo di parecchie storie che riguardavano l’uragano Betsy, una tempesta devastante che aveva colpito New Orleans quando i miei genitori erano ancora giovani, negli anni ’60. L’acqua arrivò a livelli davvero alti, le persone furono costretti a rifugiarsi sui tetti delle loro case. Quando vieni da New Orleans le storie sugli uragani fanno parte della tua infanzia, come le storie di fantasmi. Ma per quanto riguarda me e le mie sorelle, non avevamo mai vissuto un uragano di grande forza.

La vista dal satellite di Katrina – Credits to: NOAA Images via Flickr.com

Dieci anni fa in questo mese io stavo per iniziare il mio anno da senior alla high-school. Le persone dicevano che ero uno dei 10 migliori giocatori di tutto il paese. La mia high-school veniva da due titoli di stato della Louisiana, li avevamo vinti nel mio anno da junior e in quello da sophomore. Mi stavano arrivando lettere da un sacco di college in giro per il paese ma io avevo ristretto la scelta tra LSU e Texas. Era l’Agosto del 2005. New Orleans, la mia città, non sarebbe più stata la stessa. Katrina stava arrivando.

Prima di essere Katrina, era solo un altro uragano che non era ancora arrivato. La settimana prima di Katrina, tutti erano preoccupati dall’uragano Ivan. Tutti si aspettavano che Ivan fosse un uragano molto più potente. C’era stato un decreto di evacuazione un paio di giorni prima che arrivasse sulla città. Quindi abbiamo evacuato la settimana prima che arrivasse Katrina e lo stesso successe la settimana successiva. Abbiamo messo in atto il piano di evacuazione: mia madre, mio padre, le mie due sorelle e io mettemmo le valigie nella nostra Chevy Trailblazer e partimmo. Lasciammo New Orleans per dirigerci verso Houston, con un intero convoglio di parenti dietro di noi in altre macchine. Era come una specie di parata. Tutti avevano lo stesso piano. Solitamente ci vogliono 5 ore per raggiungere Houston, quella volta ci vollero 24 ore per arrivarci. Sembrava che tutta la città di New Orleans stesse cercando di scappare allo stesso momento.

Mi ricordo perfettamente l’evacuazione per l’uragano Ivan. Uno dei motivi era che si trattava di una specie di falso allarme in vista di Katrina. Ivan non sarebbe mai diventato così grande come tutti dicevano. Mentre mio padre guidava la macchina, l’aria all’esterno era così umida. Avevamo i finestrini abbassati e io ero senza maglietta. Rimanemmo incolonnati nel traffico per un sacco di tempo. Ci fermammo in un hotel di Houston per qualche giorno, qualche nuotata in piscina e poi ritornammo a casa. Sembrava come un viaggio di famiglia, una piccola fuga dalla città. Quando andavamo via in quel modo per gli uragani, per certi versi era anche divertente, perchè poi alla fine non succedeva niente di grave. Come le precedenti evacuazioni, era solo una precauzione.

Ben poco sapevamo del fatto che, nel bel mezzo del golfo del Messico, Katrina stava per arrivare.

Lasciatemi raccontare una breve storia su mio nonno. Per via di quello che era successo con Ivan, credo che molte persone abbiano sottovalutato Katrina. Gli avvertimenti per l’evacuazione erano ancora “volontari” pochi giorni prima che arrivasse Katrina. Stavamo quasi decidendo di rimanere in città e non andare via.

Le persone anziane sono le più vulnerabili in queste situazioni ma possono anche essere le più cocciute. Io adoro mio nonno ma è una persona davvero testarda. Quando sono iniziate ad uscire le notizie su Katrina, lui non voleva assolutamente andare via perchè con l’uragano Ivan non era successo niente e credeva che sarebbe andata così anche con Katrina. Questo è il problema del falso allarme di cui parlavo prima. Si ostinava a dirci che non sarebbe arrivato, che non sarebbe successo nulla. Quindi noi riempimmo di nuovo il nostro TrailBlazer e andammo a casa sua, con mio padre che cercava di fargli cambiare idea. A quel punto mio nonno decise di ingannarci. Aiutò mia nonna a salire in macchina e poi disse che doveva tornare un attimo in casa per prendere delle cose prima di partire. Ma quando tornò in casa, chiuse la porta a chiave e non volle più uscire. Noi fummo costretti a prendere una decisione, mio nonno non voleva andarsene ma il tempo scorreva e noi dovevamo andare via. L’uragano stava per arrivare e c’erano quattro macchine di parenti che volevano andare via contro un solo testardo che voleva rimanere a tutti i costi. E’ stata una delle cose più difficili che abbiamo mai fatto. Katrina divideva le famiglie in quel modo ancora prima di arrivare.

Quando finalmente arrivammo a Houston, accendemmo la tv della nostra stanza di albergo e lo spettacolo che vedemmo fu quello che tanti altri osservarono in quei giorni. Il mio quartiere era completamente allagato, casa nostra era letteralmente devastata. Tutte le linee telefoniche erano fuori uso. Non riuscivamo a metterci in contatto con nessuno, mio nonno era come scomparso. Eravamo così preoccupati per lui, una cosa che successe a tutta la gente di New Orleans che aveva lasciato familiari a casa. Eravamo senza speranze, guardando tutto quello che stava succedendo da Houston. Temevamo il peggio per mio nonno. Mia sorella conosceva un agente di polizia di New Orleans, così andò letteralmente a casa sua e lo tirò fuori, portandolo al Superdome (lo stadio di New Orleans, ndr). Probabilmente gli salvò la vita con quel gesto. Ma allo stesso tempo, le condizioni al Superdome erano orribili. Anche a 10 anni di distanza, non riesco a capire come sia stato possibile fare stare la gente in quelle condizioni. Nessuno si prendeva cura di loro. Come è possibile che una cosa del genere succeda negli Stati Uniti?

Migliaia gli sfollati – Credits to: Brandon Martin-Anderson via Flickr.com

Non sono riuscito a tornare a New Orleans per mesi. A nessuno era permesso di tornare. Continuavo a pensare ad un’anziana signora che viveva vicino a casa mia. Era morta a causa dell’uragano. Crescendo, la vedevo praticamente tutti i giorni perchè tornava in macchina mentre tutti i ragazzi del quartiere giocavano a basket. Avevamo uno di quei canestri che potevamo tirare su quando ci serviva, lo tiravamo su e giocavamo 5 contro 5 dopo la scuola, ogni giorno. Ogni volta che passava una macchina, ci dovevamo fermare e aspettare che la macchina passasse. E questa signora ci metteva sempre tanto a passare perchè guidava davvero piano. Era davvero una donna molto dolce ma, cavolo, guidava davvero piano. Scherzavamo sempre con lei mentre passava, le urlavamo dietro, ci mettevamo a ballare vicino alla macchina, eravamo ragazzini. Lei sorrideva sempre. Quando ritornai nel mio quartiere, lei non c’era più. Le case non c’erano più. Gli alberi erano stati sradicati. Non riuscivo neanche più a riconoscere il mio quartiere.

New Orleans è una citta piccola, quindi tutti conoscono tutti. Ho parlato con un sacco di gente nel corso degli anni da quando è arrivata Katrina, e ognuno di loro aveva una storia diversa da raccontare. Mia moglie, che a quel tempo era ancora la mia fidanzata, perse un suo amico che morì mentre cercava di nuotare in strada e venne trascinato in un condotto. Morì annegato. Ci furono tantissimi episodi simili ma nelle notizie non se ne parlava nemmeno.

A volte mi chiedo: se Katrina avesse colpito una città più ricca, avrebbe creato lo stesso tipo di danni che ha creato a New Orleans? Non conosco la risposta ma quello che so è che New Orleans è davvero una città povera. E’ una delle città più conosciute degli Stati Uniti ma è molto povera. E dopo Katrina è stato anche peggio. Sento che se l’uragano fosse arrivato in un’altra zona, diverse cose sarebbero state gestite in modo diverso. Certo, penso che anche che ci sono stati un sacco di salvataggi e che in molti hanno fatto tutto il possibile per salvare molte vite. Ma molti cittadini di New Orleans hanno i miei stessi dubbi. Credono che da un’altra parte il caos del Superdome non sarebbe durato così tanto. Che è successo lì? La FEMA (Federal Emergency Management Agency) è arrivata alla fine ma non sono arrivati quando avevamo veramente bisogno del loro aiuto. Perchè la FEMA ci ha messo così tanto ad intervenire? Perchè è successa una cosa del genere? Nessuno sapeva che gli argini si sarebbero rotti durante la tempesta ma c’erano persone che sapevano che gli argini erano molto vecchi e avevano bisogno di riparazioni. Chi è il responsabile per questo? Dopo 10 anni stiamo ancora facendo le stesse domande.

Ero felice che mio nonno e la mia fidanzata fossero salvi. La mia famiglia era salva. Ma la mia vita divenne improvvisamente strana. Come ho detto, non potevo tornare a casa. Mi dovetti iscrivere ad una scuola di Houston. Fu un grosso cambiamento per me perché avevo passato tutti gli anni della high-school alla Brother Martin, che era una scuola cattolica privata. Improvvisamente ero un alunno dell’ultimo anno alla Hightower, che era una scuola pubblica e molto più grande di quella dove andavo io. Era tutto completamente diverso. Non conoscevo nessuno a scuola. La gente era buona con me, alcuni ragazzi addirittura mi chiedevano di fare delle foto insieme, ma adattarsi era comunque molto difficile. Ero un liceale che viveva in albergo. Avevamo due stanze d’albergo, mia zia, mia cugina, il marito di mia cugina, i loro bambini e il mio altro nonno erano in una camera con due letti. E poi mio padre, mia madre, le mie due sorelle ed io eravamo nella stanza accanto sempre con due letti a disposizione. Quella situazione durò per settimane. La cosa più strana di tutte è che non toccai un pallone da basket per mesi. Ad Hightower finimmo per avere una buona squadra. Con alcuni dei ragazzi di quella squadra sono tutt’ora in contatto. Non riuscimmo a vincere il titolo di stato ma arrivammo in semifinale. Sapete qual era il nome della nostra mascotte? Gli uragani. Non ti abitui mai a certe cose.

Dj Augustin con la maglia di Texas – Credits to: aaronisnotcool via Flickr.com

Quando finalmente tornai a casa, non c’era più una casa. Ho dovuto indossare una maschera per entrarci. Tutto era immerso nell’acqua. La muffa era dappertutto. Ero sotto shock. Prima di tutto, tornando a New Orleans, l’atmosfera in città era inquietante.

New Orleans non sarà mai più la stessa. Era uno dei posti più belli di sempre. E’ ancora il posto migliore di sempre per quanto riguarda la gente. Non troverai mai da nessuna parte gente come quella di New Orleans. Tutti sono rispettosi, tutti cercano di aiturare tutti, c’è un sacco di creatività. Ed è questo quello che amo di New Orleans. Ma per quanto riguarda la città in sè, so che non sarà mai più la stessa. Stanno cercando di costruire nuove strutture, palazzi e ci sono molti progetti. Ma non è la stessa cosa. E’ come se decidessi di lasciare la tua città e quando ritorni tutto è cambiato e tutta la gente che conoscevi non c’è più.

DJ Augustin con la maglia di OKC – Credits to: turner.com

Per quanto mi riguarda, non ho mai dato nulla per scontato. L’ho dovuto imparare quando avevo 18 anni. Tutto quello che ho, tutto quello che la mia famiglia ha, ci sentiamo tutti fortunati ad averlo perché sappiamo come ci si sente quando tutto ti viene portato via. Siamo stati costretti a ricominciare le nostre vite da capo, sostanzialmente. E’ qualcosa che pensavo non mi sarebbe mai capitato ma alla fine siamo rimasti tutti uniti. Mia moglie ed io, stiamo insieme da quando eravamo in terza media. Ci siamo sposati tre anni fa e adesso abbiamo due figli. Siamo rimasti sempre uniti nonostante tutte le difficoltà, abbiamo affrontato insieme le difficoltà. L’uragano Katrina ci ha diviso per un anno ma non per sempre. Non so se c’è una lezione o qualcosa di simile. Ma anche i riflettori della NBA sono qui adesso ma potrebbero andar via domani.

Ho ancora quelle videocassette. Ci sono tutte le mie partite dentro ma non ho più modo di vederle su VHS. Ma non mi libererò mai di questa roba. Mi ricordano di Katrina e delle persone che abbiamo perso 10 anni fa.

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