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Vince Carter racconta il segreto della celebre “dunk de la mort”

Anno Domini 2000. Il palcoscenico è di quelli importanti, si parla della XXVII Olimpiade moderna, con sede a Sydney, Australia. Vince Carter non doveva nemmeno esserci in quel Team USA: nella lista preliminare, al ballottaggio con Ray Allen, era stato scelto l’allora giocatore dei Milwaukee Bucks. In Marzo, però, era arrivato il passo indietro di Tom Gugliotta, che sarebbe dovuto andare sotto i ferri. Dentro allora Air Canada, fresco vincitore della gara delle schiacciate all’All Star Game e Rookie of the Year l’anno precedente.

Durante la partita nel girone preliminare contro la Francia (che Team USA supererà nuovamente in Finale), si realizza la schiacciata più famosa della pallacanestro olimpica e una delle più spettacolari in assoluto. “Le dunk de la mort” la battezzarono i giornali francesi. Sul lato sbagliato della storia troviamo il centrone francese di 218 cm, Frederic Weis, che arrivava da una stagione particolarmente felice con il suo Limoges: campionato, coppa di Francia e Coppa Korac.

La Francia, nel percorso che la porterà all’argento, era appena stata sconfitta dall’Italia di un super Carlton Myers, mentre gli Stati Uniti avevano appena passeggiato sulla Nuova Zelanda (102-56). Il 25 Settembre 2000 si affrontano a Sydney USA e Francia. Team USA può vantare – tra gli altri – Jason Kidd, Gary Payton, Antonio McDyess, Kevin Garnett, Allan Houston, Tim Hardaway, il già citato Allen… Finirà 106-94 per gli americani, lanciati verso la medaglia d’oro. Quella partita, però, rimarrà alla storia per lo straordinario gesto atletico di un “half man, half amazing” Vince Carter (cit. Shaquille O’Neal).

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Quella schiacciata l’abbiamo già vista più volte, ma recentemente lo stesso Vincredible ne ha parlato ai microfoni di ESPN:

Presentatore: Qual è la storia segreta di Vince Carter? Raccontacene una!

Vince Carter: Non ho molti segreti. Forse l’unica storia segreta che mi riguarda è relativa a quella schiacciata olimpica. [colpo di tosse] Tutti hanno visto quella schiacciata, e mi hanno visto superare in salto quel ragazzo.  Ma nella mia testa… non ne ero consapevole. Non sapevo di avergli saltato in testa. Quest’estate ho visto Tim Hardaway e parlandone, gli ho chiesto perché non me lo avessero detto, durante il corso della partita. Credo che sia perché erano sbalorditi. Io avevo in testa solo di rubare la palla, fare uno-due palleggi e saltareE poi ho pensato che stavo saltando da troppo lontano, che mi sarei appeso e mi avrebbero preso per uno spot della Sprite. Dovevo superare l’ostacolo. Ero concentrato su quello… per me mentalmente e internamente, dovevo riuscire a fare quella schiacciata. Ed infatti i festeggiamenti subito dopo con Kevin [Garnett, ndr] significavano quello: essere riuscito a schiacciare, perché pensavo di aver saltato troppo in là. E se vai a rivedere quel video, nella mia mente stava passando l’idea che avrei fallito quella schiacciata. Poi invece ho raggiunto il ferro e una volta atterrato i festeggiamenti con Kevin significavano quello. Lui festeggiava perché avevo saltato sopra la testa di un giocatore, io festeggiavo per essere riuscito a realizzare una schiacciate che non pensavo di fare.

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