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Portland Trail Blazers

Stotts, nessun rancore verso Aldridge

Terry Stotts ha assistito in poche settimane allo smantellamento della sua squadra che tanto bene ha fatto nella passata stagione fermando la propria corsa al primo turno dei Playoffs contro i Memphis Grizzlies. Il coach dei Portland Trail Blazers ha visto partire Robin Lopez direzione New York, Wes Matthews ai Dallas Mavericks, Nicolas Batum approdato a Charlotte e soprattutto l’uomo franchigia, LaMarcus Aldridge, volato a San Antonio.

Stotts dovrà ricostruire da zero attorno al superstite Damian Lillard, anche se, in fondo in fondo, sperava di poter ripartire anche da Aldridge che però ha preferito sposare la causa di una contender come gli Spurs per provare a vincere subito. Rimanere in Oregon avrebbe significato per il numero 12 l’ennesima ripartenza, un nuovo ciclo che un giocatore di 30 anni ormai non può permettersi se vuole tentare di conquistare un anello, adesso.

Lo stesso Aldridge ha ammesso di aspettarsi sonori fischi quando ritornerà da avversario al Moda Center, in quella che è stata la sua casa per 9 lunghi anni davanti a quei tifosi che tanto lo hanno amato e che si aspettavano una sua permanenza nella città che tanto lo ha coccolato in questa lunga avventura iniziata nel 2006. Stotts tuttavia non è di questo avviso: da uomo di pallacanestro e soprattutto da navigato membro all’interno del business NBA, l’allenatore dei Blazers la prende con filosofia senza piangersi troppo addosso per la perdita di un All-Star e senza scagliarsi contro LMA per scarsa riconoscenza verso la franchigia che lo ha cresciuto nella Lega.

Ecco le dichiarazioni di Stotts rilasciate a Gary Washburn del Boston Globe.

So che per LaMarcus non è stata affatto una decisione semplice: era molto difficile per lui perché c’erano in ballo tanti aspetti importanti. Alla fine ha scelto così ed io rispetto la sua decisione, non era per nulla facile. Per quanto mi riguarda io non posso fare altro che ringraziarlo per i tre anni trascorsi insieme durante i quali ho avuto il piacere di allenare una grande persona prima di un grande giocatore. Certo, ci mancherà come giocatore ma dobbiamo guardare avanti e voltare pagina.

 

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