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Editoriali NBA

Un pizzico di tattica NBA: “Slice Split”, l’ATO dei Golden State Warriors.

Terzo episodio della saga tattica che vi terrà compagnia in questa lunga off-season fatta di poco basket giocato, ma tanta free agency. Nel secondo episodio abbiamo visto il gioco in uscita dal time out più utilizzato dai Dallas Mavericks. Riprendiamo la stessa situazione, cambiando squadra. Un maestro nel trarre profitto da queste sospensioni di gioco, Steve Kerr e il miglior “organico” da poco promosso campione NBA, i Golden State Warriors.

La traccia di partenza è una sola: ball movement, circolazione di palla, sul perimetro. Due passaggi per ribaltare il lato, un blocco del piccolo per il lungo sulla linea di fondo e si può entrare nell’attacco, o nel vivo dell’azione, se preferite.

La palla, una volta in ala sul lato opposto rispetto a dove è stata mossa inizialmente, torna di nuovo al punto di origine, altro ribaltamento, con la differenza che il lungo in punta stavolta taglia verso il centro dopo aver passato al play, prende il blocco del piccolo e si libera tra il post medio ed il post alto.

Si forma il classico triangolo per un gioco a 3, 5 potrebbe attaccare, ma nell’economia del sistema degli Warriors( che analizzeremo tra pochissimo) è meglio che funga da “sponda”. Quindi il play blocca per l’altra guardia e sprinta verso il ferro per ricevere dal lungo.

Quel passaggio interno al play apre ad una miriade di situazioni. Ma il premio al miglior attore non-protagonista va al… Lato Debole. Dove Golden State opera come un coltellino svizzero, con più funzioni, taglia la difesa.

Quintetto minuscolo Warriors, recentissima gara 6 delle Finals, dopo il doppio ribaltamento( come da copione) Green riceve dal post medio Scarica per Curry sotto il ferro. Il numero 30 braccato da tre uomini in maglia Cavs ha una soluzione, la migliore, riaprire in angolo Coperto da nessuno della truppa di Lebron. Thompson e Iggy se la ripassano un paio di volte, per mettersi in ritmo. Alla fine, a capitalizzare sarà l’altro splash brother.

 

Stesso script, la palla arriva a David Lee che si posiziona spalle a canestro.

Linvigston esita al taglio, Lee legge la difesa e opta per il ribaltamento diretto sul lato debole, saltando un passaggio. Gasol è in ritardo sul close-out, Green mette in ritmo Iggy per il corner three Finta di tiro, palleggio, arresto e scarico a Lee uscito nel frattempo dalle attenzioni della difesa Grizzlies.

Il lato debole non è l’unica zona di sviluppo cruciale. Nel video illustrativo del set( che trovate a fondo articolo)  si vede come, una volta formato il gioco a tre tra Curry( o il piccolo di turno), il giocatore in post e l’esterno in ala, l’azione possa consumarsi anche sul lato forte( con Curry che riapre a Iggy per la tripla, o Lee che con la minima spesa di energie, dopo un consegnato a Thompson, se la ritrova in mano per un tiro dal mid range).
Il giusto onore anche ad Andrew Bogut, sparito dalle rotazioni di coach Kerr nelle Finals, ma fondamentale boa e ottimo passatore dal post.

“Slice Split”, letteralmente affettare, dividere, spaccare in due la difesa. Meglio se in uscita dai time out, per propiziare quegli allunghi che ci siamo abituati a vedere da Golden State. Parziali da 10 punti in pochi minuti, che portano il coach avversario a fermare l’emorragia e chiamare un time out. Nuova occasione per disegnare un altro gioco vincente. Nuova occasione per rifilarne altri 10.

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