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Road To Draft

Road To Draft 2015: Rondae Hollis-Jefferson

I don’t know if I’ve enjoyed coaching a player more than I’ve enjoyed coaching Rondae – Coach Sean Miller

Nato a Chester ( Pennsylvania ) il 3 Gennaio 1995, Hollis-Jefferson, prima di intraprendere la carriera universitaria ad Arizona, sotto le sapienti mani di Coach Sean Miller, è emerso come una stella liceale di prima grandezza nel proprio stato: Delaware County Player per più di una stagione ( primo nella storia ), ha trascinato la sua Chester High School a due titoli statali, uno dei quali conquistati al termine di una stagione da imbattuti; al termine dei suoi ultimi tre anni di HS il record per Chester recita 91 vittorie a fronte di sole 5 sconfitte, rapporto vittorie-sconfitte maturato certamente grazie ai più di 1000 punti messi a referto da Hollis-Jefferson, che chiude la sua esperienza liceale con il record scolastico di 780 rimbalzi catturati. Questi numeri valgono al ragazzo la chiamata per il McDonald’s All-American Game del 2013, vero punto di ritrovo per le stelle liceali USA e premio per un ragazzo che, come molti altri nel panorama cestistico, si è trovato ad affrontare un notevole disagio familiare, a causa di un padre molto spesso in galera ed una madre costretta a più lavori per poter permettere gli studi ed una vita onorevole alla propria prole. Divenuto ormai famoso agli addetti ai lavori, le offerte di borse di studio per il college vanno sprecandosi per il natio di Chester, il quale, ben conscio di essere un difensore nettamente sopra la media, accetta la corte di uno dei migliori Coach nel panorama NCAA, quello Sean Miller che porterà oltre a Hollis-Jefferson anche un altro noto difensore come Aaron Gordon, ora agli Orlando Magic, scelta numero 4 dello scorso Draft.
Hollis-Jefferson inizia la stagione come sesto uomo degli Arizona Wildcats, tra i favoriti alla vittoria finale, dimostrando da subito, con il proprio apporto dalla panchina, tutte le potenzialità difensive che aveva fatto intravedere a Chester, oltre a delle opzioni offensive largamente sufficienti, venendo inserito nel quintetto titolare nel momento dell’infortunio al piede di Brandon Ashley ( possibile protagonista del secondo giro del Draft ’15 ), chiudendo il suo anno da Freshman a Tucson con una media di 9.1 punti e 5.7 rimbalzi in seguito all’eliminazione nell’Elite-8 patita da Wisconsin; la SF dei Wildcats approfitta dell’ingresso in NBA di Aaron Gordon per guadagnarsi definitivamente i gradi di titolare nella sua stagione da Sophomore, anch’essa conclusasi con l’eliminazione all’Elite-8, sempre per mano dei Wisconsin Badgers, migliorando le proprie statistiche ( 11.3 punti, 6.9 rimbalzi ) e consacrandosi definitivamente come uno dei migliori difensori nel panorama nazionale.

 

PUNTI DI FORZA

Sostanzialmente il giocatore che ogni allenatore vorrebbe avere nella propria squadra: buon attitudine da passatore per il ruolo ( ala piccola, e presumibilmente rimarrà lo stesso in NBA ), altruismo innato, ottime capacità di concentrarsi sul gioco, non risulta mai essere assente dalla partita, nelle situazioni in cui il tiro non gli entra rimane comunque indispensabile per i proprio compagni, cercando giocate decisive in difesa come rubate, sfondamenti presi e tutti gli “intangibles” che fanno impazzire tifosi ed allenatori. 100 kg. di peso distribuiti su 2.01 m. di pura forza ed atletismo, il suo corpo è quanto di sicuro ha fatto innamorare nel tempo gli scout NBA: un fisico già pronto per il piano di sopra, misto ad un ottimo atletismo e rapidità di piedi che ne fanno uno dei prospetti più intriganti in assoluto; queste sue doti fisiche straordinarie gli concedono una gran variante di pregi sia in attacco che, soprattutto, in difesa. Nella metà campo offensiva riesce sempre a puntare il ferro con decisione: spesso conclude al di sopra di esso, tentando ogni qual volta possibile la schiacciata, assorbe inoltre un ingente mole di contatti, riuscendo spesso a concludere nonostante il contatto subito procurandosi falli e consecutive giocate da 3 punti; primo passo velocissimo che gli permette di battere spesso l’uomo dal perimetro ed essere un buon riferimento per il pick and roll in ambedue le posizioni. Per quanto si esprima bene in fase d’attacco, è in difesa che Hollis-Jefferson viene considerato uno degli elementi migliori di questa nidiata: grazie al fisico ed una mentalità molto più che battagliera il natio di Chester è da considerarsi come un ottimo rimbalzista e, più generalmente, un difensore al di sopra della media in ogni situazione di gioco; dedizione ed attenzione ne fanno un eccellente difensore di sistema, sempre pronto ad aiutare il compagno in difficoltà e a supportare i lunghi a rimbalzo, ma è nella difesa 1 vs. 1 che potrebbe emergere come una stella anche nel panorama NBA, vista la capacità di difendere, ottimamente, su più ruoli grazie ai velocissimi piedi ed una completezza muscolare nella parte superiore del corpo che gli permettono di affrontare avversari anche più grandi di lui.

 

PUNTI DEBOLI

Per quanto ovviamente, limiti ne abbia in ogni componente del suo gioco ( sennò staremo parlando della “Next Big Thing” ), la sue debolezze devono essere circoscritte maggiormente relativamente al tiro, poco rispettabile dalla media e in assoluto battezzabile dalla distanza. Meccanica scadente, rilascio lento e non troppo alto del pallone, conseguente scarsa fiducia nella possibilità di utilizzazione: pecche gravissime per un ragazzo che in NBA giocherà da numero 3. La lega si va sempre più adeguando allo Small Ball con molti lunghi in grado di prendere conclusioni dalla lunga distanza, ed un’ala piccola che, al contrario, tende a restringere il campo, non può essere vista di buon occhio da molti scout. Queste sue deficienze al tiro influenzano sostanzialmente gran parte della manovra offensiva per il suo team e a questo va aggiunto, per dovere di cronaca, la quasi totale incapacità di utilizzare la mano debole ( la destra nel suo caso, essendo mancino ): considerando la scarsa efficacia del tiro e le possibilità di penetrazione solo sulla mano sinistra, limitarlo in difesa sarà estremamente facile anche per i difensori non di livello presenti nel panorama NBA.

PROSPETTIVE

NbaReligion.com lo piazza alla chiamata #21 del proprio Mock Draft, destinandolo ai Dallas Mavericks. Possibilità più che plausibile, vista la necessità per la franchigia texana di un difensore eccellente sulla palla, fatto sta che difficilmente Hollis-Jefferson verrà scelto più alto nel Draft ma è altrettanto improbabile che non venga chiamato all’interno del primo giro: per possa diventare il più classico specialista monodimensionale, vi è la concreta possibilità che diventi il numero uno della lega in fase difensiva, una sorta di Bruce Bowen dei giorni nostri per fare un paragone, anche se l’ex Spurs aveva ampliato le sue possibilità di gioco con un più che rispettabile tiro dalla distanza, evenienza che Hollis-Jefferson dovrà emulare. Il ragazzo è serio ed ha la mentalità per poter ampliare la propria dimensione di gioco e sicuramente qualche franchigia deciderà di portarlo a casa entro il primo giro.

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