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Road To Draft

Road to Draft 2015: Chris McCullough

In ogni Draft ci sono ragazzi che arrivano al momento dell’ingresso nella Lega dopo aver vissuto un’infanzia e un’adolescenza in cui la massima preoccupazione era l’apparire bene ai fotografi già al tempo del liceo: di buona famiglia, magari figli di ex giocatori che non guasta mai e aumenta la visibilità, costoro arrivano a stringere la mano di Adam Silver spesso senza nemmeno sapere cosa significhi lavorare duro e impegnarsi per ottenere le cose, e il più delle volte l’impatto col mondo dei pro è piuttosto arduo. Altri invece non sono così fortunati, e arrivano al grande giorno dopo anni di travagli e difficoltà, lutti, situazioni al limite affrontate già in giovanissima età e che talvolta non sono finite con l’ingresso al college. Quest’anno tra questi ultimi troviamo sicuramente Chris McCullough, di cui vi parliamo oggi nella nostra rubrica Road to Draft.

 

CHRIS MCCULLOUGH

Infanzia non facile, si diceva: il buon Chris vede la luce nel febbraio del 1995 a New York, ma non esattamente nella parte più tranquilla e prosperosa di Manhattan. Nasce e cresce nel Bronx, e a 14 anni deve già elaborare il lutto per l’uccisione mai del tutto chiarita dell’amico fraterno DeAnthony Clark; la madre, Brenda Ryer, decide allora di mandare il figlio il più lontano possibile dal quartiere d’origine, sfruttando il talento cestistico che certo non manca (anche il padre Al e soprattutto lo zio Andre erano stati in gioventù buonissimi giocatori locali, nella Mela da sempre culla cestistica del paese). Viene accolto a braccia aperte a Salisbury, in Connecticut, dalla prep school locale, ma visto lo scarso livello cestistico dell’istituto già due anni dopo se ne va nel New Hampshire, alla Brewster Academy, per poi concludere l’ultimo anno di liceo in Florida, alla IMG Academy. Adolescenza parecchio picaresca insomma, ma cuore sempre nella sua New York, in cui torna ogni estate, sempre più acclamato come futura star: e così Jim Boeheim ha buon gioco a convincerlo a fare il college non lontano da casa, a Syracuse. Il leggendario coach degli Orangemen, che un paio di buoni giocatori dalle sue parti li ha visti passare, dichiara che McCullough è il giocatore di maggior talento che abbia mai reclutato dopo Carmelo Anthony. Paragoni altisonanti, ma che non hanno modo di verificarsi pienamente perché Chris, dopo sole 16 gare in maglia Orange, si rompe il crociato ed è costretto a chiudere anzitempo la sua stagione da freshman, che recita dunque 9.3 punti, 7 rimbalzi e 3 stoppate a gara. Nonostante le quotazioni al ribasso dopo il serio infortunio, il figlio di Brenda decide comunque di confermare la propria presenza al Barclay Center il 25 giugno: la madre l’aveva portato fuori dal Bronx, ora evidentemente tocca a lui tirare fuori la famiglia da quella condizione disagiata.

Un dolorante Chris McCullough accompagnato fuori dal campo dopo l’infortunio dello scorso gennaio

CARATTERISTICHE TECNICHE

Al di la dell’infanzia movimentata e on the road, Chris McCullogh è un giocatore vero, a cominciare dal fisico: 2.06 di altezza, ma soprattutto un’apertura alare di oltre 2 metri e 20 che, unita a un’eccezionale atletismo, lo rendono una PF dalle caratteristiche ottimali. E’ piuttosto leggero (circa 90 chili) e dovrà rinforzarsi per battagliare in area nella Lega, ma questo fisico asciutto lo porta ad essere un ottimo atleta, in grado di correre come un esterno e staccare facilmente dal suolo. Agile e fluido, adora andare in contropiede e attaccare il ferro, dove può concludere con entrambe le mani grazie al citato atletismo e alle braccia lunghe; qualità che lo rendono anche un più che discreto rimbalzista, soprattutto offensivo, dove è bravo a seguire i tiri sbagliati e saltare anche più volte consecutivamente.

Ma ciò che rende molto interessante questo ragazzo dal Bronx è soprattutto la versatilità: ha l’altezza per giocare nei pressi del ferro ma anche le movenze e la rapidità per allontanarsi dall’area. In crescita come tiratore, dispone già di un jumper piuttosto affidabile, con un’ottima tecnica di tiro (eredità dello zio Andre, con cui ha lavorato moltissimo proprio su questo fondamentale) che autorizza ad auspicare un range sempre più ampio (al momento non ha praticamente mai tirato dalla lunga, pur avendo in stagione un eloquente 1/1). E’ pericoloso in generale quando riceve dalla media distanza fronte a canestro, perché come detto sa prendere il tiro se ha spazio oppure fronteggiare e attaccare il ferro; anche sul pick ‘n roll è un ottimo “rollante”, che oltre alla rapidità di taglio aggiunge mani forti per ricevere in corsa e una buona capacità di chiudere o trovare un fallo.

Una delle 3 poderose stoppate rifilate da McCullough ogni sera

La versatilità torna utilissima anche nella propria metà campo: al momento è ancora un po’ acerbo, ma McCullough pare avere il potenziale per diventare un ottimo difensore, in grado sia di marcare i lunghi portando intimidazione in area, sia di tenere le penetrazioni degli esterni. Emblematiche in questo senso le sue cifre nelle due principali categorie difensive: 2.9 stoppate e 2.4 recuperi a gara, che lo rendono già adesso un sicuro all round player. Rapido nei close out anche fuori area, era una sostanziale arma impropria nella seconda linea della zona di Boeheim, dove era in grado di recuperare sul perimetro e non di rado stoppare il tiro avversario, mettersi efficacemente sulle linee di passaggio e in generale non far pagare eventuali raddoppi grazie ai suoi fulminei recuperi sull’uomo libero, anche dove non pare poter arrivare (in particolare in area per la stoppata in aiuto).

Ma questa velocità, in particolare negli spazi stretti, comporta necessariamente di dover pagar dazio sotto il profilo strutturale e della forza fisica. Novanta chili sembrano veramente pochi, anche per il livello universitario, e questo si ripercuote in parecchi aspetti del gioco: in primis in difesa, dove fatica parecchio a tenere lontani dall’area avversari di maggior tonnellaggio, consentendo anzi spesso e volentieri di prendere posizione in area per un appoggio da sotto o per il rimbalzo offensivo (non a caso McCullough è tutt’altro che un buon rimbalzista in difesa), anche per una non perfetta lettura di queste situazioni, in cui si fa spesso anticipare e poi fatica a riprendere la posizione. Ma anche in attacco il fisico troppo asciutto ha delle conseguenze negative: infatti, pur attaccando il ferro con decisione non tiene granché i contatti e spesso non riesce a concludere coi 2 punti (solo 47% in area a Syracuse). Pare inoltre offensivamente acerbo in generale: il tiro non è molto continuo e non ha nemmeno un gran trattamento del pallone per attaccare agevolmente fronte a canestro, oltre a non saper fare grandi letture che vadano al di la del semplice attaccare o tirare, finendo così per forzare spesso la conclusione; non è nemmeno un gran passatore, vedendo raramente lo scarico giusto, e non ha grandissimi movimenti in post, pagando anche qui il fisico mingherlino. Anche in difesa, pur avendo buoni istinti, non ha una gran tecnica: a volte esce troppo o male nei close out cercando esageratamente l’anticipo o la stoppata, non legge sempre i tagli e abbocca spesso alle finte, ed inoltre è tutto da verificare in una difesa a uomo, avendo sempre giocato a zona a Syracuse. Un grosso punto di domanda aleggia anche sulla sua consistenza, sia mentale che fisica: mentale perché è stato spesso discontinuo in passato (significative le cifre delle prime 8 gare, quasi 15 punti e 9 rimbalzi, e delle successive 8, appena 4.3+5) e tende a perdere concentrazione durante la gara, ma soprattutto fisica perché come detto arriva al Draft con un crociato rotto e parecchi dubbi sul suo recupero.

PROSPETTIVE NBA

In linea generale si può dire che McCullough sia un giocatore di grande potenziale, con ottimi istinti sia offensivi che difensivi, ma ancora molto acerbo da un punto di vista tecnico. Peccato che la sua crescita verrà inevitabilmente rallentata dal lungo infortunio patito, che ne ha minato considerevolmente anche le possibilità di scelta: se infatti a inizio stagione il nativo del Bronx era dato anche tra i primi 10, ora, senza possibilità di workout e parecchie incognite sul suo recupero, pare certa una sua chiamata nella seconda metà del primo giro, con ogni probabilità oltre la 20 se non addirittura verso il fondo del primo round di scelte. Quasi certamente finirà in una squadra che non avrà un bisogno immediato del suo apporto, dove potrà prima recuperare dall’infortunio e poi crescere senza fretta. Una situazione tutto sommato buona per chi ha buonissime basi ma parecchio da lavorare per diventare un giocatore NBA a tutti gli effetti: vedremo chi si prenderà questo rischio, ma non pare saggio scommettere contro chi ha già superato situazioni ben più complicate e ne è uscito più forte di prima.

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