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ROAD TO DRAFT 2015: BOBBY PORTIS

 

Nato e cresciuto a Little Rock, capitale dell’Arkansas, Bobby Portis, ancor prima del suo imminente approdo in NBA, è già riuscito a realizzare quello che è il sogno di milioni di ragazzini americani e non solo, ovvero diventare l’idolo sportivo del proprio stato d’origine: Mr. Basketball dell’Arkansas con la maglia della Hall High School nel 2013, Portis ha poi deciso di continuare la sua carriera cestistica sempre nella propria terra d’origine, andando a calcare i parquet della Division I con la divisa degli Arkanas Razorbacks di Mike Anderson, seguendo le orme di un’altra leggenda cestistica di Little Rock, Hall HS e dei Razorbacks, ovvero il troppo spesso dimenticato -anche dalla NBA- Sidney Moncrief. A differenza dell’ex Bucks, Portis, figlio di un’altra generazione, ha trascorso solamente due stagioni al college, ma non per questo senza lasciare un segno indelebile: con il proprio instancabile motore l’ala grande ha infatti guidato al NIT e l’anno successivo al torneo NCAA un programma che non vedeva la post-season dal 2008. A livello individuale il ragazzo si è poi distinto con numeri (17 punti, 9 rimbalzi e 1.4 stoppate di media) e qualità talmente evidenti da farlo nominare, nella sua stagione da sophomore, giocatore dell’anno della SEC, primo Razorback a riuscirci dal ’95 (Corliss Williamson) e per di più in grado di farlo in quello che è stato il territorio di dominio di Kentucky, la “trentunesima franchigia NBA” -o forse no- che tanti giocatori è pronta a consegnare alla lega professionistica: questa notizia però non è giunta come una sorpresa per gli appassionati di college basket, poiché Portis le qualità le ha sempre messe in mostra e sono, potenzialmente, seconde a quelle di pochi dei talenti in arrivo al prossimo Draft.

Andiamo allora a conoscere meglio quello che potrebbe essere uno dei giocatori più interessanti della classe 2015.

Bobby Portis is coming for you

A vent’anni compiuti il 10 febbraio, 2.11 metri d’altezza, 2.18 di apertura alare e 112 kg di peso la carta d’identità di Bobby Portis alla voce “occupazione” sembra avere scritto “giocatore NBA” quasi per elezione ancor prima che per scelta, tuttavia anche Kris Humphries, che sopravvive facendo il sosia di Taylor Lautner ai sedicesimi delle ragazzine, è molto alto, il che ci ricorda che il solo fisico non fa un giocatore di basket. Alle doti fisiche Portis accompagna però molte altre qualità, in primis grandi capacità atletiche, che gli permettono di correre ottimamente e con tenacia costante i 28 metri di parquet: questo si traduce in un’ottima mobilità difensiva e soprattutto in un’agilità di altissimo livello nelle situazioni di contropiede, dove il giocatore eccelle anche nella lettura degli spazi. Pur non essendo un giocatore impressionante in quanto a mera esplosività la sua reattività e il suo carburante pressoché infinito lo rendono un rimbalzista offensivo di primo livello, dove con una proiezione di 4.5 rimbalzi su 40 minuti è in assoluto tra i migliori di questo Draft. Per quanto poco piacevole allo sguardo il jumper del prodotto di Arkansas è affidabile nonché una delle armi più usate dal giovane talento, specialmente dalla media e in situazioni di catch and shoot -dove si distingue per l’ottimo posizionamento dei piedi-, mentre da tre i tentativi sono stati solo 30 in stagione, ma i 14 tiri andati a segno (per una percentuale realizzativa del 46%) rendono molto fiduciosi per il futuro. Al momento quando è in possesso di palla oltre l’arco Portis preferisce attaccare direttamente il proprio difensore, cosa che gli riesce molto bene grazie ad un ottimo primo passo e un buon controllo del corpo: particolarmente efficiente in situazioni di pick’n’pop dove punisce con costanza i close-out dei difensori avversari.

Intelligente in situazioni di pick’n’roll dove, dopo aver portato i blocchi, è molto bravo e agile nello sfuggire ai propri difensori scivolando verso il ferro e portando a casa punti facili. Difensivamente le sue doti fisiche unite alla mobilità laterale e all’impegno profuso costantemente e instancabilmente lo rendono un ottimo stopper tanto sui pariruolo quanto, se non più, contro le guardie avversarie: cardine di una difesa che cambia costantemente sugli avversari come quella di Arkansas, Portis si è dimostrato un buon lettore di situazioni nonché alquanto reattivo sulle linee di passaggio, non tirandosi mai indietro nel momento di dover fare una giocata decisiva per i suoi anche nella propria metà campo. Quello che colpisce di più del gioco di Portis è proprio la grande grinta e l’intensità costante che mette in ogni azione della partita, il che è anche frutto di un’ adolescenza passata tra sfratti e una madre picchiata dal fidanzato violento, che l’hanno portato a sfogarsi sul campo per le ingiustizie subite e a modellare il proprio gioco su quello di Kevin Garnett, che in effetti ricorda per quanto concerne l’atteggiamento sul parquet e non solo, con le dovute proporzioni.

Portis a duello con Mickey di LSU

Passando alle note dolenti e che lo tengono realisticamente fuori dalla top 10 del Draft (seppur non di molto) sicuramente possiamo iniziare da quella che, come già accennato, è un esplosività non propriamente eccelsa che fa da contraltare alla sua mirabile agilità: questo limita la sua efficienza offensiva in post e lo rende impacciato nelle conclusioni in traffico, il suo arsenale di movimenti è ancora piuttosto grezzo e non riesce a sopperire del tutto ad un gioco costantemente sotto al ferro: ciò, traslato al piano superiore, lo fa considerare difficilmente pronto nell’imporsi in pitturato contro i lunghi NBA. Sicuramente dovrà migliorare il tocco e la varietà in post, per non divenire un giocatore offensivamente relegato a quel mid-range tanto bistrattato nella NBA moderna che potrebbe costargli minuti di gioco.

Un altro aspetto di parziale preoccupazione è la sua scarsa produttività a rimbalzo difensivo dove, per quanto non aiutato dalla difesa a zona di Arkansas, è tra le ali grandi meno efficienti di questo Draft: a differenza dei rimbalzi offensivi dove molto fanno la rapidità e la reattività, aspetti nei quali Portis eccelle, in difesa proprio questa sua iper-attività lo porta spesso ad essere fuori posizione, a dimenticarsi di effettuare i tagliafuori necessari e ad essere quindi deficitario rispetto alle proprie potenzialità. Per quanto dotato di buona forza deve ancora aggiungere un po’ di tonnellaggio al proprio fisico per tenere difensivamente in post i lunghi avversari, ai quali spesso concede posizioni troppo profonde.

Nel complesso Bobby Portis si proietta come un giocatore sicuramente da tarda lottery/top 20 in questo Draft, un ragazzo in grado di portare doti solide e indiscutibili che siamo pronti a scommettere saranno preziose anche a livello NBA. Dal punto di vista mentale ci troviamo di fronte ad uno dei giocatori più “forti” del gruppo, un ragazzo che di certo non creerà problemi alla propria squadra futura per mancanza di impegno o dedizione, il che già non è poco. Portis dovrà cercare di dare una maggiore tridimensionalità al proprio gioco offensivo, cosa per la quale ha il potenziale, se vorrà divenire una delle ali più intriganti del prossimo futuro, tuttavia sin dal primo giorno potrà essere l’uomo giusto per una squadra alla ricerca di un giocatore in grado di dare un proprio contributo su ambo i lati del campo.

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