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Playoffs NBA 2015

Golden State Warriors – Cleveland Cavaliers, analisi gara 4

103-82 per gli Warriors, ennesimo rocambolesco capovolgimento di fronte. 2-2 nella serie ed inerzia totalmente invertita rispetto a quanto scritto soltanto poche ore fa dopo gara 3. Poteva essere il colpo del KO (o quasi) da parte dei Cavs, è stata la “resurrezione” di un sistema che nei precedenti episodi era risultato inceppato come mai era successo nei primi 8 mesi stagionali.

La mossa che ha cambiato le carte in tavola da parte di Kerr? Per parlarne conviene partire dalla fine, dalla conferenza stampa post partita del coach gialloblu.

(basta ascoltare i primi 30 secondi, la risposta alla prima domanda)

Un bugiardo, per sua stessa ammissione. La sorpresa infatti è stata generale quando, leggendo lo starting five californiano, al posto del nome di Bogut (sempre titolare in questa stagione) compariva quello di Iguodala, a tutti gli effetti l’MVP di queste Finals in casa Golden State.

A mali estremi, estremi rimedi. Green da 5 (le sofferenze a rimbalzo c’erano anche con Bogut sul parquet) e 4 piccoli ad aprire il più possibile il campo, provando a far correre la difesa Cavs in chiusura sui tiratori e cercando di alzare il ritmo della gara.

La prima differenza (in positivo) è stata però proprio la prestazione del redivivo numero 23 di Golden State, chiamato ad una difficile replica dopo la disastrosa partita di 48 ore fa.

Un esempio per tutti, a testimonianza dell’inversione di tendenza. L’esatto opposto rispetto a quanto visto nella scorsa analisi. In quel caso Green rimbalzava (in maniera figurata e non solo) contro il muro russo, in gara 4 invece il gioco da 3 punti è servito.

I dati, in definitiva, non mentono. (l’immagine al solito è gentilmente “offerta” da ESPN)

Più punti, miglior % dal campo, il doppio degli assist, plus/minus sostanzialmente ribaltato. I numeri a cui ci aveva abituato durante tutto l’arco della stagione. Da Green doveva passare la svolta e lui ha risposto presente.

Nonostante le oggettive difficoltà difensive nel tenere la coppia di lunghi della franchigia dell’Ohio, la quale ha chiuso la gara con 40 punti e 26 rimbalzi (12 dei quali in attacco) in combinata.

Unica nota positiva nella complessa serata di Blatt e i suoi. Più della metà dei canestri di Cleveland infatti porta la firma di Mozgov e Thompson (15 su 29), in una partita in cui il ritmo offensivo non è mai stato trovato. Interessante il colpo d’occhio dato dall’immagine riportata di fianco: questi i tentativi di Shumpert, Smith e Dellavedòva messi insieme.

Una marea di puntini rossi, 3/22 dalla lunga distanza. Impossibile davvero pensare di portare a casa la vittoria sbagliando così tanto. Anche perché LeBron ha abbassato inevitabilmente il suo rendimento, concedendosi per una volta una prestazione “umana”. 15 conclusioni in meno (“soltanto” 22 tentativi), la metà dei punti rispetto alle medie tenute nelle prime 3 apparizioni. La difesa su di lui è sempre stata la stessa, a partire dagli uomini.

Iguodala sempre e comunque, con tutti gli altri che soltanto in situazioni d’emergenza si sono ritrovati al cospetto del Prescelto (così come mostrano i minuti in tabella, il match-up time). Alle volte anche con risultati discreti, come ci mostra Barnes.

Grande scivolamento, stoppata e recupero. Tutto ciò che serve per provare ad alzare il ritmo dell’incontro. Cosa che però, a differenza di quanto si potesse pensare guardando la partita (io per primo l’ho fatto), non è accaduta. Il pace del match difatti è stato pari a 91,6, addirittura inferiore rispetto a quello delle 2 gare precedenti.

Il cambiamento quindi dove sta? In parte nell’aver preso consapevolezza di un dato molto importante. Il seguente.

La prima riga sono le conclusioni prese dopo 3 o più passaggi. La seconda quelle prese dopo 0-2 scambi. Percentuali, punti e rating offensivo parlano chiaro. Per gli Warriors conviene andare un po’ più piano, passarsela un po’ di più.

Il secondo motivo per cui le cose sono andare in maniera diversa nonostante il basso numero di possessi è riconducibile all’Offensive Rating fatto registrare da Curry e compagni: 114,6, 5 punti al di sopra dell’attacco più prolifico in Regular Season (i 109, 4 punti dei Clippers).

Il tutto frutto del più antico e semplice dei concetti su cui anche una Lega competitiva come l’NBA si fonda. “It’s a make or miss league”. Ciò che conta è buttarla dentro. I dati (gli ultimi per oggi, lo prometto) parlano chiaro:

Queste le shot charts dei tiri cosiddetti “uncontested”, quelli presi cioè con un metro o più di distanza dal difensore. Quelli costruiti bene, quelli che vanno segnato con più continuità. A sinistra il 27% per i Cavs, a destra il 55% per gli Warriors.

In fin dei conti il discorso è molto semplice. It’s a make or miss league, nulla più.

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