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Playoffs NBA 2015

Top & Flop Cavs – Warriors (Gara 4)

In gara 4 vincono i Warriors; serie in pareggio e inerzia che torna nelle mani della squadra di coach Kerr. Prestazione corale di Golden State, guidata da Iguodala e Curry. Tra i Cavs si salva solo Mozgov.

Iguodala 8: Vi ricordate il Danny Green degli Spurs 2012-2013 che rischiò di vincere il titolo di MVP delle Finals? Beh, con l’Iguodala di quest’edizione dei Warriors non siamo troppo lontani da quel genere di considerazioni. Iggy, fino a questo punto, è stato il migliore tra le fila di Golden State, insieme a uno Steph Curry però fin troppo ondivago. L’ala piccola di origini nigeriane sta garantendo a coach Kerr un numero pressoché infinito di soluzioni tattiche più o meno sperimentali: il numero nove può giocare indifferentemente da 2, da 3, o da 4, con uguale profitto. Iguodala è stato l’assoluto mattatore di gara 4, con una difesa fisica esemplare su LeBron James e con un apporto offensivo mai così imprescindibile. Qualcuno, evidentemente, lo aveva dato per finito troppo presto.

Curry 7,5: Continua a non essere il giocatore semidivino visto per buona parte della regular season e dei playoff, ma, se il resto della squadra gira, ai Warriors possono bastare anche solo poche fiammate dell’MVP. In questa gara 4 gioca in modo pulito, essenziale, chirurgico. Dellavedova, non al 100%, non riesce a limitarlo come nei match precedenti e Curry conduce i Warriors alla vittoria, con la collaborazione dell’insospettabile Iguodala. Per portare a casa la serie e il titolo Steph deve continuare su questa strada e lasciarsi alle spalle le indecisioni delle prime partite della sfida con Cleveland. 4-7 da 3 e +18 di plus-minus sono cifre che lasciano poco spazio a ulteriori speculazioni.

Green 7: Il buon Draymond, chiamato ad almeno due step verso l’alto dopo un paio di partite praticamente disastrose, risponde presente e sforna la sua miglior prestazione nella serie. Green, provato nell’insolita posizione di centro, gioca da assoluto all-around: 17 punti, 7 rimbalzi, 6 assist, 2 rubate e la solita presenza fisica e intensità belluina sui due lati del campo. La mossa di Kerr, che abbassa il quintetto togliendo Bogut, alla lunga paga. I Warriors, già più freschi atleticamente in partenza, prendono i Cavs per sfinimento e giocano una pallacanestro corale, fluida e decisamente più equilibrata che nelle partite precedenti. Il prezzo pagato – un’eccellente partita di Mozgov sotto i tabelloni e una certa fragilità intrinseca a rimbalzo – pare a questo punto poca cosa.

Barnes 6,5: Quando scende in campo tranquillo e motivato riesce a mostrare barlumi di talento assoluto; è un vero peccato che rimanga contratto e cestisticamente introverso in più della metà delle partite in cui gioca. In assoluto, con ogni probabilità, Barnes è il giocatore che soffre di più il sistema di gioco da “primus inter pares” perseguito da Golden State. Con il dovuto sviluppo motivazionale potrebbe essere una terza, o forse anche una seconda opzione in un team di medio-alto livello. Invece a volte si accontenta di fare la comparsa nella squadra degli Splash Brothers. Per fortuna stanotte non è stata una di quelle nottate: Barnes si è preso i suoi tiri, ha fatto sentire il suo apporto e ha portato un mattoncino imprescindibile alla fondamentale vittoria dei Warriors.

Thompson 5: Il più in difficoltà tra i Warriors anche stasera. Non sta riuscendo a trovare ritmo e continua a tirare malissimo dalla lunga distanza (1-5 stanotte). Fin qui Golden State è riuscita in qualche modo a trovare alternative credibili, ma Thompson non può essere l’ombra di sé stesso fino alla fine della serie. Un’eventuale partita decisiva senza il miglior Klay partirebbe fortemente ad handicap per i Warriors. Da recuperare immediatamente.

Lee 6,5: Insieme a Iguodala, la vera e propria scoperta tattica di queste Finals per coach Kerr. Nonostante l’età non più verdissima è ancora piuttosto mobile e in possesso di un arsenale offensivo raro anche in una lega di supereroi come la NBA. Finché Kerr riesce a mascherare i suoi limiti difensivi con l’apporto dei vari Iguodala e Green la scelta di utilizzare Lee è assolutamente da premiare. Bogut non stava dando nulla ai Warriors in questa serie; Golden State deve affrontare i Cavs talvolta anche estremizzando le proprie caratteristiche offensive. A ritmi sempre sostenuti Cleveland può davvero poco, LeBron furioso permettendo.

Mozgov 8: Da centro di riserva dei mediocri Nuggets a miglior giocatore di una gara di Finals NBA per Cleveland il passo non è proprio brevissimo. Il russo sta dimostrando di essere ben più che un corpaccione con buoni fondamentali difensivi e discrete mani in attacco. In questa serie sta difendendo alla grandissima, con tempi d’aiuto sempre ben registrati e con interventi aerei puliti e spesso perfettamente verticali. In attacco ha limiti oggettivi e non sarà mai DeMarcus Cousins, ma, con ricezioni vicine a canestro e giochi disegnati appositamente per lui, Mozgov può decisamente dire la sua. I Warriors, Bogut a parte, non hanno nessuno in grado di difendere su di lui. Se il tema tattico inaugurato in questa partita dovesse proseguire invariato, Mozgov vedrà per forza di cose crescere le sue responsabilità offensive. In gara 4 ha risposto pronto, vediamo se sarà in grado di confermarsi.

James 6: L’incidente occorsogli sicuramente non lo aiuta, ma il Re è parso fin da subito più stanco e meno incontenibile che nei match precedenti. C’è da dire che nelle prime tre partite della serie James ha sostenuto il peso dell’attacco dei Cavs praticamente da solo. L’acido lattico evidentemente influenza anche le prestazioni degli uomini bionici. Un turno di riposo, pur se nelle Finals, può anche starci, ma senza un LeBron a livelli jordaneschi, come si è visto, i Cavs non vanno da nessuna parte. I Warriors sono troppo più talentuosi, troppo più completi e troppo più atletici dei Cavs. Gara 5, c’è da scommetterci, sarà di nuovo un LBJ vs Resto del Mondo.

Thompson 6,5: Ha una costanza di rendimento assoluta e ormai si è ufficialmente consacrato come uno dei migliori rimbalzisti offensivi dell’NBA contemporanea (forse il migliore in assoluto, in rapporto alla mole e al fisico, solo Drummond dei Pistons è comparabile). Offensivamente è limitato, per usare un eufemismo, ma l’attacco è un mondo che tatticamente non gli compete, correzioni a rimbalzo e schiacciate a parte. Sicuramente in questa brutta sconfitta dei Cavs Thompson non ha grandi colpe. Il suo l’ha fatto come sempre, chiudendo con 12 punti e 13 rimbalzi in 38 minuti.

Dellavedova 5: Reduce da un problema alle gambe, non è il Delly posseduto visto in gara 2 e in gara 3. Curry domina in attacco e in più l’australiano stanotte non è una minaccia dall’arco (chiude con 2-9). L’intensità di Matt è quella di sempre, i mezzi fisici ancor più limitati del solito; il risultato è una partita statisticamente sottotono e di grande sofferenza, che comunque non cancella quanto di buono fatto sin qui.

Shumpert 4,5: Il duo Shumpert-Smith è il barometro prestazionale ed emotivo dei Cavs praticamente in ogni partita. Stanotte giocano entrambi malissimo, combinando per soli 9 punti, e i Cavs perdono in maniera eclatante. Shumpert, se non altro, ha la parziale giustificazione dell’infortunio subito in gara 3. In gara 5 da lui ci si aspetta una prova di orgoglio.

Smith 4: Irritante, in assoluto il giocatore più irritante dell’NBA quando gioca così. Si capisce subito che non è in serata, ma Blatt non ha alternative dalla panchina ed è comunque costretto a cavalcarlo più a lungo di quanto vorrebbe. Il risultato è uno 0-8 da tre (con -27 di plus-minus) e una delle peggiori prestazioni individuali degli interi playoff 2015. Con JR è sempre cosi: il confine tra partita epocale ed epocale figuraccia è sempre molto sottile. Le probabilità che spari 40 punti in gara 5 sono a questo punto piuttosto significative.

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