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Playoffs NBA 2015

Golden State Warriors – Cleveland Cavaliers, analisi di gara 1

108 – 100 dopo 53 minuti di spettacolo assoluto. Con le NBA Finals è sempre così, durante l’anno ci si dimentica di quanto bello e selvaggio possa risultare lo scontro conclusivo della Lega più bella del mondo (senza offesa per nessuno, eh).

47 per gli Splash Brothers (5/15 combinato da 3), 44 per LeBron. Tanto, forse addirittura troppo James. 38 tiri e tutta Cleveland sul groppone. Rifacendomi a quanto già accennato nella Preview, fondamentale sarebbe stato l’accoppiamento difensivo su di lui. Eloquente sin da subito la situazione.

LeBron in punta (rigorosamente con la sfera ben salda tra le mani) studia il piazzamento dei suoi e soprattutto della difesa Warriors (che cerca il più possibile di riempire l’area ed evitare la penetrazione).

La scelta è presto fatta. Harrison Barnes = vantaggio fisico = vado spalle a canestro. Il problema dove sta? Curry resta molto dentro lasciando a Shumpert lo spazio per il tiro (opzione poco percorsa da Cleveland, soprattutto nella seconda frazione) e Mozgov da 4 non è Kevin Love, non spazia il campo come lui. In sostanza tutti e 5 i difensori di Golden State sono a ridosso del pitturato. Il risultato?

Bogut in aiuto stoppa con relativa facilità il numero 23. Alla fine i palloni giocati in post da LeBron sono stati 14: 5 canestri, 6 errori e 3 falli subiti. Uniti ai 15 isolamenti, rendono bene l’idea di quanto attacco fosse concentrato nelle sue mani.

Detto questo, detto tutto? Direi proprio di no. Anche perché il Prescelto si è dimostrato più “forte” (nell’accezione più inglese del termine strong) di tutto, gettando letteralmente il cuore oltre l’ostacolo.

Quello più difficile da superare però per lui è stato quello gli si è presentato dinanzi sotto il nome di Iguodala. Uomo partita, senza se e senza ma. 15 importantissimi punti (con 2 triple preziosissime) e una delle sue migliori prestazioni difensive in carriera. Quella riproposta accanto è la shot chart di LBJ nei minuti in cui il numero 9 è stato in campo. Il dettaglio dei suoi dati è addirittura ancora più interessante (e meritorio di citazione): marcato da lui, James mette a referto un 4-14 con 3 palle perse; in tutto il resto dell’incontro 12-24 ed 1 sola palla persa.

Rifacendoci alle parole che Kerr ha speso al termine di gara 1: “E’ stato fantastico. E’ uno dei difensori più “smart” (traducetelo con tutti gli aggettivi positivi che conoscete) che abbia mai visto!”.

Il dato finale per chiudere sulla partita del Re. Nei minuti (tanti, quasi tutti) in cui è stato in campo, l’Offensive Rating dei Cavaliers è stato pari a 105,2 (più che discreto se consideriamo che difronte c’era la migliore difesa NBA al massimo della concentrazione). Senza di lui, il dato crolla a 50. CINQUANTA.

Più di tutto infatti è stata l’assenza del supporting cast a pesare. Nessuno ha accompagnato i Big Three dei Cavs (chi avrebbe mai detto a Mozgov soltanto 5 mesi che sarebbe stato considerato tale in una Finals NBA). Altra shot chart, stavolta relativa a tutti quelli che vestono la canotta della squadra dell’Ohio e non rispondono al nome di Timofey, Kyrie o LeBron. Un lago di sangue. Dall’intervallo in poi nulli. Totalmente nulli. E non per modo di dire. Dopo la sirena del secondo quarto, 23 punti per LBJ, 14 per Irving, 10 per Mozgov e ZERO per gli altri. Impossibile sperare di battere la premiata ditta Curry&Thompson con questi numeri, con questa distribuzione di gioco (nonostante poi non ci siano andati così lontani, anzi).

La partita infatti, soprattutto nelle battute iniziali, sembrava spingere dalla parte dei Cavs. +10 al termine del primo quarto ed in generale un’inerzia che sfuggiva dalle mani dei Warriors. Colpa dell’impatto con le Finals, forse. Difatti tutto il roster di Golden State era alla prima esperienza stanotte in una partita di questo genere. Nel secondo quarto, poi, la svolta. La scossa. Chiamatela come volete, tanto il numero a cui fare riferimento sapete già qual è. 30.

Tripla dall’angolo sinistro (93% nei PO da lì, e non sto scherzando!) e punteggio in parità. Da lì in poi partita sostanzialmente ritornata nelle mani dei padroni di casa, abili a non andare troppo sotto a rimbalzo d’attacco (13-11 in favore Cavs al termine).

Un plauso infine va anche a Steve Kerr, coraggioso nel far ruotare i suoi (10 giocatori con almeno 9 minuti sul parquet) e nel fare scelte oculate e vincenti (leggasi i 21 minuti e 28 secondi di fila giocati da Iguodala per chiudere la gara, ad esempio).

Cleveland comunque, nonostante tutte le sue disfunzionalità offensive (e non) ha dimostrato di potersela giocare, sperando che Irving non resti fuori dalla contesa (uscito malconcio sul finire dell’incontro).

Per scoprirlo non resta che aspettare 48 ore.

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