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Playoffs NBA 2015

Top & Flop Houston Rockets – Los Angeles Clippers, gara 6!

Di certo la partita più incredibile dei Playoff 2015. E senza farne per forza di cose una questione estetica (si sono viste gara decisamente migliori sul piano qualitativo/spettacolare). Unica per la sua drammaticità e, dalla parte “sbagliata” della storia, non potevano che esserci loro, i Los Angeles Clippers.

Un grafico che spiega più di mille parole.

Quello riportato di sopra è l’andamento delle probabilità di vittoria dei Clippers nell’arco della partita in base al suo svolgimento (punti, differenziali, falli ecc ecc). La linea mediana orizzontale rappresenta il 50% di possibilità di vittoria, l’1 in alto la certezza assoluta. Beh, sul finire di terzo quarto la win Probability” dei losangelini era pari al 97,7%.

In pratica soltanto un cataclisma avrebbe potuto ribaltarne l’esito. Oppure un 40-15 di parziale nell’ultima frazione di gioco in favore dei Rockets. Proprio quello che è accaduto allo Staples Center.

Questa sera alle 21:30 gara 7, nel frattempo andiamo a dare i voti ai protagonisti dell’ultimo incredibile atto andato in scena 3 giorni fa.

LOS ANGELES CLIPPERS

Paul, 7. Nonostante il crollo finale, la debacle e la clamorosa opportunità sprecata dai suoi, scrive 31 punti, 11 assist e 7 rimbalzi a fronte di 0 palle perse. No, non c’è refuso. ZERO. Segna anche 9 punti nell’ultimo sciagurato quarto di gioco, ma a nulla servono. Un’altra gara 7 è alle porte. Lui ci sarà e risponderà presente, ne siamo certi. Traguardo stregato.

Griffin, 6,5. 28 punti e un dominio pressoché totale del parquet. Sprazzi di onnipotenza cestistica (vedi canestro in reverse, in giravolta, che bacia il tabellone ed accarezza la retina). E poi, il “solito” (stiamo sempre parlando di uno dei 5 migliori giocatori di questa postseason) “crollo”. Ne sia da esempio la % dal campo. Chiude con un ottimo 12-20 al tiro, che alla sirena del terzo quarto era però un fantascientifico 12-15. Incompleto.

Jordan, 5. Come tutta la squadra va a fondo nel momento di chiudere i giochi, dopo che il grosso del lavoro era già stato fatto. La schiacciata sbagliata nei minuti finale è forse il simbolo migliore per descrivere l’impossibilità di invertire la rotta di quel maledetto finale. Involuto.

Supporting cast, 5. Tutti i comprimari dei Clippers sono così, a volte decisivi, altre assenti. Il 5/24 da 3 è uno di quegli indicatori che non lasciano ben sperare, così come la “distribuzione” delle responsabilità offensive (e conseguentemente dei punti prodotti). 16 punti complessivi in uscita dalla panchina in una gara persa realizzandone 107 sono davvero troppo pochi per incidere. E soprattutto per determinare il risultato. Mancati nel momento del bisogno.

HOUSTON ROCKETS 

Harden, 6. I 23 punti sono ormai un riflesso incondizionato per un realizzatore come lui ed utili risultano essere soprattutto quei 15 punti nel secondo quarto che non fanno assumere dimensioni troppo spropositate al canyon che divideva le 2 squadre. La sufficienza è per quello. Ma inutile girarci intorno: seduto lui in panca, i suoi compagni iniziano ad ingranare ed a riprendere in mano la gara. Unico in squadra col plus/minus negativo. -20.

Howard, 7,5. Alla faccia dei ripetuti airball dalla lunetta (6/16 dalla linea della carità), mette a referto un 20 e 24 che pesa come un macigno. Che tiene a galla i suoi. Che non permette alla serie di prendere la definitiva direzione con destinazione Hollywood. Lui più di altri merita questa gara 7. Decisivo.

Brewer, 7. Simbolo della “riscossa” texana, grimaldello utilissimo in questa serie. Un 19-10 preziosissimo, il +32 di plus/minus è solo una inevitabile conseguenza. Diamante.

Smith, 7. Sul finire del terzo quarto mai avrei pensato di scrivere un top&flop del genere. Ma se questo è possibile, parte del merito va attribuita anche a lui, il più disfunzionale dei giocatori in maglia rossa. Alla 4 triple magari non bisogna farci l’abitudine, ma nella sera in cui vanno a bersaglio ha ragione lui. Bomber.

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